Il potere dei cani d’assistenza: le storie di Marta e Kai
Quando la vita cambia grazie a un cane: due testimonianze
Parlare di cani d’assistenza significa spesso confrontarsi con pregiudizi, ignoranza e superficialità.
Ma per chi vive ogni giorno con una disabilità — visibile o invisibile — questi cani spesso rappresentano molto più che un supporto: sono compagni di vita, strumenti di autonomia, ancora di salvezza.
Lo sanno bene Marta e Kai, due persone che hanno scelto di condividere con Dogsportal.it le loro esperienze personali. Entrambi si sono rivolti a Susanna Coletto, educatrice cinofila professionista e riferimento in Italia per chi intraprende percorsi seri e responsabili con cani d’assistenza.
Dal dolore alla speranza: il cammino con Tyche

Mi chiamo Marta e convivo con condizioni psichiatriche invisibili agli occhi degli altri, ma profondamente invalidanti per me. Vivere con tutto questo non è mai stato semplice. Ma tutto è cambiato il giorno in cui Tyche è entrata nella mia vita, iniziando insieme a me il percorso come cane d’assistenza.
Prima di lei, la mia vita era faticosa, pesante, piena di dolore e solitudine. Soffrivo di crisi frequenti e attacchi di panico anche una volta a settimana. Ricordo un anno, a scuola, in cui l’ambulanza veniva chiamata ogni settimana per portarmi in ospedale. Ogni attività quotidiana, come uscire di casa o salire su un mezzo pubblico, diventava un’impresa impossibile. Era come provare ad andare sulla luna… a piedi.
Mi svegliavo alle sei per uscire alle sei e mezza, pur di evitare i pullman affollati. Non importava se pioveva, nevicava o c’era gelo: alle sette del mattino ero già seduta su una panchina davanti alla scuola aspettando l’ingresso alle otto. Al ritorno prendevo il pullman nella direzione opposta, facevo dieci minuti fino al capolinea e poi tornavo indietro. Tutto pur di non vivere l’ansia di un mezzo pieno e schiacciata da persone che non conosco. Era una vita difficile, complicata, quasi invivibile.
Poi è arrivata Tyche. E la mia vita ha preso un’altra forma.
Grazie a Susanna Coletto, che non mi ha detto subito “sì”, ma ha voluto capire se davvero un cane d’assistenza potesse aiutarmi, è iniziato tutto. Dopo un anno di attesa è arrivata lei. È stato amore a prima vista: emozione, gioia, un legame che si è rafforzato giorno dopo giorno. Certo, con dei sacrifici. Ma lei mi dà tantissimo. E io le ricambio tutto, con amore, cura e rispetto.
Tyche lavora con me. Mi interrompe i comportamenti autolesionistici, mi avvisa di una crisi in arrivo — perché quando vado in dissociazione, non mi rendo conto di cosa sta succedendo. Non sento il tremore della gamba, il battito accelerato, la confusione perché sono in un uragano di emozioni che mi disorientano. Ma lei sì. Se mi tocca con il muso la gamba, mi sta dicendo che sto iniziando a stare male. Se mi salta addosso e mi lecca, sta avvisando che il mio respiro è affannoso. Se sono in piedi e mi salta addosso con decisione, mi sta dicendo: “Stai male. Siediti, subito.”
Quando metto in atto comportamenti autolesivi, come grattarmi o darmi pugni alla testa, lei interviene con la zampa, o con il muso, delicatamente ma decisa. E quando arriva la crisi vera e propria, io mi accovaccio a terra, ho bisogno di staticità e di sicurezza. E lei mi fa la Deep Pressure Therapy, appoggiandosi su di me, sulle mie gambe, con il suo peso caldo e costante mi abbassa la pressione perciò anche il battito cardiaco.
