Notizie sul caneDiritto e normative sul cane

Galassia Canile: perché la legge del 1991 ha fallito (e perché il nuovo decreto rischia di fare lo stesso)

Sette telegrammi per capire perché nel 2026 gli animali non sono ancora tutelati dall’ordinamento giuridico italiano

Il 1 gennaio 2026 è entrato in vigore il Decreto Ministeriale (ministero salute) del febbraio 2025 che “dovrebbe” riorganizzare la “Galassia Canile”, trentacinque anni dopo la legge n. 281 del 1991. Il decreto riconosce finalmente (solo) sulla carta quella dignità a favore dei cani che non troviamo nelle pubblicità di famosi o famose tenniste oppure come testimonial di compagnie di assicurazione.Il mio timore è che si ripetano gli errori commessi dopo la 281.

Per comprendere le ragioni del mio pessimismo occorre proprio partire da quella legge che, si dice, il mondo ci invidia. I cani sicuramente no.

I canili, così come avviene per i macelli, devono essere lontani dagli occhi e dalle orecchie delle persone perchè sono luoghi tristi, di sofferenza, disturbano per odore e rumore. E questo mentre da una parte rivendichiamo finanche la soggettività giuridica in capo a cani, dall’altra alcuni di loro (i meno fortunati) preferiamo tenerli lontani.

Per renderci conto dell’insuccesso della 281 basta ricordare il suo incipit: lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente. Invero alcuni, sapendo di affermare qualcosa che non è, hanno accolto il riformato articolo nove della nostra carta fondante come la naturale prosecuzione di quella legge. Che, si pensava, avrebbe dovuto tutelare gli animali.

La domanda allora, come diceva qualcuno, nasce spontanea. Gli animali sono effettivamente tutelati dal e nel nostro ordinamento? Personalmente credo lo siano, ma solo con le parole. La mia non è una provocazione e provo a ad argomentare questa mia opinionecon alcuni telegrammi.

Primo telegramma.

Giuridicamente parlando sostenere che un animale possa soffrire è ancora sostenere qualcosa di straordinariamente eccentrico. E lo è perché il diritto positivo arriva sempre con inescusabile ritardo rispetto alla scienza, fortunatamente spesso anticipato dalla giurisprudenza più illuminata. Domandiamoci allora cosa sono le norme. Il diritto è un linguaggio. Nè buono né cattivo. E’ retorica. E’ arte della mediazione. Un linguaggio che parla al desiderio delle persone (cit. Tomaso Epidendio). Chi non vuole evitare che una animale soffra? E proprio perché parla al desiderio delle persone inevitabilmente assume la forma di una promessa. Quella di esaudire quel certo desiderio. Ed ecco prima la 281/91 e poi l’art.9 della Costituzione.

Secondo telegramma.

Si tratta si una promessa facile: cosa ci perdo se qualcuno crede di stare meglio con quella promessa di non fare soffrire gli animali? E proprio qui che si nasconde il busillis. Chi propone la norma enfatizza il vantaggio (non faccio soffrire gli animali, li tutelo) oscurando l’inevitabile svantaggio, inteso come costo che inevitabilmente quello stesso vantaggio procurerà. Come ricorda sempre Tomaso Epidendio parlando di nuovi diritti, la norma omette sempre di dire “a chi viene imposto che cosa e in quale modo viene imposto”.

Ne sono riprova alcune considerazioni:

-come mai ancora oggi la giurisprudenza deve intervenire per individuare chi e’ responsabile per i danni causati da cani randagi? Quale criterio di imputazione utilizziamo? Articolo2052 o articolo 2043?

-come mai la 281 è stata pienamente recepita solo dopo 10 anni dalla sua emanazione?

-perchè la politica si disinteressa dei canili? Come anche dei gattili, delle colonie feline pur protette dalla stessa 281?

–perché non si investe nella sensibilizzazione e nelle campagne di prevenzione, non solo per le famiglie meno abbienti ma anche, in alcune zone dove vi sono comunità rurali? E in certe regioni del nostro paese.

-perchè i bandi per i canili sono al ribasso d’asta? Le conseguenze di non benessere in danno dei cani sono evidenti non dovendosi interpellare luminari dell’etologia.

Terzo telegramma.

La discussione va riportata su quanto la retorica oscura e cioè sui costi qualitativi e quantitativi di quella certa promessa. Come si debbano allocare tali costi tra i vari enti coinvolti dalla norma? Occorre sempre avere in testa chi promuove la norma (da giurista dovrei dire il legislatore ma sappiamo che non è così) e chi avrà la responsabilità di sostenere i costi che quella norma originerà. Il tutto con una importante avvertenza. Temiamo sempre il massimo consenso in fase di approvazione di una nuova norma. Una quasi unanimità che può certo significare piena condivisione ma potrebbe anche volere dire consapevolezza -da parte del proponente- che il contenuto della norma è stato valutato come ininfluente o privo di conseguenze.

