IN COMMISSIONE SANITÀ DELL’EMILIA-ROMAGNA, BOCCIATA LA PROPOSTA LEGHISTA SULLA “SAVE LIST” PER I CANI
La commissione Sanità dell’Emilia-Romagna, presieduta da Giancarlo Muzzarelli, ha dato parere contrario a maggioranza alla proposta di legge alle Camere presentata da Tommaso Fiazza (Lega), che chiedeva l’introduzione di nuove norme per la gestione dei cosiddetti “cani pericolosi” attraverso il meccanismo della “Save List”. La votazione si è tenuta nei giorni scorsi e ha visto il centrosinistra compatto nell’opposizione al testo.
A motivare il no è stata la consigliera Valentina Ancarani (Pd), che ha ricordato come l’approccio per razze sia stato superato già a livello ministeriale: l’ordinanza del Ministero della Salute, nella sua versione vigente, non contiene più alcun elenco di “razze canine pericolose”. Puntare sulla Save List, ha spiegato Ancarani, significa insistere su un concetto che la stessa normativa nazionale ha già abbandonato. L’alternativa indicata dal centrosinistra è quella di investire sulla prevenzione, sull’educazione di chi vive insieme ai cani, su programmi di informazione capillare e sul sostegno ai canili nei percorsi di riabilitazione.
Fiazza, dal canto suo, ha lamentato un’occasione mancata per tutta l’Emilia-Romagna, attribuendo la bocciatura non a ragioni di merito ma a una logica di schieramento: “il centrosinistra ha fatto perdere una occasione importante solo perché la proposta è arrivata dall’opposizione e dalla Lega”.
Cosa prevedeva la proposta
Il progetto di legge, presentato lo scorso autunno, chiedeva l’attivazione di un percorso di certificazione per chi intende adottare un esemplare appartenente a razze classificate come complesse, con l’obiettivo di verificarne l’idoneità prima dell’adozione. Era inoltre previsto il divieto di riproduzione, vendita e cessione dei cani inclusi nella Save List, con l’unica eccezione dei soggetti con pedigree ceduti da allevatori regolarmente autorizzati.
Un pacchetto di misure che, nella sostanza, riproponeva l’impianto logico già al centro del dibattito nazionale sul DDL 1572, il disegno di legge sulle aggressioni canine approvato in prima lettura dal Senato e poi rimasto fermo alla Camera. Su quel testo Dogsportal si è espresso con nettezza, definendolo una legge ingiusta e antiscientifica: l’idea che la pericolosità sia una proprietà della razza, anziché il risultato di come un cane viene cresciuto, gestito e socializzato, non trova riscontro nelle evidenze etologiche e comportamentali disponibili.
Il punto di Dogsportal
Quello che è accaduto in Emilia-Romagna non è un fatto isolato né un episodio di ordinaria dialettica politica regionale. È un segnale che nel dibattito sulle aggressioni canine qualcosa, lentamente, si sta spostando. L’argomento secondo cui le liste di razze sono uno strumento superato non arriva più soltanto dalle associazioni animaliste o dagli esperti di comportamento: lo sostiene ora apertamente anche la politica che ha bocciato la proposta, citando proprio l’evoluzione della normativa ministeriale.
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Il problema, però, è che superare un approccio in commissione non significa averlo sconfitto nel dibattito pubblico. Ogni cronaca di aggressione riapre lo stesso copione: si cerca la razza, si invoca il bando, si agita il registro. E la parte più difficile del lavoro, quella che riguarda la formazione, la valutazione comportamentale individuale, il supporto ai canili, la responsabilizzazione concreta di chi vive con un cane, rimane sullo sfondo.
Abbiamo già scritto del ruolo anomalo che il DDL 1572 assegnava all’ENCI nella gestione dei test di affidabilità comportamentale, con il relativo conflitto di interessi che ne derivava. Abbiamo seguito le polemiche sulla cosiddetta “save list lombarda”. La bocciatura emiliano-romagnola è un passo nella direzione giusta, ma il percorso è ancora lungo. Fino a quando il legislatore continuerà a cercare soluzioni nelle liste di razze invece che nelle storie individuali di ogni singolo cane, il problema rimarrà irrisolto.
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