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Animali e condominio il possibile reato di stalking

Quando il cane abbaia troppo: il confine tra disturbo e reato

Può il continuo latrare di un cane, lasciato solo per ore e ore in casa, arrivare a configurare il reato di stalking?

È questa la delicata questione affrontata dal Tribunale di Firenze, che ha emesso una sentenza di condanna nei confronti di un noto medico fiorentino, applicando l’articolo 612 bis del Codice Penale.

Il caso dei labrador e il vicino esasperato

La vicenda risale al 2015 e vede come protagonisti il medico e i suoi labrador.

Gli animali, lasciati incustoditi, abbaiavano incessantemente sia di giorno che di notte, rendendo la vita impossibile ai vicini di casa. Nonostante ripetute segnalazioni e tentativi di risolvere la situazione in modo bonario, il proprietario degli animali ha ignorato ogni richiesta, continuando a trascurare il problema.

I vicini, esasperati, hanno intrapreso diverse azioni per mitigare il disturbo: hanno insonorizzato le loro abitazioni, sostituito infissi, e addirittura lasciato le case durante la notte pur di trovare sollievo. Tuttavia, quando ogni soluzione si è rivelata inefficace, non hanno avuto altra scelta che sporgere denuncia presso la Procura della Repubblica di Firenze.

La condanna del Tribunale di Firenze

Il pubblico ministero, la dottoressa Von Borries, ha portato avanti l’accusa di stalking contro il medico, illustrando i numerosi tentativi dei vicini per risolvere la situazione e sottolineando l’atteggiamento negligente del proprietario. Al termine del processo, il Tribunale ha condannato il medico a un anno e quattro mesi di reclusione (pena sospesa), riconoscendo il reato di stalking condominiale.

Questa sentenza ha generato un acceso dibattito negli ambienti giuridici, ma non rappresenta un caso isolato. Già in passato, la giurisprudenza aveva riconosciuto lo stalking condominiale come una forma di persecuzione che, attraverso comportamenti reiterati, può creare un grave stato di ansia o costringere le vittime a modificare le proprie abitudini di vita.

Stalking condominiale: quando il proprietario dell’animale è responsabile

La Corte di Cassazione ha già affrontato casi analoghi, come quello di un proprietario di un gatto che, lasciato incustodito nonostante le ripetute lamentele, arrecava un grave disagio ai vicini (Cass. pen., sez. V, 05/06/2019, n. 25097). Secondo la Suprema Corte, in situazioni simili, il comportamento del proprietario è configurabile come stalking condominiale.

Nel caso del medico fiorentino, la negligenza nel gestire i propri animali ha prodotto un danno significativo al vicinato, generando uno stato di ansia duraturo e costringendo i vicini a modificare radicalmente le proprie abitudini.

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È probabile che il medico, tramite il proprio avvocato, impugni la sentenza in appello e, se necessario, ricorra in Cassazione. Saranno dunque gli ermellini a decidere se confermare questa pronuncia o se accogliere eventuali motivi di ricorso.


Quando il cane abbaia troppo: consigli per gestire il problema

Se il tuo cane tende ad abbaiare eccessivamente, è importante intervenire tempestivamente per evitare che il comportamento si trasformi in un problema per te e per il vicinato. Puoi trovare utili consigli nel nostro approfondimento: come comportarsi quando il cane abbaia troppo?

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AUTORI

Dante Libbra


Dopo aver accumulato esperienze internazionali, ho lavorato come avvocato a Strasburgo presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo durante il corso Robert Schuman nel 2016. Nel 2019, ho scelto di specializzarmi nel campo del Diritto Penale Ambientale presso la scuola di specializzazione delle professioni Legali dell’Università di Macerata. Attualmente, mi dedico principalmente al settore penale e ambientale presso lo studio legale Polita, dove sono associato Junior. Inoltre, ricopro diverse posizioni di responsabilità. Sono consulente legale di Legambiente Marche e responsabile legale di Fenimprese Ancona. Inoltre, ho l’onore di ricoprire il ruolo di Presidente della commissione disciplinare della Federazione Italiana Cinofilia. Oltre a queste responsabilità, sono anche formatore e docente di Legambiente nel reparto delle Guardie Zoofile. La mia carriera legale è quindi caratterizzata da un forte impegno nel campo del diritto penale e ambientale, oltre che da un coinvolgimento attivo in organizzazioni e associazioni che si dedicano alla tutela dell’ambiente e dei diritti dei cittadini.

Roberta Farina

Ho approfondito le mie conoscenze di cinofilia prima da autodidatta e poi, una volta divenuta avvocato, ho frequentato presso la facoltà di veterinaria di Pisa un corso di laurea triennale (Tecniche di allevamento del cane di razza ed educazione cinofila) al fine di acquisire le basi scientifiche per poter frequentare, sempre presso la facoltà di veterinaria di Pisa, il master di II livello in Etologia degli animali d’affezione. Attualmente mentre continuo ad approfondire la mia preparazione partecipando a corsi e convegni – ho acquisito anche il titolo di Addestratore Enci – svolgo la professione di avvocato e curo il settore diritti degli animali nello studio legale Farina Viola, seguo i contenziosi, fornisco consulenze a privati ed enti pubblici in materia, sono la responsabile affari legali delle Unità Cinofile Soccorso Acquatico per la SICS regione Sardegna e svolgo attività di formazione in materia di legislazione cinofila.

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