Quarto telegramma.

Quale è stata la promessa del legislatore con la 281 e quale è stata la promessa del proponente con il Decreto Ministeriale febbraio 2025? Certamente tenere sotto controllo, come sempre accade e deve accadere, la spesa pubblica. Ma lo si è fatto dall’esecuotre nel modo peggiore che è quello delle aste al ribasso che sono una condanna senza appello peri cani, sotto ogni punto di vista. Altra promessa è stata -ed è – quella di favorire le adozioni. Potrei scrivere pagine su alcune battaglie con talune pesudo associazioni o pseudo rifugi o pseudo quello che volete. I numeri sono mortificanti. E’ del tutto evidente che è meglio mantenere i cani in canile piuttosto che farli uscire. I numeri parlano da soli. Ne cito alcuni da brocardi.it: dall’analisi dei dati del SINAC (sistema di identificazione nazionale degli animali da compagnia) su un campione di oltre 100.000 cani monitorati, l’80% della popolazione canina reclusa si concentra in sole cinque regioni: Puglia, Sicilia, Campania, Calabria e Sardegna. In diverse strutture del di queste regioni la media degli ospiti supera le 300 unità per singolo canile, una densità abitativa che rende impossibile il rispetto degli standard minimi di salute. L’operazione del 2024 si è conclusa con sanzioni amministrative, denunce e sequestri per un valore patrimoniale che ha sfiorato i 4,7 milioni di euro.

Ecco dunque come è stata mantenuta la promessa di assicurare benessere ai cani più sfortunati e ridurre, se non eliminare, il sovrafollamento dei canili. Che, come tutti sanno, non si risolve svuotandoli ma evitando che i cani vi entrino.

Quinto telegramma.

Alcune domande. Come sono state contrastate le gestioni illegittime delle adozioni? Si è provveduto a formare il mondo del personale volontario all’interno dei canili? Il mondo della cinofilia si è data regole precise? Vi è stata quella auspicataresponsabilizzazione dei comuni e delle asl, oggi ats.? E soprattutto Vi sarà a seguito del citato decreto? Ricordo solo che ancora una volta che viene lasciato alle Regioni e ai Comuni la libertà di definire le regole e i criteri per questa nuova era di benessere all’interno dei canili. Queste promesse oggi continuano essere criticità importanti. Viene facile scrivere che la soppressione degli animali randagi catturati non e’ più praticata ma è altresì vero che oggi i cani muoiono di vecchiaia nei canili perchécondannati a un fine pena mai. Ecco palesarsi quello che dicevo all’inizio: è stato enfatizzato un vantaggio oscurando l’inevitabile svantaggio che quello stesso vantaggio avrebbe dovuto procurare.

Sesto telegramma. 

Era prevedibile questo insuccesso della 281? Si perchè è noto che non viè stata solo la benevolenza verso gli animali all’origine di questa antica legge quanto l’esigenza di tutelare la salute dell’uomo, degli allevamenti, dell’agricoltura.La paura delle zoonosi. Se oggi ancora si discute su dove collocare l’animale (in particolare gli animali domestici) e cioè tra le cose o tra gli esseri animati, non solo senziente ma finanche titolare di diritti, trentacinque anni fa tali desiderata erano taciute. Solo oggi, leggendo il decreto, ci si accorge che si è capito che è importante quella che si chiama medicina di canile.

Settimo telegramma.

Sono sempre più convinto che la causa più maligna dell’abbandono di un animale rimane una pericolosa carenza educativa i cui primi sintomi sono:- il regalare un animale in occasione di feste o ricorrenze credendo di fare felice il proprio pargolo o magari un amico/a; il rimanere estasiati davanti a vetrine digitali osservando amorevoli cuccioli pensando a quanto sarebbe bello averli nel proprio salotto, “ignorando” che non è improbabile che la loro vita in quel salotto potrebbe durare davvero poco; il ricorrere alla tastiera e quindi al web per realizzare il proprio sogno (certo non quello dell’animale) dimenticando o forse solo non sapendo che vi sono tanti canili dove splendidi cani, soprattutto anziani, attendono solo una visita; il non avere neanche lontana percezione di cosa voglia dire convivere con una animale, con le aspettative che quello ripone nel suo amico umano e che questo bellamente ignora.

❓ Domande frequenti sull’argomento

Cosa prevede il nuovo decreto in vigore dal 1 gennaio 2026?

si tratta di un decreto ministeriale che mira a riorganizzare l’intero sistema dei canili, a 35 anni dalla celebre legge 281 del 1991. secondo l’autore rischia però di replicarne i fallimenti.

