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Federcaccia condanna la morte dei sette cani: un segnale atteso

La Federazione Italiana della Caccia ha espresso una ferma condanna per la morte dei sette Setter inglesi durante il viaggio verso la Lapponia. La presa di posizione, pubblicata il 29 settembre, è un segnale positivo e necessario: riconosce che non esistono attenuanti quando viene meno il rispetto dovuto a un animale affidato alle cure dell’uomo.

La dichiarazione arriva due giorni dopo il contributo che Gian Maria Diano ha affidato a Dogsportal. Un intervento scritto dall’interno del mondo venatorio, senza generalizzazioni contro i cacciatori, ma con una richiesta molto precisa alle associazioni e alle istituzioni cinofile e venatorie: uscire dal silenzio, condannare gli approcci incompatibili con il benessere del cane e guidare un processo culturale fondato su responsabilità e conoscenza.

La condanna di Federcaccia

Nel comunicato ufficiale, Federcaccia esprime «profondo dispiacere e sconcerto» per quanto accaduto. La Federazione ricorda che il rapporto con il cane da caccia è costruito ogni giorno attraverso cura, attenzione, fiducia, alimentazione, salute, preparazione e tutela del benessere.

È particolarmente importante il passaggio nel quale l’associazione afferma che un comportamento individuale capace di tradire questi principi deve essere condannato duramente e diventare un monito perché fatti simili non si ripetano. Federcaccia precisa correttamente che spetterà agli inquirenti accertare responsabilità e dinamica dell’accaduto, ma aggiunge che nessun essere vivente può essere trattato come un bagaglio senza attenzione alle sue necessità.

Una risposta arrivata dopo il nostro appello?

La successione temporale merita di essere registrata, senza trasformarla in una rivendicazione che non possiamo dimostrare. Il contributo di Gian Maria Diano è stato pubblicato da Dogsportal il 27 settembre; la posizione ufficiale di Federcaccia è arrivata il 29 settembre. Non sappiamo se il nostro articolo abbia contribuito alla decisione della Federazione. Ci auguriamo, però, che la voce di un cinofilo-cacciatore capace di chiedere responsabilità al proprio mondo sia stata ascoltata e abbia aiutato ad alimentare una riflessione ormai non più rinviabile.

È ciò che un portale indipendente dovrebbe fare: aprire uno spazio nel quale le persone direttamente coinvolte possano prendere parola, distinguere le responsabilità individuali dalle generalizzazioni e chiedere alle organizzazioni di riferimento scelte chiare.

Il rispetto del cane deve diventare pratica quotidiana

La condanna pubblica è un primo passo. Il passaggio successivo riguarda la formazione, la prevenzione e le regole concrete: condizioni di trasporto adeguate, controllo della ventilazione e della temperatura, soste programmate, disponibilità di acqua, verifica continua dello stato degli animali e preparazione di chi li accompagna.

Federcaccia conclude annunciando che proseguirà sulla strada dell’informazione e della formazione rivolta ai praticanti. È un impegno che accogliamo positivamente e che merita di tradursi in iniziative verificabili, diffuse e continuative. La cultura venatoria non si difende minimizzando gli episodi più gravi, ma dimostrando nei comportamenti che il cane è davvero un compagno e non uno strumento.

Dal silenzio alla responsabilità

Nel suo articolo, Gian Maria Diano chiedeva al mondo venatorio di non lasciare la narrazione del rapporto tra cacciatori e cani nelle mani di chi non sa riconoscerne la complessità. Per farlo, però, occorre avere il coraggio di parlare quando quel rapporto viene tradito.

La posizione di Federcaccia va nella direzione giusta. Ne siamo contenti. Adesso sarà importante non fermarsi al comunicato e trasformare questa condanna in un’occasione di crescita culturale per tutto il settore, nell’interesse dei cani e delle persone che se ne prendono cura con serietà. Almeno fino a quando la caccia ancora si praticherà

Per approfondire: la cronaca della morte dei sette Setter e l’appello di Gian Maria Diano al mondo venatorio.

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