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Cinofilia sotto attacco. A colloquio con Dino Muto, presidente ENCI

Dopo il servizio andato in onda durante la trasmissione Report del 5 gennaio 2025, si sono succeduti articoli, commenti e interrogazioni parlamentari. Abbiamo chiesto a Dino Muto di parlarci del lavoro dell’ENCI e chiarire alcuni punti trattati nel corso del programma televisivo.

È stato un inizio d’anno burrascoso quello dell’ENCI, l’Ente Nazionale Cinofilia Italiana.

Il servizio realizzato da Giulia Innocenzi, andato in onda all’interno della trasmissione televisiva Report il 5 gennaio scorso, ha acceso i riflettori sul mondo della cinofilia, in particolare su quello della selezione delle razze, probabilmente poco conosciuto dal pubblico generalista.

Un mondo fatto di libri genealogici, standard da rispettare, allevamenti e gare, ma soprattutto un mondo fatto di cani e di professionisti che ne dovrebbero salvaguardare il benessere, un mondo che ha radici storiche e che deve guardare al futuro. 

Anche di questo, abbiamo parlato con Dino Muto, presidente dell’Ente dal 2014.

«C’è stata un’evoluzione importante negli ultimi trent’anni, ma sicuramente negli ultimi ventiabbiamo fatto un passaggio epocale. — spiega Muto — Eravamo, come lo definivamo, un gruppo ristretto di allevatori e appassionati. 

Negli ultimi due decenni abbiamo investito in termini di formazione e trasparenza dell’intero sistema». 

Il culmine di questo percorso è la possibilità di diventare Allevatore Certificato ENCI, un passaggio che permette di ottenere garanzie sanitarie e fiscali da coloro i quali si iscrivono a questo registro.

Non bisogna dimenticare, però, che la priorità assoluta dovrebbe essere sempre la salute del cane.

Per questo motivo domandiamo a Dino Muto cosa fa l’ENCI per garantire il benessere di questi animali. 

Nell’ormai famoso servizio sono stati mostrati cani brachicefali e si è parlato delle patologie che affliggono in particolare alcune razze

Ma l’ente che dovrebbe proteggere il cane, come opera in quest’ambito? 

È sufficiente stabilire degli standard? 

«Da qualche anno, l’azione del Consiglio direttivo è frutto di passaggi in Commissione tecnica centrale, formata da alcuni professori universitari, tecnici del settore, rappresentanti del Ministero della Salute e del Ministero delle Politiche agricole.

Ma ancora prima, c’è un Comitato scientifico che vaglia le varie problematiche e, soprattutto, dà indicazione alla sezione formativa che poi porta all’attenzione di chi si occupa della selezione, dei nostri giudici, quella che è l’evoluzione della razza, e in particolar modo gli aspetti sanitari di un fenotipo». 

Il fenotipo comprende tutte quelle caratteristiche fisiche di un essere vivente.

Per un cane, l’altezza, le dimensioni del muso, il colore del pelo, fanno tutti parte del fenotipo. 

E la genetica? «Per la parte del genotipo, noi abbiamo la prima cinofilia al mondo che si è dotata di un proprio laboratorio di ricerca: abbiamo acquisito lo spin-off dell’Università di Milano». 

Si tratta di Vetogene, un laboratorio di ricerca in diagnostica molecolare, genomica, diagnostica clinica parassitologica, che offre servizi come il controllo della parentela, la caratterizzazione dei cani e il riconoscimento di geni responsabili di malattie genetiche per l’identificazione precoce dei soggetti ammalati e dei portatori sani, tutto mediante analisi di DNA, insieme ad altri servizi di interesse cinofilo.

«Per quanto riguarda, invece, alcune patologie ci siamo interessati alle cardiopatie con il supporto di Claudio Bussadori, esperto di malattie cardiovascolari. Sono stati elaborati dei protocolli e testati cani brachicefali, come carlini, bulldog inglesi, bouledogue francesi, ma anche altre razze, come il Dogue de Bordeaux. 

