Cani contro i manifestanti: cosa prevede la proposta di legge di Futuro Nazionale e perché non ci piace.
La proposta presentata da esponenti di Futuro Nazionale, il movimento di Roberto Vannacci, prevede l’impiego di unità cinofile per il contenimento e la dispersione delle folle violente. Ma quali sarebbero i rischi per gli animali coinvolti?
Dopo i disordini avvenuti a Milano lo scorso fine settimana, Futuro Nazionale ha diffuso una proposta di legge che punta a introdurre nuove misure per la gestione dell’ordine pubblico durante le manifestazioni, tra cui l’impiego delle Forze Armate, l’utilizzo di proiettili di gomma e il coinvolgimento delle unità cinofile.
Ci concentriamo proprio su quest’ultimo aspetto, perché riteniamo che la proposta sollevi questioni importanti, soprattutto in materia di sicurezza e benessere dei cani impiegati.
Cosa prevede la proposta per le unità cinofile
Nel testo diffuso il 20 ottobre 2026, l’articolo 2 prevede la possibilità di utilizzare unità cinofile specializzate nelle operazioni di dispersione, contenimento e neutralizzazione delle folle violente e dei soggetti che non rispettano gli ordini di scioglimento.
Ma è soprattutto il passaggio successivo a sollevare le maggiori perplessità. La proposta prevede infatti che i cani possano essere utilizzati come strumenti di sbarramento, dissuasione psicologica, interdizione d’area e, soprattutto, carica di contenimento contro gruppi di manifestanti violenti o armati di oggetti atti a offendere.
Ed è proprio qui che, a nostro avviso, si supera un confine importante.
La deterrenza è una cosa, impiegare i cani contro una folla violenta è un’altra
È certamente vero che in diversi Paesi europei e nel resto del mondo cani e cavalli vengono impiegati dalle forze di polizia per attività di ordine pubblico. Ed è altrettanto vero che le unità cinofile possono rappresentare uno strumento efficace di deterrenza in numerosi contesti operativi.
Ma bisogna distinguere la funzione dissuasiva di un cane, utilizzato per presidiare uno spazio e mantenere le distanze, dal suo coinvolgimento diretto in operazioni di contenimento di gruppi violenti.
Immaginiamo uno scenario come quello delle recenti manifestazioni a Milano, con lanci di oggetti, possibili aggressioni, fumogeni e situazioni che possono degenerare rapidamente. Quale sarebbe il livello di rischio per un cane impiegato in queste condizioni? E quale sarebbe il beneficio concreto rispetto all’esposizione dell’animale a pericoli evitabili?
Il cane non è uno strumento antisommossa. È un essere vivente che, indipendentemente dall’addestramento e dalle capacità operative, può subire conseguenze fisiche e psicologiche in situazioni di particolare intensità e imprevedibilità.
Quando si arriva a prevedere una carica di contenimento contro persone violente o armate di oggetti atti a offendere, non si parla più soltanto di deterrenza. Si introduce un impiego potenzialmente diretto del cane in una situazione di scontro, trasformandolo di fatto in uno strumento di difesa e di possibile attacco, con rischi evidenti anche per l’animale stesso.
Servono regole e competenze, non soltanto nuove possibilità di impiego
Su Dogsportal abbiamo pubblicato proprio oggi un approfondimento del professionista Francesco Piliego, dal titolo Cani di polizia in piazza, tra propaganda e vuoto normativo.
Piliego affronta la questione dal punto di vista tecnico e normativo, spiegando le differenze tra l’impiego delle unità cinofile in Italia e quello previsto in altri Paesi europei, dove esistono procedure più specifiche per la gestione dei cani nell’ordine pubblico.
Il suo contributo mette in evidenza un problema fondamentale: non è sufficiente autorizzare l’impiego dei cani senza definire con precisione modalità operative, limiti di intervento, responsabilità dei conduttori e misure concrete a tutela del benessere animale.
L’efficacia della deterrenza cinofila non può essere confusa con la legittimazione di qualsiasi impiego operativo.
La posizione di Dogsportal
Come portale cinofilo, riteniamo di dover esprimere una posizione molto chiara: siamo completamente contrari alla previsione di utilizzare i cani in operazioni di carica e contenimento contro gruppi di manifestanti violenti, soprattutto in contesti ad alto rischio come quelli osservati recentemente a Milano.
Non mettiamo in discussione il lavoro delle unità cinofile, né la professionalità dei conduttori e l’utilità dei cani in numerose attività di sicurezza pubblica. Al contrario, proprio perché riconosciamo il valore di questi binomi, riteniamo fondamentale proteggerli da impieghi che possono esporli inutilmente a situazioni estremamente pericolose.
La sicurezza pubblica è un tema serio, così come lo è la sicurezza degli operatori. Ma nessuna di queste esigenze dovrebbe far dimenticare che i cani non sono equipaggiamenti da impiegare in una situazione di scontro.
La tutela degli animali coinvolti deve essere parte integrante di qualsiasi ragionamento sull’utilizzo delle unità cinofile, non un dettaglio secondario.
Fonte della proposta: Testo diffuso da Futuro Nazionale il 20 ottobre 2026, pubblicato integralmente da Agenzia Opinione.
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