La processionaria: un nemico pericoloso

In questo periodo dell’anno, precisamente tra marzo e maggio, nella natura si nasconde però un nemico molto pericoloso: la processionaria.

Con l’arrivo della primavera, che porta con sé giornate più lunghe e temperature più miti, gli umani e i loro amici a quattro zampe trascorrono più tempo in mezzo al verde.

Si tratta di un lepidottero della famiglia dei Notodontidae che infesta principalmente i pini e altre conifere, nutrendosi dei loro aghi. Questi bruchi – il cui nome deriva dal modo in cui camminano, ovvero in processione – sono estremamente pericolosi per gli animali e anche per gli umani, poiché i peli urticanti nei secondi potrebbero causare sintomi lievi, quali orticaria ed edema, o reazioni più gravi, come lo shock anafilattico. 

Il ciclo vitale della processionaria

Lo sviluppo di una processionaria si articola in quattro fasi: uova, larve o bruchi, crisalidi e farfalle. Nel periodo estivo, tra i mesi di luglio e agosto, le femmine delle farfalle depongono le uova sui rami dei pini, da queste escono le larve alla fine della stagione. In questo stadio, le larve si nutrono degli aghi e costruiscono nidi più grandi riunendosi tra di loro. Quando giunge l’inverno, il nido raggiunge uno stato definitivo, diventando il luogo adatto all’interno del quale le larve trovano riparo dalle temperature fredde. Nei mesi primaverili, si assiste alla fuoriuscita delle larve dal loro nido, che – scendendo in fila o in processione lungo il tronco – vanno alla ricerca di un posto sottoterra in cui sistemarsi per formare la crisalide. Quindi si arriva alla metamorfosi da bruco a farfalla, con cui riparte il ciclo vitale. 

Quali sono i sintomi

Il momento in cui bisogna temere la processionaria è proprio la primavera, quando scende dagli alberi per interrarsi. Il pericolo nasce nel momento in cui i cani e/o gatti entrano in contatto con i peli urticanti del bruco annusando il terreno; per creare dei problemi di salute negli animali è sufficiente toccare il lepidottero con il tartufo nasale o la bocca, ma anche con le zampe.
I sintomi più comuni riscontrati in un cane entrato in contatto con la processionaria sono:

  • Eccessiva produzione di saliva o ipersalivazione;
  • Febbre;
  • Infiammazione della pelle;
  • Irritazione della cute;
  • Vomito;
  • Prurito;
  • Infiammazione della lingua;
  • Inappetenza o calo dell’appetito;
  • Se ingerita, si assiste anche all’infiammazione dell’esofago e dello stomaco;
  • Ingrossamento della lingua;
  • Problemi respiratori;
  • Rapida necrosi delle zone colpite dall’incontro (ad esempio, è possibile che il cane perda una porzione della lingua, perché questa se entra direttamente in contatto si necrotizza in modo irreparabile).

Nel caso in cui non si riesca a intervenire tempestivamente, l’aggravarsi dei sintomi – che si manifestano in un lasso di tempo molto ravvicinato al momento del contatto avvenuto – potrebbe condurre l’animale alla morte.
È pertanto opportuno lavare con abbondante acqua la zona colpita dalla processionaria per limitare i danni e recarsi immediatamente dal veterinario. 

Processionaria e Ifantria: le differenze

A sinistra l’Ifantria a destra processionarie

Tutti, o quasi tutti, sfortunatamente abbiamo sentito parlare della processionaria, il cui nome scientifico è Thaumetopoea Pityocampa, perciò appena vediamo un bruco peloso ci allarmiamo. Non tutti i bruchi, però, sono pericolosi; infatti può capitare di confondere il tanto temuto insetto con l’Ifantria, conosciuta anche con il nome scientifico Hyphantria cunea. Quali sono le differenze che intercorrono tra questi due esseri simili? 

Innanzitutto, quando la processionaria attraversa il suo stato larvale misura circa 4 cm di lunghezza ed è caratterizzata da un colore scuro; al contrario l’ifantria si presenta come una larva di circa 3,5 cm e il suo colore tipico è un giallo verde, accompagnato da una fascia scura sul dorso e due fasce tendenti al giallo posizionate sui lati del corpo dell’insetto. I peli del primo sono urticanti e tendono a staccarsi anche semplicemente con il vento, invece i ciuffi di peli bianchi e neri dell’ifantria non sono urticanti e non sono la causa scatenante di nessuna reazione allergica. Inoltre, le processionarie scelgono pini e conifere, cibandosi dei loro aghi – fa eccezione la sottospecie Thaumetopoea processionea che predilige le querce – mentre l’insetto dell’ifantria opta per le latifoglie, ovvero alberi che sono provvisti di foglie larghe, indipendentemente dalla forma. I nidi che producono sugli alberi sono facilmente riconoscibili, perché le prime danno vita a un nido che ricorda la forma di una palla, quello delle seconde ricorda una ragnatela composta da fili lucidi e setosi. Infine, quando le processionarie raggiungono l’età adulta, trasformandosi in farfalle, diventano delle falene marroni che sono innocue e che vivono circa 48 ore; l’ifantria invece assume l’aspetto di una farfalla bianca, le cui ali presentano dei punti neri. 

Concludendo, l’indicazione essenziale da seguire è prestare attenzione durante le passeggiate, controllando le conifere e querce circostanti, accertandosi che non ci siano le processionarie annidate e verificando l’assenza delle stesse in processione sul suolo. È bene ricordare che, nel caso in cui si dovesse notare la presenza di tali insetti in zone pubbliche, è necessario allertare le autorità competenti perché dal 2008 è diventata obbligatoria la disinfestazione da processionaria. Se l’avvistamento riguarda aree private, spetta al proprietario occuparsi dell’operazione. 

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