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Caselle, azzannata al volto dal Rottweiler

140 punti di sutura per una donna di 45 anni, il gestore riconosce le proprie responsabilità; se il rottweiler ha pedigree, il ddl 1572 lo esenterebbe dall’obbligo di formazione

Una donna di 45 anni è stata morsa al volto e in parte al collo da un rottweiler di cinque anni, riportando ferite che i medici hanno richiuso con circa 140 punti di sutura. L’episodio è avvenuto alcuni giorni fa al Lago Gioia, nella campagna di Caselle Torinese, uno specchio d’acqua frequentato dagli appassionati di pesca sportiva no kill dove la donna lavorava come collaboratrice. Secondo la ricostruzione riportata dalla stampa, il morso ha interessato una zona in cui le conseguenze avrebbero potuto essere ben più gravi di quelle, già serie, che la donna dovrà affrontare nei prossimi mesi, verosimilmente con interventi di chirurgia plastica.

Cosa è successo a tavola

La dinamica raccontata da chi era presente è tanto banale quanto istruttiva. Le persone si trovavano a tavola nello spazio adibito a cucina quando la donna si sarebbe chinata verso il rottweiler per offrirgli qualcosa da mangiare. Il gestore della struttura, Vincenzo Zito, 66 anni, riferisce di essere intervenuto nel più breve tempo possibile, senza riuscire a evitare il morso. Sono stati chiamati i soccorsi; sul posto sono arrivate anche le pattuglie dei carabinieri di Caselle e i tecnici del Servizio Veterinario dell’Asl To4.

Il cane non è stato sequestrato

Il cane, che risponde al nome di Block e proviene da un allevamento del Bresciano, non è stato sequestrato. Gli accertamenti hanno rilevato condizioni di salute e di custodia regolari, e nei prossimi giorni l’animale potrebbe essere valutato da un veterinario comportamentista. Attorno all’area, da tempo, sono affissi cartelli con il muso del cane e l’indicazione di non toccarlo, una raccomandazione che il gestore dice di aver ripetuto a tutti, compresa la collaboratrice.

Le parole di Zito, raccolte da La Stampa, non contengono alcun tentativo di minimizzare. Racconta di essere una persona distrutta, dice di conoscere la donna da quando era una ragazzina e di volerle bene, e ammette di non sapersi spiegare quanto accaduto. Si è rivolto a un legale, l’avvocato Roberto De Sensi, non per costruire una linea difensiva contro la parte offesa ma, a quanto dichiarato, per scriverle una lettera e manifestare la propria vicinanza. Si è dichiarato pronto a risarcire.

Il punto di vista di Dogsportal

Non è questo il momento in cui vogliamo parlare di gestione, e non perché il tema non esista: qualche approfondimento lo faremo, in via generale, senza legarlo strettamente a questo episodio, perché la convivenza con cani di taglia molto grande in contesti di lavoro aperti al pubblico merita una riflessione fatta a mente fredda. Oggi però ci sono una donna ferita in modo serio, che ha davanti un percorso lungo, e una persona che invece di negare, sminuire o scaricare la colpa sulla vittima ha chiamato i soccorsi, ha lasciato che gli accertamenti facessero il loro corso, ha riconosciuto pubblicamente quanto accaduto e si è detta pronta a risarcire. È il comportamento che ci si aspetta da chi vive con un cane, ed è doveroso; va detto con chiarezza che qui è stato tenuto, perché nella cronaca degli ultimi anni abbiamo letto molte volte il contrario.

Il paradosso del ddl 1572

Una nota però ci sembra necessaria, e riguarda il ddl 1572.

Il disegno di legge costruisce un sistema in cui l‘obbligo del patentino viene collegato all’appartenenza a un elenco di razze, con un’esenzione per i cani iscritti ai libri genealogici: la logica è quella sostenuta dall’Enci, secondo cui la selezione ufficiale garantirebbe soggetti esenti da tare comportamentali. Se il rottweiler di Caselle ha un pedigree, e proviene da un allevamento selezionato, con quella norma in vigore ricadrebbe esattamente in quell’esenzione.

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Il punto non è l’allevamento da cui arriva Block, né la responsabilità di chi lo ha selezionato, che in questa vicenda non è in discussione. Il punto è che un episodio di questo tipo non nasce da una tara comportamentale, nasce da un contesto: un cane di taglia molto grande in un luogo di lavoro aperto al pubblico, una persona che si china sopra di lui mentre c’è del cibo, una prossimità quotidiana che aveva costruito una confidenza reciproca e che proprio per questo aveva abbassato la percezione del rischio. Nessun documento genealogico intercetta una situazione del genere, mentre un percorso formativo serio, richiesto a chi convive con cani di quella mole e in quei contesti, avrebbe potuto farlo. Continuiamo a pensare che una norma costruita sulle liste di razze e sui certificati sposti l’attenzione esattamente dove non serve, lasciando scoperto quello che nella realtà fa la differenza.

Una considerazione a margine, che non riguarda le persone coinvolte ma il modo in cui la notizia è stata raccontata. In più di una ripresa dell’episodio sono comparse immagini di repertorio che ritraggono cani di razze diverse da quella di cui si parla, un dettaglio che sembra irrilevante e invece contribuisce a costruire nel lettore un’associazione visiva sbagliata, alimentando quella confusione tra molossoidi che sta alla base di buona parte del dibattito pubblico sulle aggressioni. Nello stesso senso va letto il dato dei 75 chili: lo standard di razza indica per i maschi di rottweiler un peso intorno ai cinquanta chili, e una cifra così distante può indicare un soggetto in forte sovrappeso, che sarebbe già un’informazione rilevante e da verificare, oppure un numero riportato senza controllo. Dall’esterno non siamo in grado di stabilirlo, e non è questo il focus; ma quando si racconta un fatto grave la cura dei dettagli tecnici non è un vezzo cinofilo, perché sono proprio quei dettagli a determinare la percezione collettiva di una razza e, di conseguenza, le scelte normative che ne derivano.

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