In questo ambito, le società di riferimento stanno svolgendo un lavoro di sinergia tra loro. — aggiunge Muto — Il Boxer Club d’Italia (https://www.boxerclubitalia.it/?Cosa_sai_del_Boxer%3F___Articoli_tematici___Salute___Un_grande_esempio_da_seguire ) da tanti anni ha avviato un progetto di ricerca con il professor Bussadori e oggi abbiamo quasi del tutto eliminato una patologia che era propria della razza».


Il “Progetto Cardiopatie” è nato nel 2018 dalla collaborazione tra l’ENCI e la Commissione delle Malattie Cardiovascolari di FSA – Fondazione Salute Animale.

Il progetto prevede l’esecuzione di screening per patologie ereditarie in tutte le razze per individuare i possibili portatori di queste malattie.

I dati raccolti sono inseriti in un database, tramite il quale si possono eseguire studi mirati per razza e patologia. Una volta raggiunta una buona quantità di dati, questo può diventare uno strumento prezioso per gli allevatori che potrebbero evitare di incrociare i portatori di patologie, tutelando il patrimonio genetico della razza ma, soprattutto, la salute degli individui.

A proposito di genetica, non possiamo esimerci dal cercare di capire perché non rendere obbligatoria l’analisi genetica per il pedigree ed evitare che i potenziali acquirenti di cani di razza siano truffati attraverso false certificazioni.

Dino Muto illustra l’iter degli attuali controlli: «Dobbiamo cercare di dare l’opportunità ai nostri allevatori di poter allevare in modo consapevole enoi dobbiamo certificare quella che è la filiera allevatoriale. 

Ogni anno abbiamo dei controlli che, tra primo e secondo livello, si attestano a circa il 20% della popolazione delle cucciolate. 

Per avere un paragone, i controlli comunitari in altri allevamenti si attestano intorno al 5%. 

I nostri, quindi, sono numeri che danno garanzia al sistema: è vero che ci può essere qualcuno che comunque riesce, in qualche modo, a bypassare i controlli, però è altrettanto vero che noi abbiamo messo insieme controlli di primo e secondo livello». 

La prima fase di controllo è delegata ai gruppi cinofili, alle delegazioni periferiche, che verificano che fattrice e cuccioli siano correttamente dichiarati.

Il secondo livello prevede l’esame del DNA per verificare che i genitori corrispondano a quelli effettivamente dichiarati.

Il campione scelto per i controlli è pescato dal database in base a criteri di rischio, un esempio sono le strutture che allevano più razze. «Non dimentichiamo la parte piramidale della selezione, con il deposito obbligatorio del campione biologico: abbiamo un database con tutti i campioni per poter verificare la compatibilità dei vari soggetti accoppiati e intervenire se necessario. 

Non conserviamo il materiale biologico di tutti i cani iscritti, ma li abbiamo per tutti i campioni, tutti quelli con più di cinque monte, o per gli esemplari che danno un’impronta alla selezione. 

Ogni anno contiamo qualcosa come 15.000 campioni».

L’ideale sarebbe pensare a un controllo di secondo livello su tutti gli iscritti al registro. Troppo difficile e dispendioso? 

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«Andrebbe al di là dei costi delle iscrizioni, perché un controllo parentale costa sui 40-45 euro, l’iscrizione del singolo cucciolo è di circa 20. 

Vi assicuro, però, che il nostro sistema di controlli costituisce una risposta adeguata. 

Poi potrà esserci una sola cucciolata che viene iscritta in modo fraudolento, ma quella cucciolata sicuramente non entrerà nella selezione: sui cani che in modo piramidale arrivano a dare impronta alla selezione, abbiamo tutte le garanzie possibili».

