Rassegna Zampa

Rassegna Zampa 7 ottobre: due cani morti in auto, Verona apre gli uffici e le altre notizie

La Rassegna Zampa di mercoledì 7 ottobre 2026 si apre con la morte di due cani trovati in un’automobile a Porto d’Ascoli: un fatto riportato da più testate, sul quale occorre però distinguere ciò che è noto dalle cause e dalle responsabilità ancora da accertare. Da Verona arriva la decisione di estendere a tutti gli uffici comunali la possibilità di portare il cane al lavoro. La ricerca offre intanto nuovi dati sul declino cognitivo del cane anziano, mentre la cronaca segnala allevamenti abusivi, esche avvelenate e altri casi nei quali prevenzione e rispetto delle regole fanno la differenza.

Porto d’Ascoli, due cani trovati morti in automobile

Sabato 4 ottobre due cani sono stati trovati morti all’interno di un’automobile a Porto d’Ascoli, frazione di San Benedetto del Tronto. Secondo la prima ricostruzione pubblicata da Riviera Oggi e ripresa il 6 ottobre da Il Messaggero, la persona che era con loro li avrebbe lasciati nel veicolo mentre si trovava in un ristorante, ritrovandoli senza vita al ritorno.

Le testate indicano il calore accumulato nell’abitacolo come causa probabile. Nelle fonti consultabili non compaiono però, al momento, un referto necroscopico, la durata accertata della permanenza nell’auto o una ricostruzione ufficiale completa. Corriere Adriatico riferisce che LNDC Animal Protection ha annunciato la presentazione di una denuncia. Saranno gli accertamenti a stabilire dinamica ed eventuali responsabilità: una denuncia o un esposto non equivalgono a una condanna.

Il principio di prevenzione, invece, non ha margini di incertezza. Un’automobile può riscaldarsi rapidamente anche quando la temperatura esterna non sembra estrema, e lasciare il cane con un finestrino socchiuso non rende sicuro l’abitacolo. Nella nostra guida al caldo e al colpo di calore abbiamo ricordato che il cane non va lasciato solo in macchina, neppure per pochi minuti. Questa indicazione resta valida anche fuori dai mesi centrali dell’estate, quando sole, umidità e scarsa ventilazione possono creare condizioni pericolose.

Nel cervello dei cani anziani alterazioni simili alle prime fasi dell’Alzheimer

Uno studio open access pubblicato il 6 ottobre su npj Dementia ha esaminato dopo la morte i tessuti cerebrali di 24 cani anziani che avevano vissuto in famiglia. I ricercatori hanno integrato l’analisi neuropatologica con le valutazioni cognitive raccolte quando gli animali erano ancora in vita e, per una parte del campione, con alcuni biomarcatori misurati nel sangue.

In tutti i cani analizzati sono stati rilevati depositi di beta-amiloide nella neocorteccia; nell’87,5% erano presenti anche nell’ippocampo. Il carico di beta-amiloide risultava maggiore nei cani con compromissione cognitiva, mentre l’età era il principale fattore associato all’accumulo nelle diverse regioni cerebrali. La concentrazione plasmatica della proteina GFAP mostrava inoltre una correlazione positiva con il carico delle placche.

Il dato non permette di affermare che la disfunzione cognitiva canina coincida con l’Alzheimer umano. Gli stessi autori invitano a usare con cautela i sistemi di classificazione sviluppati per le persone: nei cani sono state osservate caratteristiche compatibili con fasi precoci della patologia umana, ma non le placche neuritiche tipiche dell’Alzheimer avanzato. Il campione è inoltre limitato a 24 animali e richiede conferme su gruppi più ampi.

La ricerca aggiunge però un elemento importante: i cambiamenti comportamentali osservati nel cane anziano possono corrispondere a modificazioni biologiche reali e misurabili. Non dovrebbero quindi essere liquidati automaticamente con un «è soltanto vecchio». Su Dogsportal avevamo già raccontato lo studio che associa il declino cognitivo all’accorciamento del passo degli arti anteriori. Il nuovo lavoro sposta l’osservazione dal movimento al tessuto cerebrale e rafforza la necessità di riferire tempestivamente al medico veterinario disorientamento, alterazioni del sonno, cambiamenti nelle interazioni e perdita di autonomie quotidiane.

Il tema sarà approfondito anche nel webinar Dogsportal Academy del 13 ottobre, “Il cane con declino cognitivo: orientamento e vita quotidiana”, dedicato alla gestione degli spazi, delle routine e dei segnali che richiedono un confronto veterinario.

Verona estende a tutti gli uffici comunali la possibilità di portare il cane

Dal 1° novembre i dipendenti e i collaboratori del Comune di Verona potranno portare il proprio cane nei luoghi di lavoro dell’ente. Lo ha annunciato il Comune nel comunicato del 6 ottobre, spiegando che la nuova policy estende a tutte le strutture la sperimentazione avviata nel 2023 nei Musei Civici e al Museo di Storia Naturale.