Grazie a lei riesco a uscire di casa, fare commissioni, andare ai corsi. Riesco perfino a prendere un pullman con un po’ di gente. Non tutti, certo. Ma qualcuno sì. Lei mi ha aiutata a diventare una persona nuova. Una me, vera, piena. Grazie a Tyche ho ricominciato a vivere la mia quotidianità. Non a sopravvivere.
Piccole cose, come uscire. Grandi traguardi, come andare in centro a Torino. Con lei mi sento sicura, perché so che c’è qualcuno al mio fianco, sempre.
E ora vorrei parlare a quelle persone che pensano che questo sia “sfruttamento” nei confronti di Tyche. A chi dice che dovrebbe stare a casa, sul divano, a “fare la vita da cane”. Ma se conoscessero davvero i cani, saprebbero che hanno bisogno di lavorare, di pensare, di fare. I cani da assistenza non sono sfruttati: sono impegnati, motivati e fieri.
Nessuno direbbe mai a un cane poliziotto che è “sfruttato”. Ma con noi sì, con i cani d’assistenza medica, lo dicono spesso. Alcuni leggono la sua pettorina e ridono: “Sta lavorando, sta lavorando! Ahahahah! ”. È doloroso. È svilente.
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E anche alcuni professionisti nell’ambito sanitario, mi dicono che non posso “basare la mia vita su un cane”. Che devo fare tutto da sola. Che BASTA la volontà. Ma no. Non basta la volontà per guarire. La malattia non svanisce con un schiocco di dita. La forza di volontà è importante, ma non fa miracoli. Serve aiuto. E il mio aiuto si chiama Tyche.
Grazie a lei sono ancora qui. E grazie a lei oggi, finalmente, vivo.
Il percorso di Kai e Ash: una nuova consapevolezza

Mi chiamo Kai. Fin da piccolo, le difficoltà che affrontavo ogni giorno venivano considerate “immaginate”, perché ero visto come una persona “normale, senza problemi”. Crescendo con questa convinzione, ogni volta che stavo male mi autoconvincevo che fosse solo la mia mente a giocarmi brutti scherzi, che in realtà stessi bene.
Ma ignorare quei segnali ha avuto un prezzo. Il mio corpo ha iniziato a cercare altri modi per farsi ascoltare: prima con ansia e depressione pesanti, poi con cali di pressione e attacchi d’ansia, che con il tempo mi portavano fino allo svenimento. Per non parlare delle emicranie perenni, con cui ho convissuto per più di cinque anni, pensando fossero solo normali mal di testa. Perché, ancora una volta, “ero normale, non potevo avere problemi”.
Nel 2021 è arrivata la mia prima cagnetta… Con lei mi sono avvicinato al mondo della cinofilia e, cosa ancora più importante, a quello dei cani d’assistenza in America. Per curiosità (e un po’ per gioco), ho iniziato a insegnarle alcuni comandi, i cosiddetti task: riusciva a interrompere atti autolesionistici, tremori, stim e soprattutto le crisi. Purtroppo, però, fuori casa era molto distratta: una caratteristica legata al suo carattere e alla genetica. Nonostante questo, sono sempre stato orgoglioso di lei. Se non fosse arrivata, probabilmente oggi non sarei qui. Solo la sua presenza bastava a farmi stare meglio. Ma le problematiche, seppur alleviate, hanno continuato a crescere fino a diventare insostenibili. Nel 2024 è arrivato Ash, un pastorello (forse misto Border Collie) che ha completamente cambiato la mia vita. Mi sono innamorato di lui dalla prima foto. Incontrandolo, osservando la sua calma e la sicurezza con cui affrontava il mondo, ho capito che dovevo adottarlo. La conferma è arrivata quando, vedendo la mia cagnetta interrompere un tremore alle gambe, ha provato a imitarla: mi ha toccato con la zampa e mi è saltato addosso leccandomi la faccia. In quel momento ho capito che lui aveva scelto me tanto quanto io avevo scelto