Il lieto fine di Kate: come può sopravvivere un cane disperso in natura?
Quattordici giorni tra le montagne dell’Abetone, in un periodo in cui tra l’altro le temperature sono le più gelide. Kate ha resistito da sola dal 27 dicembre, giorno in cui si è smarrita in una località impervia, al 10 gennaio.
Grazie all’impegno di volontari, soccorritori e alla segnalazione di un escursionista è stato possibile per lei tornare a casa da Marco e Sara, i suoi famigliari umani. Dimagrita e con una lesione provocata forse dalla pettorina rosa che indossava, ma comunque salva.
Un episodio che ci fa riflettere e porre una serie di domande restano: come ha fatto a sopravvivere tanto a lungo?
Quali capacità permettono ad un cane abituato ad una vita “domestica” di affrontare condizioni estreme come il freddo intenso, luoghi sconosciuti, la scarsità di cibo e i pericoli legati a potenziali predatori? Lo abbiamo chiesto all’esperta Cinzia Ciarmatori, DMV, GPCert(ExAP) Medico Veterinario Omeopata, esperta FNOVI in Nutrizione, Alimentazione e Dietologia clinica degli Animali da Compagnia
Quattordici giorni tra neve e gelo: come l’istinto e l’adattamento hanno permesso a Kate di sopravvivere nelle montagne dell’Abetone

Quello che dobbiamo considerare dal punto di vista nutrizionale è che i cani hanno un’eccezionale capacità di resistenza al digiuno, un adattamento ereditato dal loro precursore ancestrale, il lupo.
Certo, il cane ha subito un’evoluzione di almeno 40.000 anni di convivenza con Homo sapiens, ma nonostante i cambiamenti “esteriori” e le manipolazioni genetiche di molte razze, si tratta pur sempre del discendente diretto di uno dei predatori più efficienti.
Ma qualunque predatore, lupo compreso, è in grado di sopravvivere a periodi di digiuno anche prolungati perché non c’è efficienza che tenga, non tutti gli attacchi alle prede riescono!
In condizioni normali si pensa un cane giovane e in buona salute possa sopravvivere senza cibo per 10-14 giorni, purché abbia accesso all’acqua.
I processi metabolici si adattano, riducendo il consumo di energia e mobilitando riserve di grasso e di glicogeno, con un processo noto come glicogenolisi.
Il glicogeno infatti è la forma in cui il glucosio, lo zucchero estratto dal cibo in seguito ai normali processi digestivi, viene stoccato come riserva energetica nel fegato.
Lo troviamo anche nei muscoli, ma in quel caso viene usato solo dal tessuto muscolare stesso e non dal resto degli organi e apparati.
Una capacità, quella di utilizzare le riserve energetiche di grasso e glicogeno, che varia in base a numerosi fattori tra cui l’età, lo stato di salute, la razza, ma anche le condizioni ambientali.
Nel caso di Kate il freddo ha senza dubbio avuto un ruolo cruciale aumentando il fabbisogno energetico necessario a mantenere la temperatura corporea.
Eppure, nonostante le bassissime temperature, soprattutto notturne, ha avuto la capacità di affrontare la situazione, utilizzando le sue riserve energetiche ma probabilmente anche riuscendo a fare piccoli pasti.
Cosa può mangiare un cane nella situazione di Kate?
Un cane che si ritrova a doversela cavare in mezzo alle montagne tra neve e ghiaccio cercherà di soddisfare i propri bisogni nutrizionali con quello che trova, soprattutto con il passare dei giorni.
In particolare potrebbe imbattersi in alcune piccole prede, resti di altri animali, come parti di carcasse lasciate da predatori oppure animali deceduti per altre cause, la cui conservazione è favorita proprio dalle basse temperature.
Un’altra fonte accessibile di proteine e grassi, spesso disponibili anche in inverno magari scavando un po’, sono gli insetti.
Molti d’inverno vanno in ibernazione nascosti in anfratti di rocce e vegetazione e Kate potrebbe essersene cibata.
Lo stesso vale per piccoli rettili o anfibi, che rimangono immobili e nascosti in una condizione di letargo finché le temperature non tornano ad aumentare in primavera.
Così come potrebbe aver trovato piante, bacche e radici.
Non sono certo la principale fonte energetica per gli animali carnivori, neanche quelli opportunisti come i cani, ma possono comunque fornire nutrienti essenziali e placare un po’ la fame anche per il loro contenuto di fibra.
È possibile comunque che Kate sia sopravvissuta in gran parte grazie alle sue riserve corporee: si tratta pur sempre di una cagnolina che ha vissuto fino a quel momento in casa e ha senz’altro avuto accesso quotidianamente a quantità di cibo che le hanno consentito di creare le riserve necessarie.
L’importanza dell’acqua
Se la mancanza di cibo può essere tollerata per diversi giorni, la mancanza di acqua e la conseguente disidratazione sono invece letali a breve termine.
Le montagne innevate dell’Abetone hanno però probabilmente fornito a Kate l’acqua necessaria, permettendole di compensare la perdita di liquidi dovuta al freddo.
Pericoli e strategie di sopravvivenza
Il freddo intenso, i predatori selvatici e il rischio di ferite e fratture hanno rappresentato per lei le più grandi minacce.
Il mantello, nonostante Kate non abbia un pelo particolarmente lungo, ha comunque offerto una buona protezione contro le basse temperature.
Anche la ricerca di ripari sicuri può averla aiutata a conservare il calore corporeo.
Kate potrebbe aver cercato rifugio in anfratti rocciosi o tra la vegetazione, per ridurre l’esposizione agli elementi.
Conclusione
La storia di Kate ci offre l’opportunità di riflettere sulla straordinaria diversità degli altri animali rispetto a noi.
I cani, in particolare, possiedono adattamenti unici che riflettono la loro discendenza dal lupo, un predatore altamente efficiente, ma non infallibile.
La loro capacità di resistere a periodi di digiuno è il risultato di milioni di anni di evoluzione. Per i predatori i fallimenti nella caccia sono frequenti, ma il loro metabolismo è perfettamente adattato per fronteggiare tali sfide: alternando periodi di abbondanza a fasi di scarsità, sono in grado di sopravvivere anche in ambienti e condizioni difficili.
I cani con cui viviamo hanno ereditato queste straordinarie capacità, che però non devono farci dimenticare la loro vulnerabilità nelle situazioni estreme, soprattutto se non sono in buona salute, se sono troppo giovani o di età avanzata e se appartengono a razze “più delicate” e di piccola taglia.
Avere ben chiaro in mente che gli altri animali hanno esigenze diverse, anche in termini nutrizionali, e che mettono in atto comportamenti e strategie differenti dalle nostre è essenziale per rispettarli e prendercene cura, soprattutto quando condividono con noi ambienti e situazioni che potrebbero rivelarsi ostili.
Letture consigliate:
- Cibo e alimentazione nella relazione con il nostro cane.
- L’accoglienza del lupo nella società umana: per capire l’alimentazione del cane oggi.
- Il comportamento alimentare del Lupo: evoluzione alimentare dei canidi dal lupo al cane
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