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Unità cinofile e Pubblica Amministrazione: perché serve una disciplina specifica, ne parliamo con Francesco Piliego

Le unità cinofile specializzate sono ormai una presenza costante nei sistemi di sicurezza pubblica e urbana. Le vediamo impiegate nel contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti, nella prevenzione del degrado urbano, nella sicurezza degli eventi, nella ricerca di esplosivi, nella protezione di obiettivi sensibili e nel supporto alle Polizie Locali e alle altre Forze di Polizia. Eppure, come sottolinea Francesco Piliego, fondatore di K9 Secure e voce tra le più autorevoli della detection operativa italiana, esiste un tema che raramente entra nel dibattito pubblico e istituzionale: chi definisce oggi gli standard di qualità che devono possedere i soggetti che forniscono questi servizi alla Pubblica Amministrazione?

Le domande che Piliego mette sul tavolo sono precise. Quali requisiti professionali devono possedere gli operatori? Quali garanzie devono essere richieste alle organizzazioni che operano nel settore? Quali criteri tecnici devono essere adottati per valutare l’efficienza delle unità cinofile impiegate in attività di sicurezza? La risposta, nella maggior parte dei casi, è disarmante nella sua semplicità: non esiste ancora una disciplina organica e specifica. Esistono norme generali, procedure amministrative, regolamenti che riguardano singoli aspetti dell’attività, riferimenti tecnici e certificativi sviluppati dal mercato e dagli organismi di certificazione. Ma manca un quadro normativo capace di identificare in modo chiaro il settore delle unità cinofile specializzate impiegate nei servizi di sicurezza a supporto della Pubblica Amministrazione. Per Piliego questo rappresenta uno dei principali vulnus del sistema italiano.

Sicurezza e sport: due mondi che non possono avere gli stessi standard

Un passaggio del ragionamento merita particolare attenzione. La cinofilia italiana, riconosce Piliego, possiede una tradizione straordinaria: ha sviluppato attività sportive, formative e tecniche di assoluto valore e ha creato competenze che rappresentano un patrimonio importante per l’intero settore. Tuttavia il mondo della sicurezza opera secondo logiche differenti. Gli obiettivi sono differenti, le responsabilità sono differenti, i rischi sono differenti e soprattutto differenti devono essere gli standard richiesti. Un cane impiegato in un contesto sportivo non opera all’interno di un dispositivo di sicurezza urbana, e un operatore cinofilo che svolge attività ricreative non assume le stesse responsabilità di chi opera a supporto di una Polizia Locale, di un Ente Pubblico o di un sistema di sicurezza integrata.

È la stessa distinzione che Piliego ci aveva raccontato nell’intervista dedicata alla vita quotidiana dei cani da rilevamento, dove emergeva con chiarezza quanto il lavoro operativo richieda selezione, preparazione e benessere del cane su livelli che nulla hanno a che vedere con l’improvvisazione: https://www.dogsportal.it/dogsportal-francesco-piliego-vita-cani-rilevamento/

Per questo, secondo Piliego, il settore merita una riflessione normativa dedicata. Non per creare nuove complicazioni burocratiche né per aumentare gli adempimenti, ma per definire criteri chiari e trasparenti che consentano alle Pubbliche Amministrazioni di individuare soggetti realmente qualificati: requisiti professionali, requisiti tecnici, requisiti organizzativi, standard certificativi, procedure di verifica, criteri di affidamento. Elementi che oggi troppo spesso vengono lasciati all’interpretazione delle singole amministrazioni o alla sensibilità dei singoli responsabili del procedimento.

La riforma della Polizia Locale come occasione

La questione assume una rilevanza ancora maggiore alla luce del dibattito in corso sulla riforma della Polizia Locale. Per Piliego questo sarebbe stato, e potrebbe ancora essere, il contesto ideale per affrontare il tema: le Polizie Locali rappresentano oggi uno dei principali soggetti utilizzatori di servizi specialistici con unità cinofile, e definire criteri nazionali di riferimento per l’affidamento e l’impiego di questi servizi significherebbe garantire maggiore uniformità, maggiore qualità e maggiore tutela sia per gli enti affidanti sia per i cittadini.

Non servirebbe nemmeno inventare nuovi modelli. In buona parte d’Europa esistono già orientamenti, standard tecnici e procedure consolidate: paesi che da anni hanno sviluppato sistemi di qualificazione professionale, protocolli operativi e criteri di valutazione specifici per le attività cinofile applicate alla sicurezza. L’Italia potrebbe semplicemente osservare ciò che funziona e adattarlo al proprio ordinamento.

