Cani in ufficio: benessere o forzatura? L’intervista a Fiodor Verzola, assessore alle politiche animaliste di Nichelino
Negli ultimi anni, il dibattito sulla presenza dei cani negli uffici ha acceso opinioni contrastanti, tra chi la considera una rivoluzione culturale e chi invece la vede come l’ennesima espressione dell’egoismo umano. Abbiamo intervistato Fiodor Verzola, assessore alle politiche animaliste della città di Nichelino, per comprendere il suo punto di vista su questa pratica sempre più diffusa.
Dogsportal.it: L’ultima delibera del Comune di Torino ha permesso ai dipendenti di portare il proprio cane al lavoro. Cosa ne pensa di questa scelta?
Fiodor Verzola:
Trovo profondamente sbagliato che il dibattito si concentri quasi esclusivamente su un aspetto utilitaristico, come l’aumento della produttività. Quando si parla di animali, in particolare di cani, dovremmo partire dal loro benessere e dalle loro esigenze etologiche, non da quanto possono rendere più piacevole o produttivo un ambiente di lavoro per gli esseri umani.
Il rischio è che il cane venga visto come uno strumento di marketing aziendale o un benefit aziendale, quando invece è un essere senziente con necessità proprie.
Dogsportal.it: A chi serve davvero portare il cane in ufficio: al cane o all’uomo?
Fiodor Verzola:
È la domanda fondamentale. In una società che tende sempre più ad umanizzare gli animali, spesso attribuiamo loro esigenze che in realtà appartengono solo a noi. Il cane è un animale sociale, certo, ma ha bisogni che derivano dalla sua natura, non dai nostri desideri antropocentrici.
Siamo sicuri che un ambiente chiuso, spesso rumoroso e affollato, sia davvero il luogo ideale per un cane? Oppure è solo una forzatura per colmare le nostre ansie e il nostro bisogno di averlo accanto?
Non possiamo ignorare il fatto che molti cani possano vivere una situazione di stress in ufficio, esattamente come lo vivono in altri contesti urbani in cui sono costretti a seguire i ritmi umani, senza possibilità di scelta.

Dogsportal.it: In Italia c’è abbastanza consapevolezza cinofila per gestire questa possibilità senza conseguenze negative per gli animali?
Fiodor Verzola:
Purtroppo no. La cultura cinofila in Italia è ancora carente, soprattutto nelle grandi città, dove spesso si fatica anche a comprendere le esigenze più basilari del cane, come il rispetto dei suoi spazi, dei suoi tempi e della sua comunicazione.
Sappiamo davvero riconoscere i segnali di stress di un cane? Sappiamo accorgerci se è a suo agio? La realtà è che molte persone proiettano su di lui i propri bisogni, senza rendersi conto che il loro compagno a quattro zampe potrebbe stare molto meglio a casa, nel suo ambiente, con i suoi ritmi.
Questa inconsapevolezza può portare a situazioni di disagio e sofferenza per l’animale, che non sempre ha gli strumenti per manifestare il proprio disagio in modo evidente.
Dogsportal.it: Quale potrebbe essere allora un approccio più responsabile?
Fiodor Verzola:
Dobbiamo cambiare prospettiva. Invece di partire dal nostro bisogno di avere il cane accanto a noi in ufficio, dovremmo chiederci se questa sia davvero una condizione positiva per lui.
Se vogliamo introdurre questa possibilità, deve essere fatto gradualmente e con consapevolezza, valutando attentamente i singoli casi. Non basta una delibera per garantire il benessere degli animali.
Inoltre, le aziende e le istituzioni dovrebbero collaborare con esperti cinofili per valutare caso per caso e per educare i lavoratori su come gestire i cani in un ambiente lavorativo.
Non possiamo considerare i cani come strumenti di benessere per l’uomo, ma dobbiamo mettere loro al centro, garantendo che ogni scelta sia fatta nell’ottica del loro reale benessere e non delle nostre esigenze personali o lavorative.
Dogsportal.it: Quindi, per ora, in Italia non siamo ancora pronti?
Fiodor Verzola:
Diciamo che questa potrebbe essere una rivoluzione solo se fatta nel modo giusto. Ma ad oggi, temo che molte scelte siano ancora frutto di tendenze di marketing o di desideri umani, più che di una reale attenzione per il benessere animale.
Se vogliamo davvero il benessere dei cani, dobbiamo prima capire, poi agire. Altrimenti, più che una rivoluzione per loro, sarà solo l’ennesima manifestazione dell’egoismo umano.
Il tema del cane in ufficio è complesso e va oltre la semplice “comodità” per il lavoratore. Come sottolinea Fiodor Verzola, è fondamentale pensare prima agli animali e poi alle esigenze umane, senza ridurli a strumenti per migliorare la produttività o l’immagine delle aziende.
Questa pratica potrebbe avere delle potenzialità positive, ma solo con la giusta consapevolezza e con un’adeguata preparazione culturale e cinofila.
E voi, lettori di Dogsportal.it, cosa ne pensate? Il cane in ufficio è davvero un’opportunità per lui o solo un’illusione creata dall’uomo?
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