A questo punto non possiamo non affrontare due questioni emerse dal servizio di Innocenzi: il caso del presunto falso pedigree del setter inglese Nolo Del Zagnis e i controlli sui falsi pedigree di esemplari di lupi cecoslovacchi.

Dino Muto racconta: «Partendo da Nolo Del Zagnis, il caso nasce nel 2012. Io sono diventato presidente nel 2014 e mi viene fatta presente la necessità di approfondire il caso. Viene condottaun’analisi parentale da uno dei nostri laboratori accreditati, Genefast (https://www.genefast.com/ ), e viene pubblicata sul profilo del cane. 

Erano stati depositati il profilo del padre, del figlio e della madre ed era tutto a posto. La questione si ripresenta nuovamente nel 2016 o 2017 e viene sollecitato il Ministero, che ci richiede la possibilità di procedere a una nuova analisi parentale, eseguita da veterinari diversi per i diversi caniL’esame ha confermato la compatibilità, e noi lo abbiamo inserito nel nostro sistema. Se non ci fosse stata compatibilità, avremmo procedutocome in altri casi: avremmo bloccato il cane nel nostro libro. 

Ci sono molti cani bloccati e tante persone che chiaramente poi sollecitano ENCI per sbloccarli. 

Se l’allevatore rilascia una dichiarazione scorretta o mendace, chiaramente se ne assume la responsabilità. 

Le nostre responsabilità, per quello che possiamo fare, sono deferite in Commissione disciplina che interviene con una sospensione dell’allevatore.

È chiaro che noi, nell’ambito associativo, possiamo fare questo, ma chi viene danneggiato può fare altro: può denunciare e chiedere i danni».

L’ibridazione dei lupi cecoslovacchi con il lupo selvatico, i falsi pedigree tra gli esemplari di questa razza, sono da anni all’attenzione dell’ENCI che, effettivamente, ha collaborato con le forze dell’ordine in più di un’occasione(https://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/animali/2017/01/14/avelupocomando-forestale-carabinieri-sequestra-200-ibridi_7ec8d207-ba87-457c-9976-6abbaaa51c1c.html , https://www.enci.it/media/7830/comunicato-stampa-cappuccetto-rosso.pdf ), mettendo a disposizione il proprio know-how e i propri mezzi. «Siamo stati a fianco delle Guardie forestali e del Comando Unità Tutela Forestale Ambientale ed Agroalimentare dei Carabinieri, nelle indagini e nel dare tutte le indicazioni necessarie.

Abbiamo bloccato delle genealogie intere. — prosegue Muto — ENCI si è costituita parte civile nei due i filoni di indagine, e abbiamo anche collaborato con l’ISPRA per la verifica di eventuali ibridazioni attraverso l’analisi genomica. 

Abbiamo fatto tutto questo in totale autonomia. Ci tengo a dire che ENCI non ha mai ricevuto un contributo pubblico, se non circa 25 anni fa, se non ricordo male, per una campagna di sensibilizzazione sull’abbandono gestita direttamente dai commissari, proprio in fase di commissariamento dell’ente.

Le risorse di investimento e di ricerca di ENCI sono costituite dai soldi dei soci. A proposito di politica, con gli ultimi 13 ministri abbiamo avuto una collaborazione stretta, ma ENCI ha sempre ribadito la propria autonomia associativa, autonomia evidenziata anche da una sentenza del Consiglio di Stato nella quale è dichiarato che resta un’associazione privata anche se riveste una parte di funzione pubblica legata al libro genealogico».

Durante il servizio di Report, l’ENCI veniva accusato di non aver preso in considerazione le segnalazioni di lupi cecoslovacchi con falso pedigree del 2011.

Il presidente chiarisce: «Le segnalazioni che ci sono arrivate le abbiamo attenzionate, ma in quel momento storico le indagini erano in corso e avevamo la richiesta da parte dei Carabinieri di non intervenire nel bloccare determinate situazioni. In seguito, siamo intervenuti e abbiamo bloccato tutte le linee di sangue che praticamente erano riconducibili a quell’unico soggetto iniziale. Se c’è un’indagine e stiamo collaborando con gli inquirenti, è chiaro che dobbiamo rispettare quelle che sono le loro indicazioni».

