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Passi più corti negli arti anteriori: un nuovo segnale precoce di declino cognitivo nel cane anziano

Quando un cane invecchia, lo sguardo di chi vive insieme a lui si abitua a piccoli cambiamenti: un risveglio più lento, qualche esitazione davanti alle scale, un sonno diverso. Difficilmente, però, si pensa che la lunghezza di un passo possa raccontare qualcosa di ciò che accade nel cervello. Eppure è proprio questa l’intuizione al centro di uno studio che apre una prospettiva nuova sulla diagnosi precoce della sindrome da disfunzione cognitiva canina.

La ricerca, coordinata da Natasha J. Olby, docente di neurologia e neurochirurgia veterinaria alla North Carolina State University, è stata pubblicata sulla rivista Frontiers in Veterinary Science. Il punto di partenza è semplice quanto sorprendente: i cani anziani che sviluppano un deterioramento cognitivo tendono a compiere passi sempre più brevi con gli arti anteriori, un fenomeno che ricorda da vicino quanto osservato nelle persone affette da demenza. Secondo gli autori, monitorare la lunghezza del passo potrebbe trasformarsi in uno strumento utile per individuare in anticipo il declino cognitivo e favorire un ricorso più tempestivo alle cure veterinarie.

Come è stato condotto lo studio

Gli studiosi hanno seguito 88 cani anziani e geriatrici, maschi e femmine, di razza pura o meticci, arruolati nel Longitudinal Study of Canine Neuroaging. L’ingresso nello studio avveniva una volta raggiunto il 75% dell’aspettativa di vita prevista per taglia e razza, con un’età media di 12,7 anni. Ogni sei mesi gli animali venivano sottoposti a tre giornate consecutive di valutazioni cliniche: esami neurologici, ortopedici e fisiologici, insieme a test cognitivi, della vista, dell’udito, della forza muscolare e della mobilità.

A chi vive con questi cani è stato chiesto di compilare questionari standardizzati, tra cui la Canine Dementia Scale (CADES), impiegata per quantificare il deterioramento cognitivo, e la Canine Brief Pain Inventory (CBPI), utilizzata per stimare l’eventuale presenza di dolore cronico. Il cuore della ricerca, però, era l’analisi dell’andatura: i cani percorrevano un corridoio lungo cinque metri al proprio ritmo, tenuti al guinzaglio morbido e senza incoraggiamenti verbali o premi in cibo. Le registrazioni servivano a misurare la lunghezza media del passo, assoluta e relativa, corretta in base alle dimensioni corporee.

Cosa hanno scoperto i ricercatori

L’analisi statistica ha mostrato che la lunghezza relativa del passo degli arti anteriori tendeva a ridursi nel corso delle visite. Il dato interessante è emerso considerando età e funzione cognitiva insieme: l’accorciamento del passo risultava associato soprattutto al peggioramento dei punteggi CADES, e non al semplice invecchiamento. In media, un aumento di dieci punti nella scala CADES corrispondeva a una riduzione dell’1,2% della lunghezza relativa del passo anteriore. Negli arti posteriori, invece, non sono emerse variazioni significative né in relazione all’età né al declino cognitivo.

“Qui dimostriamo che la lunghezza del passo degli arti anteriori diminuisce con l’età, ma ancora più significativamente con il deterioramento cognitivo”, ha spiegato Olby. “Abbiamo scoperto che l’effetto del declino cognitivo è maggiore di quello dovuto al solo invecchiamento.”

Perché anteriori e posteriori si comportano in modo diverso

La distinzione tra i due treni di arti non è un dettaglio tecnico, ma una possibile chiave di lettura neurologica. I ricercatori ipotizzano che le differenze dipendano dal diverso coinvolgimento delle strutture cerebrali deputate al controllo del movimento. “Nei cani, gli arti posteriori sono importanti per la propulsione, mentre gli anteriori contribuiscono anche al cambio di direzione e alla frenata”, ha osservato Olby. La corteccia cerebrale, ha aggiunto la studiosa, integra una quantità maggiore di informazioni sensoriali nei circuiti che controllano gli arti anteriori, rendendoli più vulnerabili alla perdita delle funzioni cognitive superiori.

Lo studio ha inoltre rilevato che la presenza di dolore cronico contribuisce a ridurre ulteriormente la lunghezza del passo. Gli autori concludono che questa misura rappresenta un parametro oggettivo di mobilità, capace di riflettere i cambiamenti legati al declino cognitivo dovuto all’età e, in misura minore, al dolore persistente.

Quando è il momento di rivolgersi al veterinario

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Il messaggio pratico che arriva da questa ricerca è chiaro e prudente. “Se chi vive con il cane nota che il passo degli arti anteriori si sta accorciando dovrebbe consultare il veterinario, perché potrebbero esserci cause alternative, come dolore artritico o problemi cervicali, che possono essere trattati”, ha concluso Olby. “Se viene diagnosticato un declino cognitivo, esistono comunque diversi interventi sullo stile di vita che possono essere adottati, anche se attualmente non esiste una cura definitiva.”

Il punto di vista di Dogsportal

C’è qualcosa di profondamente coerente con la nostra idea di cinofilia in questa ricerca: l’osservazione attenta e quotidiana del cane diventa strumento di prevenzione. La prospettiva di vita dei nostri compagni si è allungata enormemente rispetto a quella dei loro antenati, grazie a una migliore alimentazione, a una tutela più efficace della salute e a una prevenzione più consapevole delle malattie. Ma vivere più a lungo significa anche affrontare l’invecchiamento fisiologico di tutti gli organi, sistema nervoso centrale compreso.

La sindrome da disfunzione cognitiva è, a tutti gli effetti, il corrispettivo canino delle demenze umane, simile alla malattia di Alzheimer sia nella fisiopatologia che nelle manifestazioni. Il problema, spesso, è che i suoi primi segnali vengono scambiati per normali aspetti dell’invecchiamento e non vengono nemmeno riferiti al veterinario. Uno studio come questo ha il merito di offrire un indicatore concreto e misurabile, qualcosa che chiunque viva accanto a un cane anziano può imparare a notare. Non sostituisce la diagnosi clinica, ma può accorciare i tempi tra il primo dubbio e la prima visita, e in medicina (umana o veterinaria) il tempo è quasi sempre un alleato prezioso.

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Lo studio: https://www.frontiersin.org/journals/veterinary-science/articles/10.3389/fvets.2026.1814017/full

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