I cani riescono a mettersi nei nostri panni?
Gli studi su questo tema sono numerosi e uno dei più recenti, pubblicato nella rivista scientifica iScience, approfondisce l’utilizzo di indizi sonori.
Stai cucinando e il tuo cane è lì, come sempre, con i suoi occhi grandi e questuanti. Spera che qualcosa cada dal tavolo o che tu ti muova a compassione offrendogli un assaggio del pasto che stai preparando. A un certo punto apri uno scaffale per prendere una pentola: sei piegata, il tuo sguardo è coperto dalla mensola e le stoviglie fanno un gran rumore. Eccola, presa! Chiudi tutto, ti giri e il piatto su cui avevi riposto parte degli ingredienti della ricetta è vuoto. Il tuo compagno a quattro zampe fa puntualmente finta di nulla, ma sai benissimo che ha colto l’occasione al volo: non potevi vederlo ed era difficile sentirlo.
I cani riescono a mettersi nei nostri panni? Gli studi su questo tema sono numerosi e uno dei più recenti approfondisce l’utilizzo di indizi sonori.
Comprendere il punto di vista umano
Abbiamo già raccontato quanto i cani siano capaci di comprendere il comportamento umano, un’abilità che si è sviluppata grazie alla domesticazione, una selezione durata millenni, in cui questi animali hanno affinato la capacità di leggere i diversi indizi che il nostro corpo invia, e all’apprendimento nella vita di tutti i giorni, durante la convivenza stretta con noi esseri umani, in cui accumulano esperienze e informazioni. Hanno dimostrato di saper interpretare le nostre espressioni facciali, il nostro tono di voce, di raccogliere informazioni dai nostri gesti e dalla direzione del nostro sguardo.
Esiste, però, un aspetto più sottile che scienziate e scienziati stanno indagando da decenni: i cani sanno mettersi nei nostri panni? In psicologia ed etologia questa capacità è compresa in quella che viene chiamata teoria della mente: saper capire e prevedere un comportamento sulla base della comprensione degli stati mentali (intenzioni, emozioni, desideri, credenze) propri e altrui. Indizi della presenza della teoria della mente sono stati osservati in animali come i corvidi e gli scimpanzé, ma in generale è molto difficile da dimostrare sperimentalmente, soprattutto nel caso dei cani. Leggono il nostro comportamento o la nostra mente, comprendendo il nostro punto di vista?
Secondo gli autori di una ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica iScience del gruppo editoriale Cell (https://www.cell.com/iscience/fulltext/S2589-0042(25)00071-9 ), non esiste una vera e propria separazione tra le due capacità.
Per aggiungere un tassello alle nostre conoscenze, le scienziate e gli scienziati coinvolti nello studio hanno cercato di verificare se i nostri compagni a quattro zampe siano in grado di comprendere quale sia il punto di vista umano anche quando non possono osservare, di fatto, la persona a cui si fa riferimento, e quindi trarre indizi dal linguaggio del suo corpo.
Come rubare del cibo e non essere visti
Nel test, i cani potevano rubare del cibo posizionato in due luoghi diversi, nonostante in precedenza una ricercatrice avesse proibito loro di prenderlo. Durante l’esperimento non potevano contare su segnali visivi perché la ricercatrice era assente. Tuttavia, potevano udire il suono del taglio delle carote, che era stato associato, sempre in una prova preliminare, alla presenza della persona. Quindi, se i cani interpretavano il suono come segnale della presenza umana, magari potevano pensare che la ricercatrice potesse vedere uno dei posti in cui c’era il cibo.
Quindi, secondo gli autori avrebbero dovuto scegliere il cibo situato nell’altro punto, quello fuori dalla vista umana.

Disegno in scala della sala del test del Clever Dog Lab di Vienna. Fonte: Huber, Ludwig et al., Canine perspective taking: Anticipating the behavior of an unseen human, iScience, Volume 28, Issue 2, 111811
I cani riescono a mettersi nei nostri panni?
La previsione degli scienziati è stata confermata?
Ebbene, 28 dei 36 cani esposti al suono del taglio hanno puntato per primo il piatto di cibo non visibile alla sperimentatrice per rubarne il contenuto.
Questo suggerisce che gli esemplari coinvolti nel test si aspettassero la presenza della ricercatrice basandosi sul segnale sonoro specifico del taglio delle carote.
L’associazione tra la presenza della persona e il suono del taglio della verdura potrebbe essere legata sia alla fase preliminare del test che a esperienze precedenti simili.
All’ascolto del suono del taglio, i cani hanno scelto il piatto non visibile rispetto a quello visibile, anche se era fisicamente più vicino al rumore associato alla persona. Quindi, non evitavano semplicemente la ricercatrice che avevano sentito, ma sembravano cercare di restare fuori dalla sua vista — o di evitare di vederla — quando rubavano il cibo.

Foto della fase preliminare di esplorazione. Fonte: Huber, Ludwig et al., Canine perspective taking: Anticipating the behavior of an unseen human, iScience, Volume 28, Issue 2, 111811.
Come hanno preso questa decisione?
Si sono basati sull’osservazione o si sono messi nei panni della ricercatrice che tagliava le carote? In altre parole, i cani hanno attribuito alla sperimentatrice un accesso visivo al cibo oppure si ricordavano (solo) da dove potevano vederla mentre tagliava le carote?
È molto complesso cercare di capire quale dei due approcci sia stato utilizzato o anche separarli così nettamente.
La strada per capire questi comportamenti è ancora lunga, altri studi sono in programma e tanti altri saranno intrapresi.
Nel frattempo, per quanto ci riguarda, continueremo a tenere gli occhi aperti mentre cuciniamo, nonostante sappiamo che alla fine i nostri amici a quattro zampe riusciranno abilmente a rubare cibo e a farla franca.
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