Il guinzaglio non basta: cosa dice la Cassazione sulla responsabilità del proprietario del cane
Il guinzaglio basta davvero a escludere la nostra responsabilità?
Una delle domande più ricorsive che viene posta è se condurre il nostro cane al guinzaglio esclude a priori una eventuale nostra responsabilità in caso di danni a terzi. Danni che possono sempre verificarsi. Sappiamo, e la quotidiana cronaca lo ricorda, che gli esiti di aggressioni o morsicature possono essere anche irreversibili rialimentando ogni volta quell’inutile dibattito per cui la colpa non sarebbe mai dell’animale bensì dell’umano, soprattutto quando questi fatti coinvolgono da una parte cani che chiamiamo attenzioni e dall’altra minori. Posto che entro certi limiti di tanto tale fatto non credo si possa dubitare mi permetto invitare tutti a fare tesoro degli ammonimenti che ci giungono dalla copiosa giurisprudenza. Ignorarli sarebbe pericoloso. Prendiamo un fatto, che a me piace definire opaco, che viene colorato dalle norme giuridiche secondo gli occhiali che indossano i magistrati.
Il caso: un akita, una morsicatura e una responsabilità che sembra discutibile
Un akita di grossa taglia a passeggio con il proprio compagno umano cagiona una ferita all’avambraccio di Caio, ferita giudicata guaribile in quindici giorni. Un danno dopo tutto modesto. Il cane è tenuto con guinzaglio lungo circa un metro e mezzo e senza museruola (tenuta al braccio del compagno umano che la conduceva). Ripercorrendo l’aggressione vediamo come l’akita si sia avventato repentinamente contro Caio per morderlo.
A ben pensarci, secondo ragionevolezza e aggiungo io buon senso, quale colpa può essere addebitabile a Tizio, compagno umano del cane? Soprattutto se consideriamo veniamo che il buon Caio forse ha posto in essere un comportamento imprudente accostandosi ad un cane di grossa taglia, magari senza chiederne il permesso. Tizio. Quest’ultimo lo teneva personalmente a guinzaglio e non lo aveva affidato, come non poche volte accade, a persona inesperta, magari minorenne, o per svariati motivi incapace o impossibilitata a governarlo in modo efficace.
Si potrebbe ben sostenere che il comportamento della vittima abbia determinato l’interruzione del famoso e necessario nesso di causa fra la condotta di Tizio -che ricordo è titolare di una posizione di garanzia – e la morsicatura. In buona sostanza non si contesta l’aggressione o la morsicatura quanto il rapporto causale tra la condotta di Tizio (proprietario del cane) e il morso a Caio dal momento che questo morso è avvenuto non già per violazione di regole cautelari da parte di Tizio quanto per il comportamento imprudente dello stesso Caio che si è avvicinato al cane di grossa taglia e ne avrebbe determinato, anche in ragione di una pregressa infiammazione all’orecchio a lui ignota, la reazione. Tutto molto corretto.
Ma la Cassazione non è d’accordo: cosa dice la sentenza n. 51470/2023
Ma, vi è un ma. E questo ma è rappresentato dalle norme giuridiche, dal diritto, quest’ultimo come detto interpreto dai magistrati (leggi giurisprudenza). Il proprietario del cane (o chi ne fa le veci) non si esonera da responsabilità con l’uso del semplice guinzaglio dal momento che non si può escludere che l’animale possa ugualmente aggredire o mordere se non assicurato correttamente al fianco del “padrone”. Il fatto che il cane si fosse proteso per ben due volte verso Caio, nonostante Tizio avesse cercato di tirarlo a sé con il guinzaglio, vale a dimostrare che quello non era stato in grado di gestirlo e custodirlo in modo che non potesse arrecasse danno a terzi. E proprio in ragione della sua incapacità di trattenere il cane a sé e della consapevolezza che il cane presentasse una escoriazione nell’orecchio (come emerso dalla testimonianza del veterinario), sarebbe stato suo onere (di Tizio) assicurare l’animale, per natura portato anche a reazioni istintuali improvvise, con un guinzaglio più corto, affinché non potesse sfuggirle, ovvero fargli calzare la museruola. Invero la pericolosità degli animali -precisa la Cassazione penale con questa interessante sentenza (n.51470 / 2023) non è solo degli animali feroci ma può sussistere anche per gli animali domestici, quali il cane, che, in date circostanze, possono divenire pericolosi. Per tale motivo ci dice la Cassazione al proprietario del cane fa capo una posizione di garanzia per la quale egli è tenuto ad adottare tutte le cautele necessarie a prevenire le prevedibili reazioni dell’animale, considerando la razza di appartenenza ed ogni altro elemento rilevante. Tanto rende irrilevante il comportamento di Caio che si è avvicinato al cane. L’effetto interruttivo rivendicato da Tizio avrebbe potuto ravvisarsi solo a fronte di una circostanza che avesse introdotto un rischio nuovo o comunque radicalmente esorbitante rispetto a quelli che il garante (il proprietario dell’animale) è chiamato a governare.
