Fuori dai Denti

Imbecilli nella nebbia tra le colline dell’Oltrepo Pavese.

Sabato 16 novembre, colline dell’Oltrepo Pavese. Siamo immersi in una nebbia come non si vedeva da tanti anni, fitta e grigia al punto tale che sembra di essere dentro a un film in bianco e nero.

Ma è una giornata dedicata al lavoro con i cani nell’ambito di un corso per educatori cinofili e quindi, nebbia o no, siamo sul campo, mezzi congelati e bagnati ma attivi.

Davanti allo spiazzo recintato che è parte di un centro cinofilo dove stiamo lavorando, a pochi metri, c’è un bel bosco tipico degli Appennini di quest’area: ricchissimo di piante, soprattutto castagno, e arbusti che a volte rendono difficile vedere a pochi metri, figuriamoci oggi che la nebbia avvolge davvero ogni cosa e cancella i contorni. In quel bosco vivono da tempo caprioli e cinghiali. E da qualche anno, ogni tanto si fanno intravedere persino i lupi in cerca di preda.

A un certo punto, dal sentiero che esce dal bosco proprio alla nostra altezza sento arrivare dei rumori.

All’inizio penso a un cinghiale, perché non è raro incontrarli mentre vagano in cerca di cibo, o a una famigliola di caprioli, anche loro facili da vedere in pieno giorno. Invece no: dalla nebbia, a pochi metri vedo sbucare la testa di un cane, un Pointer a colpo d’occhio. Subito dietro appare anche un Breton. Entrambi piegano subito a sinistra verso un altro accesso al bosco che si trova un poco più a monte e ignorano sia noi sia i nostri cani. Al collo hanno il classico GPS per rintracciarli mentre si muovono sulle tracce della selvaggina. Sono cani da caccia.

Poco dopo, infatti, appare dal bosco anche un uomo che indossa un giacchino giallo e arancione catarifrangente e stivali. Porta un fucile in spalla, un semiautomatico a canna singola, per quanto riesco a notare. Forse un modello a canna liscia da cinghiali? Si avvia nella stessa direzione dei cani senza proferire verbo. 

Nella mia testa inizia a spuntare una domanda: “Ma con ‘sto nebbione da paura che va avanti da giorni, mica andrà a caccia, che non si vede a più di 5-6 metri?” E mi rispondo da solo: “Certo che no, dovrebbe essere matto. Di sicuro è uscito per far muovere i cani, no?”

Una mezzora più tardi, dal medesimo sentiero sbucano altri cani, sempre gli stessi, per quanto riesco a vedere. E al cacciatore di prima se ne aggiunge un secondo, armato anche lui. Noi stiamo sempre lavorando. Si fermano, forse a chiacchierare o a riposare, a una ventina di metri da noi. Ed ecco che dalla loro direzione la nebbia si apre e arriva di corsa un bel Drahthaar, dritto dritto verso uno dei nostri cani.

Si avvicina e si mette ad annusare uno dei nostri cani. Scopre che è una femmina e quindi si interessa anche di più, perché è un maschio. Mi volto verso i due cacciatori e sto per chiedergli di chiamare il cane, ma mi precedono: “Athos corri qua, dai vieni Athos!”

Athos, però, non se li fila minimamente e continua a godersi i profumi femminili. Allora dalla nebbia che avvolge i due tizi parte il suono acuto di un fischietto da richiamo, non a ultrasuoni evidentemente. Ma Athos, imperterrito, prosegue il suo corteggiamento. 

Attendo da un secondo all’altro di vedere arrivare il cacciatore proprietario del bel Drahthaar per riprenderselo, ovviamente. Col cavolo. Non si muovono. E allora, volendo proseguire il lavoro con i cani, riconduciamo Athos dai suoi presunti referenti umani usando la nostra femmina… in luring.

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I due riaccolgono il cane e iniziano ad allontanarsi come se nulla fosse. Senza neppure un “grazie”, un “scusate”, un “ciao”. Macché. Due cafoni, evidentemente. E pure incapaci di insegnare un richiamo decente a un cane. 

Commentando il livello di educazione e di competenza cinofila della “simpatica” coppia, ci rimettiamo al lavoro. Senonché, poco dopo sentiamo echeggiare tre detonazioni ravvicinate: i due hanno sparato, nonostante la visibilità sia di pochi metri in ogni direzione!

Pochi giorni fa, vicino a Reggio Emilia, un uomo è stato ucciso da un proiettile sparato da un cacciatore mentre l’area era totalmente avvolta nella nebbia. Ne hanno parlato tutti i giornali e anche la televisione. Il poveretto era in piedi, a grande distanza dallo sparatore, e stava parlando con un’altra persona davanti a una casa. Si è beccato una fucilata mortale perché c’è in giro gente che spara anche se non vede cos’ha davanti a sé! 

A noi è andata bene, ma poteva finire molto male. Ecco, io vorrei capire perché a certe gente viene rilasciata la licenza di caccia anche quando un banale test sul QI rivelerebbe di sicuro una carenza di neuroni al limite della deficienza congenita. Imbecilli nella nebbia, dunque, ma imbecilli pericolosissimi! 

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Andrea Comini

Educatore Cinofilo & Giornalista

Educatore e istruttore cinofilo FISC da oltre vent’anni, consulente comportamentale e giornalista professionista. Studioso di etologia del cane e del lupo, si è formato con maestri internazionali ed è docente in corsi per educatori.

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Andrea Comini

Educatore e istruttore cinofilo fisc da oltre vent'anni, consulente sui problemi comportamentali, si è formato con Carlo Marzoli, Inki Sjosten, David Appleby, Roger Abrantes, Joel Dehasse. Studioso di etologia del cane e del lupo, docente in diversi corsi di formazione per educatori. Giornalista professionista.

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