Il cane risponde al tuo battito di ciglia
Uno studio dell’Università di Parma mostra che i cani sbattono le palpebre più spesso quando a farlo è la loro persona di riferimento, mentre con uno sconosciuto l’effetto sparisce
Un cane che osserva la propria persona di riferimento sbattere le palpebre tende a sbattere le palpebre più spesso. Lo stesso non accade quando davanti a lui c’è qualcuno che non conosce. È il risultato di Blinking together: the modulation of eye blinking in dog–human social contexts, lo studio dell’Università di Parma appena pubblicato sulla rivista scientifica Royal Society Open Science.
La ricerca è stata condotta da Chiara Canori, Eleonora Biffi, Tiziano Travain e Paola Valsecchi. Canori e Biffi, dottorande in Neuroscienze, firmano il lavoro come co-prime autrici sotto la supervisione di Paola Valsecchi, docente di Etologia al Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale. Il lavoro prosegue una linea di ricerca già avviata dal Laboratorio di Etologia del Cane dell’ateneo emiliano sull’eye-blink, cioè sul battito delle palpebre, che negli esseri umani e in alcuni primati non umani è stato associato non soltanto a una funzione fisiologica ma anche a una possibile funzione sociale.
Come è stato costruito l’esperimento
A trentacinque cani di razze diverse sono stati mostrati alcuni video di persone che li guardavano; in una condizione queste persone sbattevano le palpebre, in un’altra mantenevano un’espressione facciale ferma. Nei filmati comparivano l’umano di riferimento del cane oppure persone del tutto sconosciute.
La scelta del video preregistrato, che a prima vista può sembrare un limite, è in realtà il cuore metodologico del lavoro: serviva a isolare il battito delle palpebre umano da tutto ciò che accompagna normalmente un’interazione dal vivo, cioè dal tono di voce, dai movimenti del corpo, dalla postura, dalle reazioni reciproche che si rincorrono in tempo reale. Senza quella sottrazione sarebbe stato impossibile capire quanto pesi il solo battito di ciglia.
Che cosa hanno visto ricercatori e ricercatrici
I cani aumentavano la frequenza dei propri battiti di palpebra quando osservavano la persona con cui vivono sbattere le palpebre, mentre lo stesso effetto non si è presentato con le persone sconosciute. La rilevanza sociale di chi sta dall’altra parte, quindi, conta.

Non è stata invece osservata una vera sincronizzazione temporale, cioè i cani non battevano gli occhi in contemporanea con la persona nel video. Il dato suggerisce che la modulazione della frequenza e la sincronizzazione siano due fenomeni distinti, e la mancata sincronizzazione potrebbe dipendere proprio dalla natura degli stimoli preregistrati, che non consentivano uno scambio realmente reciproco e in tempo reale.
Quello che lo studio non dice
Vale la pena essere precisi, perché su un risultato del genere il rischio di sovrainterpretazione è alto. La ricerca non permette di affermare che un cane, sbattendo gli occhi, stia comunicando deliberatamente un messaggio, che stia cioè intenzionalmente dicendo qualcosa. Il blinking resta in primo luogo un comportamento fisiologico, indispensabile per proteggere e mantenere umida la superficie dell’occhio.
Quello che lo studio mostra è che questa azione automatica è sensibile al contesto sociale e può essere modulata a seconda di chi il cane ha davanti. In una prospettiva più ampia, il messaggio è che la comunicazione tra cani e persone potrebbe essere molto più sottile di quanto percepiamo di solito; i cani prestano un’attenzione enorme ai volti umani e anche movimenti minimi, come un battito di ciglia, possono entrare nello scambio continuo di informazioni e feedback che accompagna un’interazione.
Il punto di vista di Dogsportal
Siamo abituati a leggere il cane attraverso i segnali grossi, la coda, le orecchie, la postura, il modo di avvicinarsi. Questa ricerca sposta l’attenzione su una scala completamente diversa, quella dei micromovimenti facciali, e lo fa con un disegno sperimentale rigoroso invece che con l’aneddoto.
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Il rischio, prevedibile, è che nei prossimi giorni il risultato venga tradotto in una tecnica da manuale, il classico “sbatti le palpebre al tuo cane per calmarlo” che circola già da tempo nella divulgazione più superficiale. Lo studio non autorizza nulla di tutto questo, anzi invita alla cautela; parla di modulazione, non di segnale intenzionale, e ricorda che alla base c’è una funzione fisiologica.
Il dettaglio che ci sembra più prezioso è un altro, ed è la differenza tra la figura di riferimento e lo sconosciuto. Ancora una volta, il fattore che fa la differenza non è una tecnica applicabile da chiunque, ma la relazione costruita nel tempo con quel cane specifico. Chi vive insieme a un cane non è intercambiabile con nessun altro, nemmeno per qualcosa di piccolo e apparentemente involontario come un battito di ciglia, e questo è un buon promemoria in un momento in cui la cinofilia divulgativa tende a vendere scorciatoie replicabili su chiunque.
Fonti: Royal Society Open Science, Università di Parma
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