L’accesso non sarà automatico né possibile ovunque. Sono esclusi gli ambienti nei quali si svolgono attività in costante e diretto contatto con il pubblico; negli uffici condivisi servirà il consenso formale di tutti i colleghi e l’autorizzazione del dirigente responsabile. La dichiarazione di responsabilità avrà validità annuale e l’autorizzazione potrà essere sospesa o revocata per ragioni di salute, sicurezza, incompatibilità o mancato rispetto delle regole.

Per Dogsportal è anche un aggiornamento di una storia già seguita: nel 2023 avevamo raccontato l’avvio della sperimentazione veronese. Il passaggio dalla prova alla policy generale indica che l’esperienza è stata giudicata positivamente dall’amministrazione, ma non scioglie la questione centrale. La presenza in ufficio deve essere adatta a quel singolo cane, con possibilità di riposare, allontanarsi, uscire e non essere costantemente coinvolto dalle persone. Il beneficio organizzativo dichiarato dal datore di lavoro non basta, da solo, a garantire il benessere dell’animale.

Nel Cremonese sequestrati cento cani in due allevamenti abusivi

Un’indagine avviata ad aprile ha portato alla chiusura di due allevamenti abusivi collegati da una gestione familiare, uno nel Cremonese e uno nel Cremasco. L’ANSA, citando i Carabinieri forestali, riferisce che sono stati sequestrati cento cani di diverse età e razze, tredici tartarughe, un gheppio e vari pappagalli. Molti cani sono stati affidati ad associazioni.

Due persone sono state denunciate. Le contestazioni riportate riguardano, tra le altre, la detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze, il furto venatorio, la detenzione illecita a fini commerciali di animali soggetti alla normativa CITES e la gestione illecita di rifiuti. Le responsabilità penali dovranno essere accertate nel procedimento.

L’operazione è stata condotta dal Nucleo Carabinieri Forestale e dal Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare, insieme al Reparto Carabinieri CITES di Pavia e ai veterinari di ATS Val Padana. È questo il dato da non perdere dietro l’espressione “allevamento lager”: per interrompere situazioni complesse servono segnalazioni circostanziate, controlli veterinari, competenze sulle specie protette e luoghi idonei ai quali affidare gli animali sequestrati.

Esche avvelenate a Moggio Alto: la conferma arriva dalle analisi

Il Comune di Moggio Udinese ha segnalato il ritrovamento di bocconi sospetti nella frazione di Moggio Alto. In questo caso non si tratta soltanto di un sospetto: come riferisce il Dolomiti riportando la comunicazione dell’amministrazione, le analisi concluse il 5 ottobre hanno confermato che le esche contenevano sostanze velenose. Il Corpo forestale ha collaborato agli accertamenti.

Chi frequenta la zona con il cane deve prestare particolare attenzione, evitare che raccolga o ingerisca materiale da terra e segnalare immediatamente eventuali esche sospette al Corpo forestale o alle forze dell’ordine, senza toccarle né spostarle. Se si sospetta un’ingestione, occorre contattare subito un medico veterinario: aspettare la comparsa di sintomi può ridurre le possibilità di intervento.

A Foligno denunciato un uomo per le minacce rivolte alla vicina

L’abbaiare dei cani avrebbe provocato una lite tra vicini nella periferia di Foligno. Secondo la ricostruzione attribuita alla Questura di Perugia e pubblicata da UmbriaON, un uomo di 47 anni avrebbe minacciato la proprietaria dicendole che avrebbe avvelenato gli animali se non li avesse fatti smettere. La Polizia di Stato è intervenuta, ha verificato che le persone coinvolte non disponessero di armi e ha denunciato l’uomo alla Procura di Spoleto per minacce.

Non risultano cani avvelenati né esche ritrovate in relazione a questo episodio. È quindi corretto parlare di una minaccia contestata, non di un tentativo di avvelenamento già compiuto. Anche in una controversia reale per rumori o disturbo, la risposta deve passare attraverso confronto, amministrazione condominiale, Polizia locale o gli altri strumenti previsti dalla legge: minacciare gli animali sposta il conflitto sul terreno penale e aumenta il rischio per tutti.

Stati Uniti, nei rifugi entrano più animali di quanti ne escano

Il 6 ottobre Shelter Animals Count, il database nazionale statunitense delle statistiche sui rifugi, ha pubblicato il rapporto relativo al primo semestre 2026. Le stime sono costruite a partire dai dati condivisi da oltre 13 mila rifugi e organizzazioni di soccorso.

Nei primi sei mesi dell’anno 3,7 milioni di cani e gatti sono entrati nelle strutture, 72 mila in più rispetto allo stesso periodo del 2025. L’aumento riguarda quasi interamente i gatti, mentre gli ingressi dei cani sono rimasti relativamente stabili. Il problema generale è il saldo: sono entrati 213 mila animali in più di quanti ne siano usciti attraverso adozioni, ricongiungimenti, trasferimenti o altri percorsi.

Le adozioni dei cani hanno raggiunto quota 1,1 milioni, ma restano inferiori di 72 mila unità rispetto al 2016. Tra i cani ancora presenti nelle strutture, 236 mila sono adulti e rappresentano il 66% degli animali in attesa di un esito. Le adozioni dei gatti hanno invece raggiunto un milione, il risultato semestrale più alto dell’ultimo decennio, senza però compensare l’aumento degli ingressi e la pressione della stagione delle cucciolate.