Il modello dell’accreditamento: lo Stato definisce gli standard, il privato qualificato costruisce le capacità

C’è poi un aspetto che, nelle parole di Piliego, merita una riflessione ancora più ampia. In molti paesi europei e in numerosi contesti internazionali lo Stato non sviluppa necessariamente ogni singola unità cinofila all’interno delle proprie strutture. Esistono invece sistemi di accreditamento e qualificazione che consentono alle amministrazioni di acquisire direttamente unità cinofile provenienti da organizzazioni private specializzate, purché queste soddisfino requisiti tecnici, professionali e organizzativi definiti dall’autorità pubblica.

Un modello interessante sotto molteplici aspetti. Consente allo Stato di definire preventivamente gli standard che il cane, il conduttore e l’organizzazione devono possedere per operare in uno specifico settore della sicurezza, e permette di trasferire parte degli investimenti necessari per la selezione, l’allevamento, la preparazione e la formazione iniziale verso soggetti privati qualificati, mantenendo però in capo all’amministrazione il controllo degli standard e dei risultati.

Il vantaggio, osserva Piliego, non è soltanto operativo ma anche economico. In un periodo storico caratterizzato da spending review e razionalizzazione della spesa pubblica, appare legittimo interrogarsi su quanto potrebbe essere efficiente un modello nel quale lo Stato definisce gli standard e il mercato qualificato sviluppa le capacità operative richieste. Pensiamo alle unità cinofile antidroga, antiesplosivo o dedicate alla sicurezza urbana: se esistessero criteri nazionali chiari per la selezione, la preparazione, la certificazione e la fornitura, le amministrazioni potrebbero acquisire cani già conformi ai requisiti richiesti, riducendo i tempi di formazione, abbattendo parte dei costi di sviluppo e rendendo immediatamente disponibili risorse operative già validate secondo standard condivisi.

Piliego è netto nel precisare che non si tratterebbe di privatizzare una funzione pubblica, ma di adottare un modello già utilizzato in numerosi settori della sicurezza, nel quale il pubblico mantiene la definizione delle regole, dei controlli e degli standard, mentre il privato qualificato contribuisce alla costruzione delle capacità operative. Un approccio che potrebbe rappresentare una delle più importanti innovazioni del settore nei prossimi anni. Perché la vera domanda, conclude, non è chi addestra il cane: la vera domanda è come garantire che quel cane, quel conduttore e quel sistema siano realmente in grado di soddisfare gli standard che la sicurezza pubblica moderna richiede.

Il tema, in definitiva, non riguarda il cane e nemmeno il singolo operatore. Riguarda la qualità del servizio erogato alla Pubblica Amministrazione, la tutela delle risorse pubbliche, la sicurezza degli operatori, la responsabilità di chi affida e di chi esegue il servizio. E riguarda soprattutto la necessità di costruire un settore maturo, credibile e riconosciuto, valutato non sulla base delle dichiarazioni ma su requisiti oggettivi, verificabili e misurabili. Perché quando si parla di sicurezza, la qualità non dovrebbe mai essere una scelta: dovrebbe essere un requisito.

Il punto di vista di Dogsportal

Su Dogsportal seguiamo da tempo il mondo della detection operativa e le sue criticità strutturali, e la riflessione di Piliego arriva su un terreno che conosciamo bene. Ne avevamo già scritto analizzando il vuoto normativo e il dumping economico emersi sul pagamento delle unità cinofile nei grandi eventi, a partire dal caso dei compensi proposti in vista di Milano Cortina 2026: https://www.dogsportal.it/il-pagamento-delle-unita-cinofile-nei-grandi-eventi/

I due temi sono facce della stessa medaglia: dove mancano standard e requisiti definiti, a decidere è il prezzo, e a pagarne le conseguenze sono la qualità del servizio, la sicurezza dei cittadini e, non da ultimo, il benessere dei cani impiegati. Un cane da rilevamento è uno strumento straordinario proprio perché è un essere vivente altamente selezionato e preparato, come raccontiamo nella nostra guida dedicata al cane da detection (https://www.dogsportal.it/il-cane-da-detection/), e proprio per questo merita un quadro di regole che tuteli lui, il suo conduttore e chi beneficia del suo lavoro. La riforma della Polizia Locale in discussione è un’occasione concreta per aprire finalmente questo capitolo: sarebbe un peccato, per l’intero sistema Paese, lasciarla passare senza affrontarlo.

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