Save list bocciata in emilia-romagna, Fiazza (Lega): “il PD ha bloccato tutto per ragioni politiche”
A quasi tre settimane dalla bocciatura in commissione Sanità dell’Emilia-Romagna, e dopo un ulteriore voto contrario in Consiglio regionale, il consigliere della Lega Tommaso Fiazza rompe il silenzio con un comunicato stampa in cui attribuisce il risultato non al merito della proposta, ma all’identità politica di chi l’ha presentata.
“Il paradosso politico è evidente”, scrive Fiazza: “la sinistra sostiene che il problema delle aggressioni canine esiste e che servono più prevenzione e più formazione, ma impedisce perfino di discutere una proposta che andava proprio in quella direzione. Evidentemente il problema non era il contenuto, ma la firma in calce al testo.”
Una lettura comprensibile dal punto di vista della dialettica politica. Meno convincente dal punto di vista cinofilo.
Perché il nodo non era chi ha firmato il testo, ma cosa conteneva. La Save List, ovvero l’idea che esistano razze strutturalmente più pericolose di altre e che debbano essere sottoposte a un regime normativo differenziato, è un approccio che la stessa ordinanza ministeriale ha già abbandonato. Non per sensibilità politica, ma perché le evidenze comportamentali ed etologiche non supportano quella impostazione. La pericolosità non è una proprietà della razza: è il risultato di come un cane viene cresciuto, gestito e socializzato.
Fiazza sostiene che “nessuno abbia mai detto che esistano razze da demonizzare”, e che il punto sia semplicemente che certi cani richiedono umani di riferimento più preparati. Su questo, in linea di principio, non c’è nulla da contestare. Il problema è che il meccanismo operativo scelto, la lista di razze, contraddice esattamente quella premessa: selezionare per razza significa ragionare per categorie, non per individui. Ed è precisamente questo che la scienza del comportamento animale ha smesso di fare da anni.
Lo abbiamo scritto quando è arrivato il DDL 1572. Lo abbiamo scritto quando è emersa la proposta lombarda. Lo ripetiamo ora, senza piacere nel farlo: fin quando il dibattito pubblico continuerà a cercare soluzioni nelle liste invece che nelle storie individuali di ogni singolo cane, il problema delle aggressioni rimarrà irrisolto. E ogni bocciatura in commissione, per quanto corretta nel merito, non farà che rimandare la prossima proposta identica con una firma diversa.
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