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Notizie sul caneBenessere del cane

Curare un cane in Italia è tassato come un lusso. Non curarlo è un reato. Il grande bug.

Da Ragusa arriva una notizia che merita più di una lettura veloce. I carabinieri della Stazione di Ragusa Ibla hanno denunciato una donna di 54 anni per uccisione di animali, dopo il ritrovamento della carcassa di un cane in avanzato stato di decomposizione. Dal microchip, insieme ai veterinari dell’Asp, gli investigatori hanno ricostruito la filiera dei passaggi dell’animale, arrivando a chi lo avrebbe avuto con sé negli ultimi due anni. Secondo l’accusa, il cane sarebbe morto per una malattia non adeguatamente curata. Le indagini sono in corso e vale, come sempre, la presunzione di innocenza.

Voglio dirlo subito, per non essere frainteso: il benessere del cane viene prima di tutto, e il fatto che oggi l’omissione di cure venga perseguita penalmente, con indagini serie e strumenti sofisticati, è una conquista di civiltà. Chi sceglie di vivere con un cane si assume una responsabilità piena, che non ammette sconti. Su questo non arretro di un centimetro.

Però c’è un pensiero che mi porto dietro da tempo, e questa vicenda me lo rimette davanti con forza. Nel nostro ordinamento c’è un bug, un cortocircuito che nessuno vuole guardare in faccia. Da un lato lo Stato, giustamente, ha alzato l’asticella: la legge 82/2025 ha inasprito le pene per chi maltratta o uccide un animale, e la magistratura persegue con sempre maggiore determinazione anche la trascuratezza sanitaria. Dall’altro lato, lo stesso Stato tratta fiscalmente la cura di quell’animale come un capriccio da ricchi.

I numeri parlano da soli. Le prestazioni veterinarie in Italia sono gravate da un’IVA al 22%, la stessa aliquota applicata a beni e servizi non essenziali: portare un cane dal veterinario è tassato, di fatto, come l’acquisto di un bene di lusso. Con un paradosso interno che rasenta il grottesco: i medicinali veterinari godono già dell’aliquota ridotta al 10%, quindi il veterinario acquista il farmaco al 10% e lo cede nell’ambito della prestazione al 22%.

E il sostegno pubblico? La detrazione IRPEF è del 19% sulla quota che eccede la franchigia di 129,11 euro, con un tetto massimo di 550 euro: nel migliore dei casi, il beneficio fiscale si ferma intorno agli 80 euro l’anno. ANMVI e LAV lo hanno quantificato con un’immagine impietosa: 0,22 centesimi al giorno, indipendentemente dal numero di animali che vivono con il contribuente. Ottanta euro l’anno, a fronte di interventi chirurgici, percorsi oncologici, terapie per patologie croniche che toccano con facilità le migliaia di euro. Secondo Nomisma, mantenere un animale domestico costa in media 900 euro all’anno, di cui circa un terzo per alimentazione e cure veterinarie soggette all’aliquota piena.

E attenzione, perché l’alibi storico è caduto. Per anni ci è stato detto che era colpa dell’Europa, che le regole comunitarie non permettevano di ridurre l’aliquota. Non è più vero: il Regolamento UE 2022/542 consente oggi agli Stati membri di applicare aliquote ridotte ai servizi veterinari. La riduzione dell’IVA è diventata una scelta politica nazionale, non un impedimento di diritto europeo. Lo sa bene la professione veterinaria: FNOVI ed ENPAV hanno presentato al Consiglio Nazionale di Varese un documento congiunto che chiede la riduzione al 10%, con possibile esenzione totale per le prestazioni legate a obblighi di legge o a politiche di sanità pubblica, come vaccinazioni e sterilizzazioni per il contrasto al randagismo. In legge di bilancio erano circolati emendamenti trasversali in questa direzione. L’aliquota è rimasta al 22%.

Ecco il punto che voglio mettere sul tavolo, anche a costo di sembrare controcorrente: possiamo continuare a ragionare per compartimenti stagni? Da una parte il codice penale che pretende, dall’altra il fisco che ostacola, e in mezzo le persone, che non sono tutte uguali. C’è chi trascura un cane per indifferenza o crudeltà, e deve risponderne. Ma c’è anche chi si trova davanti a un preventivo da tremila euro per un intervento salvavita e non ha quei tremila euro. Fingere che queste due situazioni siano la stessa cosa è comodo, ma è anche profondamente disonesto.

Non sto chiedendo di attenuare le responsabilità individuali. Sto dicendo che un sistema coerente non può pretendere la cura e contemporaneamente renderla inaccessibile, perché così produce esattamente le tragedie che poi persegue: diagnosi tardive, cure rimandate, animali trascurati, abbandoni. La prevenzione scoraggiata dal 22% di IVA oggi diventa il fascicolo giudiziario di domani.

Se davvero crediamo che i cani siano soggetti con bisogni, e non oggetti di proprietà, allora la loro salute è una questione di interesse pubblico, in piena logica One Health. E l’interesse pubblico non si tassa come uno yacht. La coerenza tra ciò che lo Stato chiede a chi vive insieme a un cane e ciò che lo Stato fa per rendere quella richiesta sostenibile non è un dettaglio tecnico: è la misura della serietà con cui questo Paese dice di voler tutelare gli animali.

Fonti

Corriere della Sera, “Ragusa, cane morto per una malattia non curata: denunciata una donna di 54 anni”, di Salvo Fallica, 3 luglio 2026

FNOVI ed ENPAV, documento congiunto sull’IVA delle prestazioni veterinarie presentato al Consiglio Nazionale di Varese, aprile 2026

ANMVI e LAV, lettera congiunta al Ministero dell’Economia e alle forze politiche sulla riduzione dell’IVA e l’incremento delle detrazioni fiscali per le spese veterinarie

Regolamento UE 2022/542 sulla flessibilità delle aliquote IVA per i servizi veterinari

Osservatorio Nomisma sui costi di mantenimento degli animali da compagnia

Nota: ho attribuito il pezzo di partenza al Corriere della Sera con firma Salvo Fallica come da testo che mi hai incollato, ma verifica la testata esatta prima di pubblicare, perché non era indicata esplicitamente. Se la fonte è un’altra la correggiamo al volo.

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Rocco Voto

Rocco Voto è fondatore ed editore di Dogsportal.it. Educatore cinofilo e consulente di comunicazione nel settore Pet, si occupa di divulgazione scientifica e cultura cinofila. Promuove un approccio basato su etica, competenza e benessere animale, per offrire un'informazione utile e lontana da mode passeggere.

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