Sono dati statunitensi e non possono essere trasferiti automaticamente alla realtà italiana. Descrivono tuttavia un meccanismo che conosciamo anche nei nostri rifugi: l’adozione, da sola, non risolve un sistema nel quale continuano ad arrivare più animali di quanti riescano a uscirne. Servono prevenzione degli abbandoni, ricongiungimento con le famiglie, sterilizzazioni dove necessarie, sostegno agli affidi temporanei e percorsi di adozione capaci di accompagnare anche i cani adulti.

Dall’incendio di Ancona al Monte Amaro: sicurezza significa non lasciare indietro nessuno

Un incendio scoppiato il 2 ottobre sul balcone di un appartamento in via Maestri del Lavoro, ad Ancona, ha imposto l’evacuazione temporanea di un complesso residenziale. Cronache Ancona ha ricostruito l’intervento: i Vigili del fuoco hanno spento le fiamme e i Carabinieri della Sezione Radiomobile hanno aiutato gli abitanti, comprese persone anziane, a portare in sicurezza anche i cani. Non risultano feriti o intossicati. È un episodio positivo, ma ricorda l’utilità di prevedere nel piano familiare di emergenza trasportini, guinzagli, documenti sanitari e una persona di riferimento che sappia come mettere al sicuro gli animali.

Sul Monte Amaro il problema è stato opposto: alcuni visitatori hanno portato cani in una zona nella quale l’accesso agli animali domestici è vietato, introducendoli anche nel Bivacco Pelino appena riaperto. Montagna.TV, riportando la comunicazione del Parco Nazionale della Maiella, spiega che la vetta si trova nella Zona A di riserva integrale e che le immagini saranno segnalate ai Carabinieri forestali. Portare il cane in montagna non significa poter accedere ovunque: prima dell’escursione vanno controllati regolamenti del parco, itinerario, condizioni ambientali e compatibilità dell’esperienza con quel cane.

Cani robot contro i lupi: per ora è una proposta da verificare

In Veneto si discute dell’impiego di quadrupedi robotici per sorvegliare gli allevamenti e rilevare l’avvicinamento di lupi o altri animali. La Tribuna di Treviso ha presentato il progetto il 2 ottobre come una soluzione allo studio di Veneto Agricoltura; il 6 ottobre sono arrivate anche critiche politiche, riprese da il Dolomiti.

Esiste una base tecnica concreta: una tesi dell’Università di Padova descrive lo sviluppo di un sistema di comunicazione tra un robot quadrupede e dispositivi esterni, finalizzato in prospettiva alla dissuasione dei lupi. Questo, però, non dimostra ancora efficacia sul campo, sostenibilità economica o assenza di effetti indesiderati sulla fauna e sugli animali allevati. La notizia corretta è quindi l’esistenza di una sperimentazione tecnologica, non l’arrivo di una soluzione già pronta a sostituire i cani da guardiania o le altre misure di prevenzione.

Gatti scomparsi in Valtiberina: i fatti accertati e le ipotesi ancora da verificare

Tra l’Altotevere umbro e Sansepolcro sarebbero scomparsi circa venti gatti. Il 6 ottobre La Nazione ha raccolto la denuncia della presidente della sezione ENPA di Sansepolcro, che riferisce di aver interessato i Carabinieri e le forze di polizia dei territori coinvolti. Segnalazioni analoghe riguarderebbero San Giustino, Citerna e Città di Castello.

Quello che al momento possiamo riportare è la scomparsa segnalata di diversi animali e l’esistenza di una denuncia. Non risultano invece conferme ufficiali sull’identità di eventuali responsabili, sul destino dei gatti o sull’ipotesi che le sparizioni siano legate a rituali in vista di Halloween. Anche le testimonianze relative a un’automobile sospetta devono essere verificate dagli investigatori.

Presentare una spiegazione suggestiva come se fosse già dimostrata rischia di produrre allarme, accuse indiscriminate e informazioni inutili per le indagini. Chi ha perso un gatto dovrebbe raccogliere fotografie, numero di microchip quando presente, data e luogo dell’ultimo avvistamento e formalizzare la segnalazione alle autorità. Eventuali immagini di videocamere, targhe o comportamenti sospetti vanno consegnati alle forze dell’ordine, evitando identificazioni pubbliche sui social.

Il punto di vista di Dogsportal

Le notizie di oggi ricordano che osservare non significa interpretare in fretta. Nel cane anziano, un cambiamento che sembra generico può avere una base biologica e merita una valutazione clinica. Nei rifugi, i singoli lieti fini non cancellano la pressione raccontata dai numeri. Nella cronaca, infine, una denuncia e una preoccupazione legittima non autorizzano a trasformare un’ipotesi in una certezza.

L’informazione sul benessere animale è utile quando distingue ciò che sappiamo da ciò che stiamo ancora cercando di capire. Vale nella ricerca scientifica, nella gestione dei rifugi e nelle indagini su animali scomparsi. La responsabilità comincia anche dalle parole con cui raccontiamo i fatti.

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