Diritto e normative sul cane

Le conseguenze dell’omessa custodia del cane. Tutto quello che è urgente sapere!

Incidenti contro persone o altri animali: nella maggior parte dei casi l’elemento determinante è legato ad una mancata gestione del cane e all’omessa custodia.

I casi eclatanti di aggressioni canine verso gli esseri umani con esito mortale sono un fenomeno contenuto rispetto alla quantità di cani che convivono con l’uomo, ma che sta via via diventando sempre più frequente e assume particolare visibilità per il carattere sensazionalistico utilizzato negli articoli di stampa che correttamente danno risalto ad eventi di tal sorta, facendo leva su un immaginario collettivo che tarda a accettare che il cane, fedele amico dell’uomo, possa anche causarne la morte diventando il suo peggior nemico.

In realtà, a ben vedere, la convivenza tra umani e cani è la storia di una lunga coevoluzione che evidentemente ha avuto un gran successo, dato che ai giorni nostri i cani sono parte integrante della società, sono completamente inseriti nei contesti urbani e vengono considerati veri e propri membri della famiglia.

Molti ne possiedono uno o anche più di uno e chi non ne possiede ha comunque una altissima probabilità di interagire quotidianamente con un cane altrui. Questa convivenza è in linea di massima positiva; presenta più benefici che criticità perché nella maggioranza delle interazioni non si hanno conflitti tra esseri umani e cani.

Scelta consapevole prima di adottare o acquistare un cane

Tuttavia l’intensificarsi di episodi di aggressioni in cui i protagonisti sono i cani, prima ancora dell’analisi della legislazione in materia e delle relative conseguenze sia sul piano civilistico che sul piano penalistico comporta, ad avviso di chi scrive, una riflessione di natura culturale e morale.

Difatti, proprio il pregnante inserimento del cane nel contesto sociale dovrebbe determinare in colui che decide di intraprendere questo rapporto di convivenza una così detta “scelta consapevole” orientata su un “doppio binario”, costituito dall’analisi della razza che si va a scegliere -con le sue attitudini fisiche e comportamentali- e la reale capacità di gestire quella determinata razza nel contesto in cui si svilupperà il rapporto.

In buona sostanza, sarebbe doveroso che chi acquista o adotta un cane faccia una serie di valutazioni che spesso invece sono tralasciate o messe in secondo piano perché la priorità nella scelta si orienta su canoni di bellezza, sulla moda del momento o sulle tendenze dei social.

Scelta della razza

Prima di tutto, la scelta della razza costituisce un elemento di notevole valore morale in quanto, sebbene la razza in sé non definisca completamente il comportamento del cane che si sceglierà, poiché carattere del cane sarà comunque influenzato da altri fattori, sicuramente la sua scelta rappresenta una base per acquisire le conoscenze sulla componente genetica delle doti tipiche e delle caratteristiche selezionate per l’utilizzazione per cui la razza stessa è stata creata.

Probabilmente questo approccio consapevole da parte del futuro proprietario, consentirebbe di prevenire molti incidenti legati a una gestione inadeguata e a una scarsa conoscenza del cane che si è scelto.

Difatti, non si può negare che la maggior parte delle vicende che leggiamo nei fatti di cronaca che hanno come protagonisti i cani riguardano situazioni di conflitto e, tra queste, la più pericolosa è sicuramente rappresentata dalle aggressioni di cani ad umani con esito mortale.

I casi di aggressione per inadeguata e /o mancata custodia sono frequentissimi: ha fatto grande risalto la notizia di cronaca riguardante la morte di un giovane che mentre faceva jogging nel bosco di Manziana è stato assalito da tre rottweiler incustoditi usciti da una proprietà privata.

Successivamente a questa notizia si sono susseguite nel giro di poche settimane altre notizie analoghe.

Nella maggior parte dei casi l’elemento determinante è legato ad una mancata gestione del cane e all’omessa custodia.

In questo articolo abbiamo deciso di dar risalto alla fattispecie dell’omessa custodia in quanto determina un pericolo potenziale per la collettività, oltre che per i componenti del nucleo familiare.

Il presupposto da cui partire è che la specie non umana che scegliamo più comunemente di accogliere nelle nostre case e nella nostra vita discende da un carnivoro che in natura “preda” sia piccoli che grandi animali.

