Il segugio e il richiamo. Capire il valore del richiamo per Lui.

Il segugio e il richiamo

I segugi ai segugisti.

L’equazione era chiarissima un tempo.

Cos’era un segugio?

Un cane da lepre.

Perché lo si prendeva?

Per cacciare.

E naturalmente, poiché il selvatico raramente si trova nelle tasche del conduttore o nelle sue immediate vicinanze, il cane veniva sciolto.

Ci si aspettava, da lui, una cerca ampia, dettagliata e sicura, naso a terra, ma non certo, come diceva un anziano dresseur, “il ballo della mattonella”.

Per risolvere le micidiali doppie, le tracce aggrovigliate che difendono il covo, certo che il segugio deve  allontanarsi.

Cerca, apre, ritorna, scova infine.

E insegue: nei casi di inseguitori eccelsi la seguita dura anche, spesso, delle ore: e per il rientro, nessun problema.

Era garantito dal colpo di fucile: il segugio, come ogni cane da caccia, era al servizio del fucile, e non si sarebbe mai permesso di disattendere la gioia più grande, la fermata della selvaggina, la gioia di mordere, il compimento del grande gioco venatorio, talvolta il sommo regalo di riportare, la carezza del conduttore, la felicità condivisa della muta. 

Andava così, e il circolo virtuoso si è spezzato.

I segugi non vengono più considerati, disgraziatamente, cani da lavoro.

I segugi vengono adottati per la loro bellezza, per le splendide orecchie pendenti, per i loro occhi fiabeschi, per l’abilità somma di leggerci, di mandare e ricevere messaggi e di mettersi in comunicazione col proprietario, per la loro mitezza ed eleganza.

Ma questi splendidi cani sono macchine da guerra.

Come, coccolando un gatto, ci scordiamo di avere fra le braccia un micidiale assassino a pieno diritto della tribù della tigre, così carezzando un segugio ci dimentichiamo di avere uno strumento d’assalto sotto le dita.

Capire il segugio per capire il richiamo.

Non obbedisce al richiamo

dicono i proprietari che concedono al loro cane un giretto in area sgambo e credono di soddisfarne le richieste con la passeggiata al parco.

Certo che obbedisce.

Al suo conduttore: se è credibile e attendibile.

Se non gli garantisce solo bocconcini, sicurezza, affetto, cibo, calore, ma anche, e soprattutto, libertà.

Il segugio, il richiamo e la libertà di un cane

Se, anche con le migliori intenzioni, siamo i carcerieri  del nostro segugio – se, richiamandolo, lui sa o deduce che sarà legato, bloccato, trascinato via, e forse non potrà per ore e giorni correre e cacciare – allora, naturalmente, non obbedirà.

Che cosa potrebbe valere, per lui, la gioia della realizzazione ottenuta cacciando?

Un guinzaglio che lo obbliga, un Frolic, un proprietario spaventato e irritato? 

Se vogliamo che il segugio torni al richiamo, gli dobbiamo la libertà.

Non la chiede per capriccio, ma per necessità.

Amici segugi di Dogsportal.it

Libertà vigilata, se vogliamo: i recinti d’addestramento, che garantiscono un confine, e sono popolati solo del selvatico che vogliamo che il nostro cane insegua, possono essere un compromesso.

Quando rientra in un recinto di 120 ettari – beh, rientra perché vuole tornare da voi.

Sicuro.

Il caporedattore Poldo

E niente è più emozionante, appagante e meraviglioso di vedere il vostro segugio, o la vostra coppia se siete fortunati, correre a spron battuto verso di voi, perché avete detto ‘andiamo, qua’, e vi siete avviati.

Lo splendido regalo di essere scelti dal segugio, il valore del richiamo del segugio

Intorno ci sono ettari di bosco.

Il naso, l’istinto, l’esperienza, la bravura li rendono consapevoli che, insistendo, scoverebbero di nuovo, e il grande gioco ricomincerebbe.

Il segugio e il richiamo

Non ci sono mezzi con cui potremmo fermarli, acchiapparli, legarli, se non venissero.

Eppure, corrono da noi.

Certo, non hanno giocato il gioco della mattonella.

Li abbiamo a lungo aspettati.

Ma che altro potrebbero fare di più commovente, di più magico?

Gli dobbiamo la possibilità di diventare chi sono, la dobbiamo anche a noi.

Capiremo il valore del richiamo.

Sarà oro puro, dopo.         

Susanna Pietrosanti

Susanna Pietrosanti

Susanna Pietrosanti , dottore di ricerca in storia della caccia in Toscana, é autrice di vari saggi sulla caccia in Italia e in Europa. Ha collaborato con la rivista ufficiale della SIPS, Società Italiana Pro Segugio. Ama i segugi e divide il bosco e la vita con loro da sempre.

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