Il pastore della Lessinia e del Lagorai

Di Federico Torresan

Quella del Pastore della Lessinia e del Lagorai è una storia che profuma di malinconia perché è talmente radicato nel territorio e nella memoria delle genti del Triveneto che pare proprio assurdo che manchi ancora dell’ufficialità di razza, fatto che ne consentirebbe finalmente una razionale salvaguardia. 

  (foto Mario e Alberto Venturi)

Origini

Nell’anfiteatro delle valli e dei monti che ne conservano la storia e gli esemplari originali, i pascoli e i rilievi delle Prealpi Venete, dei monti Trentini, la pianura fino all’Emilia, alla Lombardia orientale e al Friuli, il fischio argentino di un qualsiasi pastore transumante ha in ogni tempo richiamato un tipo di cane da gregge che risponde sempre inesorabilmente alle medesime caratteristiche morfologiche: l’aspetto lupino e la taglia media, la costruzione anatomica proporzionata e leggera, il mantello nero o marrone o tipicamente chiazzato, il cosiddetto merle, una costruzione pressoché rettangolare, le orecchie spesso tenute simpaticamente aperte. 

La provenienza

Talvolta il nome con il quale è indicato cambia da una zona all’altra, da semplice Lagorai a quello esteso di Pastore della Lessinia e del Lagorai, da Pastore delle Alpi a quello gergale e fraterno utilizzato dai pastori di cane baio o di pastore mòcheno, a ricordarne la provenienza dalle valli tedescofone del Trentino. 

  (foto Mario e Alberto Venturi)

Un cane da transumanza

Ma mandriani e malgari, sebbene com’è noto ai più l’occhio voglia la sua parte, hanno prima di tutto privilegiato la funzione all’aspetto, se non altro per una questione di sopravvivenza.

E infatti il Pastore della Lessinia e del Lagorai è prima di tutto un cane lavoratore, un conduttore o paratore, o meglio sarebbe dire un cane da transumanza, perché mal si adatta alle rigide regole del mero spostamento del gregge a corto raggio, alla manovra calma e riflettuta o all’avvicinamento lento agli animali, prediligendo per natura il dinamismo iperbolico, la spinta totale su grande scala, la libertà d’invenzione senza indecisione, il tutto inquadrato in un istintivo affiatamento con l’uomo, con il quale stringe un legame saldo che si basa sulla sola fiducia, nel quale ognuno è indispensabile alla vita dell’altro. 

  (foto Mario e Alberto Venturi)

Caratteristiche

La rusticità, la prontezza, la resistenza fisica e mentale, le poche necessità sono le sue risorse per sopportare le regole severe imposte dalla dura vita pastorale alle bestie e all’uomo.

Nel vero Pastore della Lessinia e del Lagorai l’atteggiamento generale denota di continuo attenzione, intelligenza, decisione e capacità di risoluzione di problemi anche nuovi e inaspettati, sopportazione della fatica, della fame, della sete, degli agenti atmosferici avversi, una predisposizione alla socievolezza con gli animali in genere, questo anche per poter lavorare insieme ad altri cani, ma talvolta temerarietà e versatilità tanto da poter essere utilizzato non solo con gli ovini, ma anche con i più tosti cavalli e con i bovini.

E nonostante la selezione abbia guardato più alle attitudini che alla morfologia, la popolazione gode di una grande omogeneità fenotipica e dal punto di vista zootecnico concedergli l’attributo di razza appare più che scontato perché le caratteristiche somatiche e caratteriali sono oramai fissate e stabili nel suo patrimonio genetico da generazioni. 

Eppure, se la fisica del territorio ne ha consentito la sopravvivenza indenne da contaminazione esterne, tanto che gli esemplari di oggi molto probabilmente sono simili a quelli che erano i cani conduttori alpini e continentali europei di qualche secolo fa, il tipo genetico attuale appare in forte rischio.

La sistematica introduzione di razze esotiche e il meticciamento indiscriminato e ingiustificato che va sempre a scapito delle popolazioni che mancano di ufficialità e di documenti atti a ricostruirne la genealogia, mette in fatti in serio pericolo il Pastore della Lessinia e del Lagorai inteso come elemento di biodiversità e singolarità genetica, ma anche culturale perché da sempre si accompagna a quelle economie rurali, specie dell’allevamento ovino che nei tempi antichi fecero la fortuna dei commerci veneti di lane in tutto il mondo. Spesso l’ignoranza gli nega l’esistenza come gruppo etnico, o gli attribuisce le più assurde derivazioni da incroci, con regolarità il soggetto a mantello nero è qualificato erroneamente come pastore belga, con il quale però qualsiasi parentela è stata esclusa dagli studi di genetica canina. 

(foto Mario e Alberto Venturi)

E perciò il Cane da Pastore della Lessinia e del Lagorai va conosciuto per essere riconosciuto, e valorizzato nella sua unicità di razza da lavoro completamente italiana. Prima che sia un tantino tardi, prima che perderlo del tutto faccia un tantino scandalo.

FINE

Dogsportal Redazione

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