Tutto il resto per il diritto non conta. Piaccia o non piaccia.
Primavera, bambini, biciclette e cani liberi: uno scenario tutt’altro che poetico
Stiamo entrando in una stagione, quella primaverile che ne anticipa un’altra ancora più attesa, quella estiva dove sarà facile incontrare sorridenti e fieri conduttori di cani con il loro fido amico che li precede, libero dal guinzaglio che solitamente si nota appoggiato sulle spalle dell’umano. Sarà facile incrociare in queste giornate primaverili bambini felici e sorridenti, anche molto piccoli, emozionati di fare i primi passi con la biciclettina con le rotelle o che provano i nuovi pattini, con andatura magari ancora incerta. Che diventa ancora più incerta quando incrociano cani “incustoditi” che ai loro occhi appaiono giganteschi. Una simpatica annusata e ciascuno prosegue la propria passeggiata. Poetico. Può accadere, ma bisognerebbe essere davvero sfortunati, che uno di quei cani liberi e belli decida di andare a conoscere un suo simile che si trova esattamente dall’altra parte di quel giardinetto che stiamo attraversando. Uno scatto improvviso proprio quando una giovane mamma alla guida della propria bicicletta sopraggiunge. Inevitabile l’impatto. La “mamma ciclista” perde l’equilibrio e cade a terra, facendosi tanto ma tanto male. Sfiga? Forse. Mancata precedenza al cane? Alla mamma? Caso fortuito, che poi altro non è che la sfiga di cui prima? No, si tratta solo di maleducazione, spesso accentuata da arroganza e scorrettezza. Mancato rispetto delle regole, quelle che impongono il guinzaglio. Colposo comportamento di chi conduceva quel cane che ha provocato la caduta e come tale è giustamente sanzionabile. Sotto il profilo amministrativo (mancato uso del guinzaglio), sotto il profilo civile ai sensi dell’articolo 2052 del codice civile (danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dalla malcapitata mamma-ciclista) sotto il profilo penale (eventuale lesione sempre in danno della malcapitata di prima). Tanto, dirà qualcuno, paga l’assicurazione. Vero, a condizione che una polizza sia stata sottoscritta e che le clausole non limitino, nel caso specifico, la copertura assicurativa.
Domande frequenti
Tutto quello che devi sapere sulla responsabilità del conduttore di cani
Il guinzaglio basta a escludere la mia responsabilità in caso di morso?
No, il semplice uso del guinzaglio non esclude automaticamente la responsabilità. La legge prevede una responsabilità oggettiva del proprietario o del detentore per i danni cagionati dall’animale, a meno che non si provi il caso fortuito (evento imprevisto e inevitabile).
Se è stata la vittima ad avvicinarsi al cane, sono comunque responsabile?
Sì, nella maggior parte dei casi. La giurisprudenza è molto severa: il proprietario deve prevedere anche comportamenti imprudenti di terzi, specialmente in luoghi pubblici, mantenendo il controllo costante dell’animale.
Quando è obbligatorio usare la museruola?