lui. Abbiamo iniziato piccole sessioni di lavoro, anche se ero convinto che non sarebbe mai potuto diventare un vero cane d’assistenza. Non esistono leggi chiare in Italia, e non conoscevo nessuno che potesse aiutarci. Poi ho scoperto “Il cane d’assistenza”, la pagina di Zaffy e Giulio Kai, e la loro voglia di creare una rete di persone che avessero bisogno (o volessero offrire) l’aiuto di un cane d’assistenza. Anche qui, un po’ per gioco e un po’ per speranza, ho deciso di unirmi. In quel gruppo ho trovato qualcosa che pensavo non esistesse: amicizie vere. Per anni mi sono sentito “troppo strano” per avere amici, e mi ero convinto che fosse colpa mia. Ma stavo solo cercando di entrare in un gruppo che non era il mio. Con loro, invece, ho trovato supporto e affetto che nemmeno la mia famiglia mi ha mai dato. È lì che ho conosciuto Marta e Tyche. Su loro consiglio ho contattato Susanna Colletto, con cui ho fatto i primi incontri per valutare se io e Ash potessimo intraprendere il percorso da cane d’assistenza. Nessuno mi ha mai detto un netto “sì”, soprattutto viste le mie difficoltà, ma abbiamo iniziato con un corso base di educazione. Ed è lì che Ash ha mostrato il cane incredibile che è. Il cane che mi ha trovato e ha cominciato a guidarmi fuori dal tunnel. Ma quello che ha fatto dopo è stato davvero sorprendente: dopo aver ricevuto la diagnosi di emicranie croniche, mi è stato prescritto un farmaco che funziona solo se assunto prima dell’attacco. Da solo non riesco a percepirlo in tempo, così ho provato a insegnare ad Ash a riconoscere l’odore legato all’emicrania. Non ci credevo molto, sembrava troppo difficile. Eppure, dopo neanche una settimana, mentre lavoravamo con un campione odoroso, Ash ha cominciato ad annusarmi insistentemente. Mi ha guardato, poi mi ha toccato con il naso: stava allertando me. Pensavo si fosse confuso, ma dopo circa 40 minuti è arrivato l’attacco. Dopo due prove in cui non ho preso i farmaci, e in entrambi i casi Ash ha anticipato l’arrivo dell’attacco con circa 30 minuti d’anticipo, ho capito. Da allora, prendo i medicinali al suo primo segnale e riesco a fermare l’emicrania prima dell’aura che mi causava svenimenti e vomito. Ash è giovane, inesperto, eppure mi aiuta ogni giorno con una dedizione e un amore che non so spiegare. Anche quando svengo, lui rimane lì a leccarmi la faccia finché non mi riprendo. Non so con quale fortuna le nostre strade si siano incrociate, ma grazie a lui ora riesco a vivere davvero. Accetto me stesso, e per la prima volta mi sento me. Tutto questo è stato possibile anche grazie all’aiuto delle persone che ho incontrato lungo la strada. La mia prima cagnetta mi ha tenuto in vita, ma Ash mi ha insegnato a vivere. Il minimo che possa fare per loro è dar loro la miglior vita possibile. E quando li guardo, so che sto andando nella direzione giusta.
Un tema da approfondire insieme

Queste due testimonianze, così intense e autentiche, ci ricordano quanto ancora ci sia da fare per riconoscere pienamente il ruolo dei cani d’assistenza in Italia, soprattutto per le disabilità invisibili.
Per questo, Dogsportal.it invita tutti i lettori a un importante momento di approfondimento:
📅 Mercoledì 14 maggio, ore 21
🎙️ Diretta gratuita su Dogsportal Academy
🔗 Iscriviti qui per partecipare
📱 È necessario essere iscritti all’Academy e aver scaricato l’app
La diretta è aperta a tutti e rappresenta un’occasione unica per conoscere più da vicino il mondo dei cani d’assistenza, ascoltare altre storie e confrontarsi con esperti e professionisti del settore.
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