C’è poi la pista da corsa per levrieri, costruita nel 2022 a Maserada sul Piave (Treviso), finanziata da ENCI Servizi, controllata di ENCI, per realizzare prove zootecniche. Alcune associazioni animaliste si sono opposte alla sua costruzione e utilizzo (https://www.dogsportal.it/pista-dei-levrieri-impianto-non-terminato-slitta-levento-inaugurale/ ). Tra le argomentazioni vi era la potenziale pericolosità del circuito per la salute dei levrieri coinvolti nelle attività. 

«Abbiamo investito fortemente perché volevamo il massimo della sicurezza. Il dato però è unico: dall’inaugurazione della pista a oggi ci sono stati circa 2000 passaggi e nemmeno un infortunio. Sono queste, forse, le risposte più adeguate. Ripeto: abbiamo rispettato quelli che sono gli standard qualitativi di costruzione, ma soprattutto abbiamo rispettato le regole FCI [n.d.A.Fédération cynologique internationale] nella costruzione di una pista da racing e coursing». ENCI, del resto, ha vinto il ricorso al TAR (https://portali.giustizia-amministrativa.it/portale/pages/istituzionale/visualizza/?nodeRef=&schema=tar_ve&nrg=202200895&nomeFile=202400287_01.html&subDir=Provvedimenti).

Dopo la tempesta che ha travolto l’Ente Nazionale Cinofilia Italiana il 5 gennaio scorso, sono arrivate le interrogazioni parlamentari e la richiesta al ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, di valutare il commissariamento dell’ente

Sicuramente gli organismi di controllo, governativi e giudiziari, faranno le verifiche del caso e ci si augura che prendano i provvedimenti adeguati, se sarà necessario.

Dello tsunami che ne è risultato resta la superficialità di trattazioni e commenti che sono seguiti alla trasmissione, che fa male alla cinofilia. 

Il problema non è amare il cane di razza o meticcio, il problema è garantire il benessere dei cani come obiettivo supremo, e la tutela dei cittadini che, però, dovrebbero essere esposti a una cultura cinofila scientifica e responsabile.

Ricordiamo che le razze selezionate collaborano a progetti di monitoraggio della fauna selvatica (https://www.dogsportal.it/unita-cinofile-per-la-conservazione-della-biodiversita-lesperienza-di-life-perdix/https://www.legambientetoscana.it/in-toscana-arrivano-i-tarta-dogs-i-cani-che-cercano-i-nidi-di-tartaruga-marina/ ) o di pet therapy (https://www.ospedalebambinogesu.it/amici-4-zampe-bambini-centro-cure-palliative-pediatriche-147804/ ).

La selezione non è solo mostre e prove di lavoro, e l’allevamento non dovrebbe essere una fabbrica sforna cuccioli o la risposta a quelle famiglie che pensano che un cane debba essere bello come un oggetto e ubbidiente come un’intelligenza artificiale (chissà fino a quando lo sarà). 

La selezione è una cosa seria: è fondamentale informarsi seriamente, ascoltando persone esperte, ma anche autorevoli e competenti, e cercando di adoperare il proprio spirito critico.

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Alessia Colaianni

Dottoressa di ricerca in Geomorfologia e Dinamica ambientale, sono poi approdata sulle rive della comunicazione e divulgazione scientifica. Sono diventata giornalista e, un articolo dopo l’altro, mi sono ritrovata a raccontare le storie di animali umani e non umani e dell’ambiente in cui vivono. Sul mio cammino ho incontrato lo sguardo di molti cani e questo mi ha convinta a suonare ai cancelli di Dogsportal per poter curiosare nella loro storia e nel loro comportamento insieme a voi.

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