Perché la legge 281/91 è considerata un insuccesso nell’editoriale?

perché ha promesso la tutela degli animali senza calcolarne i costi reali, ha lasciato le gestioni in mano a bandi al ribasso d’asta e ha trasformato i canili in luoghi di sofferenza e reclusione a vita.

Quali sono i dati più allarmanti sui canili italiani?

l’articolo cita dati preoccupanti, infatti l’80% dei cani reclusi si trova in sole cinque regioni (Puglia, Sicilia, Campania, Calabria e Sardegna), con strutture che superano ampiamente la media di 300 unità e rendono impossibile il benessere animale.

Qual è la vera causa dell’abbandono secondo l’avvocato Portoghese?

un’analfabetizzazione e carenza educativa, come regalare cuccioli per le feste, farsi attrarre dalle vetrine digitali e ignorare totalmente cosa significhi convivere e rispettare un cane nella vita reale.

Chiudo ricordando un concetto del Prof. Enrico Alleva:il cittadino dell’800 conosceva il linguaggio del cane mentre il cittadino del terzo millennio è un analfabeta. Aggiungo io colposamente ignorante. Continuare a dare la colpa alla mancanza o alla perfettibilità delle leggi, anche di natura fiscale, ritenendole motivo di concorso all’abbandono degli animali non porta lontano. Temo che il problema nasca proprio all’interno delle nostre teste.

📣 La proposta di Dogsportal: cambiare le regole del gioco

Basta liste e patentini inutili: ecco una proposta (impopolare) per svuotare i canili e fermare il randagismo. Mentre la politica discute di razze pericolose, il sistema collassa sotto il peso di cucciolate casalinghe, staffette improvvisate e un’anagrafe nazionale che non esiste.

Guardiamo in faccia la realtà: il sistema cinofilo italiano è un colabrodo. Oggi in Italia è più facile tracciare un pacco da 5 euro che un cane vivente. Se vogliamo davvero il benessere animale, dobbiamo avere il coraggio di cambiare. Ecco la nostra proposta in 4 punti:

  • tracciamento totale: un sistema per monitorare ogni spostamento sul territorio.
  • stop vendite online: fine delle adozioni e delle cessioni senza alcun controllo.
  • albo unico: un registro ufficiale degli operatori per garantire professionalità.
  • anagrafe nazionale: basta frammentazione, serve un database unico e reale.

Sostieni Dogsportal.it con una donazione

Dogsportal.it è un progetto editoriale totalmente indipendente.

Non ospitiamo pubblicità invasive, pay per click o pop-up. La nostra linea editoriale non è condizionata da sponsor o enti esterni. Se trovi utili i nostri articoli, puoi contribuire con una donazione libera. Anche un piccolo gesto fa la differenza per continuare a garantire contenuti seri e accessibili per tutti.

Grazie per essere parte della community di Dogsportal.it 🙏

Filippo Portoghese

Avv. Filippo Portoghese Svolgo l’attività di avvocato civilista con studio in Milano. Da oltre quindici anni concentro la mia attività professionale, in modo quasi esclusivo, sulle problematiche del diritto e benessere degli animali, sul diritto veterinario, sul contrasto alla malpratica veterinaria e sulla responsabilità civile in ambito veterinario e animale. Insegno da sempre materie giuridiche e, dal 2016, partecipo regolarmente a trasmissioni televisive e radiofoniche che approfondiscono temi legati alla tutela giuridica degli animali. Ho il piacere di intervenire come relatore in convegni dedicati all’animal law e, dal marzo 2022, faccio parte della Commissione dei Diritti degli Esseri Animali dell’Ordine degli Avvocati di Milano. In passato ho ricoperto anche il ruolo di Garante per la Tutela e il Benessere degli animali presso il Comune di San Giuliano Milanese. Collaboro stabilmente con riviste giuridiche come Studio Cataldi, Filodiritto, Salvis Juribus, Diritto.net, Studio Andreani, Shan Newspaper e Giuricivile, pubblicando articoli di approfondimento giuridico in materia di animali e veterinaria. Su Dogsportal.it pubblico contenuti dedicati al mondo cinofilo, offrendo ai lettori strumenti concreti per orientarsi tra le norme del diritto e i principi del benessere animale, perché vivere con un cane è un impegno serio, che richiede consapevolezza e rispetto delle regole. Regole che – come i semafori nelle grandi città – sono indispensabili per una convivenza civile e responsabile.

Filippo Portoghese ha 6 articoli e più. Guarda tutti gli articoli di Filippo Portoghese