Martina Franca, il barboncino di casa abbaia e salva la famiglia: non è riuscito a uscire dall’incendio
All’alba di domenica 2 agosto un incendio ha devastato un appartamento al quarto piano di una palazzina di via Alessandro Fighera, in pieno centro a Martina Franca, in provincia di Taranto. Le fiamme sono divampate intorno alle 4.30, quando nell’abitazione dormivano cinque persone. A svegliarle è stato il barboncino di casa, che ha percepito il pericolo prima di chiunque altro e ha continuato ad abbaiare finché tutti non sono stati in piedi. La famiglia è riuscita a uscire in tempo. Il cagnolino no: è rimasto intrappolato all’interno ed è morto nel rogo.
Come riporta La Gazzetta del Mezzogiorno, il fumo denso ha rapidamente invaso il vano scale, tanto che alcuni inquilini del palazzo sono stati fatti evacuare in via precauzionale a causa delle esalazioni. Sul posto sono arrivati i sanitari del 118 e i Vigili del Fuoco. Una donna che si trovava in casa al momento dello scoppio dell’incendio è stata trasportata in ospedale, senza ferite gravi ma in stato di shock. Non risultano altri feriti tra i condomini o i familiari.
I pompieri hanno lavorato a lungo per domare le fiamme ed evitare che il rogo si propagasse al resto dello stabile, impegnando poi tutta la mattinata nei rilievi tecnici per valutare la stabilità e l’agibilità dell’immobile. Le cause restano in corso di accertamento: l’ipotesi più probabile al vaglio degli inquirenti è quella di un corto circuito.
Un cane che avverte prima di noi
Un cane percepisce il fumo molto prima di una persona, perché il suo olfatto intercetta le molecole della combustione quando per noi l’aria è ancora pulita. Ha un sonno organizzato in cicli brevi, che lo rende reattivo anche nel cuore della notte. E quando avverte qualcosa che riguarda il gruppo con cui vive, lo comunica nell’unico modo che conosce: insiste, abbaia, non smette finché qualcuno non si alza.
A Martina Franca quel messaggio è arrivato. Cinque persone sono uscite di casa perché qualcuno, alle quattro e mezza del mattino, ha capito che quell’abbaiare non era un capriccio.
Il punto di vista di Dogsportal
Quello che resta di questa storia non è una lezione da dare a nessuno, tantomeno a una famiglia che in questo momento sta contando i danni e piangendo un compagno di vita. È piuttosto una domanda che riguarda tutti noi.
Quante volte un cane abbaia nel cuore della notte e la reazione è dirgli di stare zitto. Quante volte gratta alla porta, si piazza davanti a noi, ci fissa, ci tira per un lembo di vestito, e leggiamo tutto questo come rumore da spegnere. La convivenza quotidiana ci abitua a filtrare i segnali dei cani come disturbo, come qualcosa da correggere, quasi mai come informazione. Eppure loro non hanno altro modo per dirci le cose, e a volte le cose che ci stanno dicendo sono grandi.
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Il barboncino di via Fighera ha fatto quello che i cani fanno da sempre accanto a noi: ha sentito prima, ha avvisato, ha insistito. È la stessa cosa che accade ogni giorno in mille versioni più piccole e meno drammatiche, quando un cane segnala che c’è qualcosa che non va, in casa o dentro di sé, e nessuno lo ascolta.
Cinque persone sono vive perché quella notte qualcuno ha ascoltato. Vale la pena portarsela dietro, questa storia, la prossima volta che il nostro cane insiste e noi abbiamo solo voglia di dormire.
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