«La pet therapy andrebbe fatta ovunque»: le parole del direttore sanitario dell’IRCCS di Candiolo
Dall’esperienza di Candiolo la conferma del valore degli animali in oncologia
Questa mattina, a Palazzo Lascaris – sede del Consiglio Regionale del Piemonte – si è svolto il convegno Il legame con gli animali nei contesti di cura, organizzato in occasione dei dieci anni di Aslan e patrocinato dal Consiglio Regionale del Piemonte.
Un evento denso di contenuti, con interventi pragmatici e supportati da dati ormai incontestabili: i progetti di pet therapy, quando realizzati con professionalità, portano benefici concreti e misurabili.
Noi di Dogsportal.it abbiamo scelto di focalizzarci su un passaggio chiave dell’intervento del dottor Piero Fenu, direttore sanitario dell’IRCCS di Candiolo, che ha risposto a una domanda diretta: con tutti questi dati positivi, perché la pet therapy non è ancora diffusa in tutti gli ospedali italiani?

La risposta è stata altrettanto diretta: non c’è una ragione valida per cui non sia già presente ovunque, perché i benefici sono evidenti, tanto sui pazienti quanto sul personale sanitario.
I benefici per pazienti e operatori
Al Candiolo i percorsi di pet therapy, organizzati con Aslan, hanno confermato ciò che la letteratura scientifica già suggerisce: la presenza di animali riduce ansia e disagio nei pazienti oncologici, regalando momenti di serenità in contesti complessi come l’hospice o i reparti di oncologia medica.
Ma non solo. Il dottor Fenu ha sottolineato che anche il personale medico e infermieristico ha mostrato un grande apprezzamento per queste esperienze. Dai sondaggi interni è emerso infatti un impatto positivo anche su chi, ogni giorno, affronta la fatica emotiva e professionale di lavorare in reparti ad alta intensità.

Un tema che ci sta particolarmente a cuore, perché su Dogsportal.it abbiamo affrontato più volte il rischio di burnout non solo nei contesti clinici, ma anche nel lavoro quotidiano di canili, cliniche veterinarie ed educatori cinofili coscienziosi.
L’ingresso del gatto nella pet therapy oncologica
Una delle novità più interessanti raccontate al convegno è stata l’introduzione del gatto negli interventi. Alcuni studi pilota lo avevano già suggerito, ma l’esperienza di Candiolo lo conferma: il gatto, grazie alla sua indole calma e al contatto corporeo, ha la capacità di fungere da ponte emozionale con i pazienti.
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Questa presenza felina ha contribuito a ridurre ansia e disagio, arricchendo ulteriormente un progetto già ampiamente apprezzato.
Uno sguardo al futuro
Il consenso attorno a queste iniziative è in continua crescita e, come dichiarato dal dottor Fenu, non è escluso che in futuro si possa ampliare il numero di interventi e diversificare i setting assistenziali. Una prospettiva che rappresenta una buona notizia per i pazienti e, più in generale, per tutto il mondo della cura che sceglie di integrare la relazione uomo-animale.
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