Würstel con chiodi a Nichelino, cane operato d’urgenza
Una manciata di würstel con dei chiodi conficcati all’interno, congelati e poi lanciati dentro il cortile di un’abitazione privata. È quanto è successo a Nichelino, e a darne notizia è stato Fiodor Verzola, assessore con delega alle politiche animaliste, attraverso i canali dell’Ufficio Tutela Animali del Comune.
Uno di quei bocconi è stato ingerito dal cane che vive in quella casa; l’animale viene operato in queste ore.
Nel raccontare l’episodio, l’assessore si è soffermato su un aspetto preciso, quello del tempo che chi ha agito ha avuto a disposizione per fermarsi e non lo ha fatto. Verzola parla apertamente della premeditazione necessaria a organizzarsi, preparare tutto e poi andare a gettare quei bocconi in un cortile, con la certezza di colpire l’obiettivo; definisce il gesto «ignobile e sciagurato» e dice di condannarlo senza riconoscere alcun tipo di attenuante, perché una giustificazione possibile, a suo giudizio, non esiste.
Il suo pensiero, ha aggiunto, va soprattutto al cane e alla sua famiglia umana, con la speranza che tra qualche giorno si possa raccontare questa storia soltanto come un bruttissimo ricordo.
Sul piano formale, l’Ufficio Tutela Animali interverrà anche attraverso una denuncia, affinché vengano svolti tutti gli accertamenti necessari per provare a risalire al responsabile.
C’è poi il passaggio con cui Verzola si rivolge direttamente a chi vive con un cane, ed è forse il più duro da leggere: quello che fino a ieri poteva sembrare l’incubo teorico di chiunque, un’immagine da scongiurare, è successo davvero, ed è successo a Nichelino. Da qui l’invito a prestare attenzione a quello che il cane trova intorno a sé e agli spazi che frequenta, e soprattutto a non limitarsi a raccogliere i bocconi sospetti, ma a segnalare immediatamente l’accaduto alle autorità competenti.
Il dettaglio del congelamento, che nel racconto dell’assessore passa quasi in secondo piano, merita invece di essere letto per quello che è. Mettere i würstel in freezer non serve a conservarli, serve a tenerli compatti e a impedire che i chiodi escano durante il lancio oltre una recinzione. È un accorgimento pratico, pensato a freddo, che conferma quanto poco di impulsivo ci sia in questa storia.
Vale lo stesso per la scelta del bersaglio. Non si tratta di un’esca abbandonata su un marciapiede nella speranza che qualcuno la raccolga, ma di bocconi lanciati dentro uno spazio chiuso, dove vive un cane preciso, che non può allontanarsi e che quel würstel lo trova per forza.
Nichelino, purtroppo, ha una storia lunga su questo fronte. Nel 2020 erano stati trovati pezzi di carne con stuzzicadenti in zona via Bengasi; nel 2021 bocconi con viti e chiodi in via Pio La Torre, angolo via Amendola, seguiti da un cartello di segnalazione affisso all’ingresso dell’area cani di via Martiri; nel 2023 di nuovo bocconi con chiodi nell’area cani di via Pateri. Sono episodi distanti nel tempo e con ogni probabilità non collegati tra loro, ma raccontano un contesto in cui questa modalità è conosciuta, ripetuta e mai davvero interrotta.
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Sul cosa fare, il nostro punto di vista coincide con l’appello dell’assessore e prova ad aggiungerci qualche indicazione operativa.
La prima riguarda il ritrovamento. Davanti a un boccone sospetto l’istinto è farlo sparire perché non lo mangi nessuno, però in questo modo si cancella l’unica traccia disponibile e si lascia l’area senza controllo, quando è probabile che i bocconi non siano uno solo. Meglio fotografare l’esca e il punto esatto in cui si trova, segnalare subito alla polizia locale e al servizio veterinario dell’ASL, e lasciare a loro il recupero e la bonifica della zona.
La seconda riguarda l’emergenza. Se il cane ha già ingerito qualcosa del genere si va in clinica immediatamente, senza aspettare la comparsa dei sintomi e senza tentare di farlo vomitare con rimedi casalinghi: quando dentro il boccone ci sono chiodi, spilli o schegge, un vomito indotto in casa può fare più danni dell’ingestione stessa, perché trascina i corpi taglienti all’indietro lungo l’esofago. La radiografia e la decisione su come intervenire spettano soltanto al veterinario.
La terza è la più scomoda, e nasce proprio da questa vicenda. Chi vive insieme a un cane in una casa con cortile o giardino considera quello spazio sicuro per definizione, ed è esattamente quella certezza che oggi si incrina. Un giro perimetrale del proprio cortile, prima di lasciarci il cane da solo, è un gesto che costa due minuti, soprattutto se la recinzione affaccia su una strada o su una proprietà confinante.
Per il resto, in questo momento conta soltanto che l’intervento vada bene e che tra qualche giorno questa storia si possa raccontare, come si augura Verzola, solo come un brutto ricordo.
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