La museruola va sempre portata con sé e applicata in caso di rischio per l’incolumità di persone o animali, o su richiesta delle autorità. È obbligatoria in determinati luoghi pubblici affollati o sui mezzi di trasporto secondo i regolamenti locali.
Cosa si intende per “posizione di garanzia” del proprietario?
È il dovere giuridico di impedire che il cane provochi danni a terzi. Chiunque abbia la custodia dell’animale (anche temporanea) assume questa posizione e risponde penalmente e civilmente delle azioni del cane.
Sono responsabile anche se il cane scappa dall’auto?
Certamente. La custodia dell’animale comprende l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie per evitarne la fuga, sia dall’abitazione che da un veicolo in sosta o in movimento.
Nelle aree cani posso lasciarlo libero senza preoccupazioni?
L’area cani non sospende la responsabilità civile e penale. Sebbene il cane possa stare senza guinzaglio, il proprietario deve continuare a vigilare attivamente per prevenire aggressioni o danni ad altri utenti.
Se ho l’assicurazione, sono al sicuro da ogni conseguenza?
L’assicurazione copre il risarcimento economico (danno civile), ma non elimina la responsabilità penale in caso di lesioni. Inoltre, la polizza potrebbe non rispondere in caso di grave negligenza o mancato rispetto delle norme.
Quali sanzioni rischio se il mio cane provoca danni?
Oltre al risarcimento dei danni, si rischiano sanzioni amministrative pecuniarie e, nei casi più gravi, l’imputazione per lesioni colpose o omicidio colposo.
La distrazione, l’auto, le aree cani: l’obbligo di custodia non va mai in vacanza
Quante volte siamo distratti nella conduzione del nostro cane? Magari non prestando attenzione a quando scende dall’auto, privo di guinzaglio e magari di museruola, se necessaria. Può accadere che appena sceso dall’auto, aggredisca un passante e finanche il cane di questi, che magari resta ucciso. Altra sfiga? Una sfiga che si paga a caro prezzo dal momento che l’obbligo di custodia e vigilanza sull’animale non sorge necessariamente dalla titolarità del proprietario, ma dal rapporto di fatto instauratosi con il medesimo, che può derivare anche dall’occasionale affidamento, o più semplicemente dalla detenzione del cane.
Un obbligo che “sopravvive” anche all’interno delle aree cani che ancora troppe volte vengono vissute come “terra di nessuno”, se non trasformate in ring per combattimenti tra cani. Le aree cani non raramente sono teatro di litigi, occasionati solo dalla maleducazione e ignoranza di chi le frequenta. Mi scuso in anticipo, ovviamente, con coloro (e sono la maggior parte) che non si riconosceranno affatto in questa mia descrizione. Molti però sono convinti che in queste aree non si applichino le regole. Varcando quei cancelletti in legno introducendovi i propri amati cani si acquisirebbe una sorta di immunità giuridica a tempo. Non è così. Il rispetto delle norme permane, che il proprietario del cane si trovi all’interno o sia rimasto esterno all’area in cui il suo cane si trovi. Altro “vezzo” che inviterei a non seguire dal momento che le norme impongono il dovere -per l’animale umano – di vigilare sul non umano.
Benessere animale e benessere giuridico: non dimenticare mai il secondo
Il benessere animale è certamente un concetto etologico. Ma esiste anche un benessere giuridico. Non dovremmo dimenticarlo. Mai. Spesso, invece, lo dimentichiamo. E i guai sono proprio dietro l’angolo.
Avv. Filippo Portoghese p.s. fatti e personaggi non sono frutto di fantasia ma situazioni realmente accadute
Sostieni Dogsportal.it con una donazione
Dogsportal.it è un progetto editoriale totalmente indipendente.
Non ospitiamo pubblicità invasive, pay per click o pop-up. La nostra linea editoriale non è condizionata da sponsor o enti esterni.
Se trovi utili i nostri articoli, puoi contribuire con una donazione libera. Anche un piccolo gesto fa la differenza per continuare a garantire contenuti seri e accessibili per tutti.
Grazie per essere parte della community di Dogsportal.it 🙏