E’ un carnivoro sociale capace di lavorare sia insieme ad altri cani che in collaborazione con gli umani e questa attitudine, maggiormente esaltata in alcune razze, crea il problema della giusta gestione perché in caso di omessa custodia le conseguenze possono avere risalto sia sul piano civilistico che penalistico.

Dal punto di vista civilistico il riferimento è l’art. 2052 cc, rubricato “Danno cagionato da animali” che così recita:

“Il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso è responsabile dei danni cagionati dall’animale sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito”.

La ratio della norma è rinvenuta nel dovere di custodia gravante sul proprietario/fruitore dell’animale e prevede alternativamente e senza vincolo di solidarietà la responsabilità del proprietario o dell’utilizzatore.

La giurisprudenza sul punto è pacifica nel confermare che l’obbligo di custodia di un animale sorge ogni qualvolta sussista una relazione di semplice detenzione, anche solo materiale o di fatto.

In buona sostanza, non rileva stabilire chi sia il proprietario dei cani qualora sia pacifico chi abbia la materiale disponibilità.

LEGGI ANCHE: Ospitare e detenere un cane: i doveri legali (spesso sconosciuti) e come evitare rischi

Inoltre la Cassazione sia civile che penale è unanime nel precisare che l’obbligo di detenzione e controllo si estende anche ai comportamenti imprudenti altrui, in quanto una eventuale colpa della vittima semmai può concorrere ma non escludere la colpa del proprietario /detentore. (Cass. Pen. sez IV n.37183 del 3.10.2022)

Ancora, è importante sottolineare che la fuga di animali da recinti, abitazioni o proprietà non configura un caso fortuito da invocare per escludere la responsabilità, in quanto la stessa è presunta ed è fondata dall’esistenza del solo rapporto di fatto con l’animale.

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La prova del caso fortuito, che incombe sul proprietario è rappresentata solo dall’imprevedibilità, inevitabilità ed eccezionalità di un evento slegato dalla imprevedibilità del comportamento del cane/animale che in quanto tale è invece da considerarsi come una caratteristica intrinseca nella natura di un essere vivente non umano privo di raziocinio.

Pertanto se dal punto di vista civilistico, in caso di omessa custodia che determini danni causati da animali, esiste una sorta di responsabilità oggettiva legata al solo rapporto di fatto con l’animale, dal punto di vista penalistico così non è in quanto la responsabilità penale va accertata in positivo, occorre che sussista la colpa che non è presunta.

Omessa custodia e mal governo di animali

Ma andiamo con ordine: l’articolo di riferimento è il 672 c.p. rubricato “Omessa custodia e mal governo di animali” il quale prevede: “Chiunque lascia liberi, o non custodisce con le debite cautele, animali pericolosi da lui posseduti, o ne affida la custodia a persona inesperta, è punito con la sanzione amministrativa da euro 25 a euro 258.

Alla stessa sanzione soggiace:

1) chi, in luoghi aperti, abbandona a se stessi animali da tiro, da soma o da corsa, o li lascia comunque senza custodia, anche se non siano disciolti, o li attacca o conduce in modo da esporre a pericolo l’incolumità pubblica, ovvero li affida a persona inesperta;

2) chi aizza o spaventa animali, in modo da mettere in pericolo l’incolumità delle persone.

Innanzi tutto trattasi di un illecito depenalizzato e la sanzione prevista è veramente irrisoria rispetto alle conseguenze che l’omessa custodia può comportare, fermo restando che nel caso in cui l’omessa custodia comporti il verificarsi di danni a terzi, il proprietario si renderà responsabile di lesioni personali colpose ex art. 590 cp. La norma ex art. 672 cp è diretta a tutelare l’ordine pubblico e a preservare la sicurezza dei consociati e prescinde dal danno alla persona.

Aspetto di rilievo è che la responsabilità del proprietario non è presunta ma va accertata e deve sussistere la colpa.

Inoltre il proprietario di un cane risponde a titolo di colpa delle lesioni cagionate a terzi dallo stesso animale anche nel caso in cui questi abbia affidato la custodia a persona non in grado di esercitarla in modo adeguato.

Per quanto riguarda, infine, la negligente detenzione di animali e la omessa custodia, la Cassazione pen. sez IV, con sentenza n.13464 del 19.11.2019 ha evidenziato che, al fine di escludere la colpa, non è sufficiente che l’animale sia tenuto rinchiuso in una proprietà privata o recintata, ma è necessario dimostrare che l’animale è detenuto in un luogo idoneo ad evitarne la fuga.

Altro elemento da tenere in considerazione, stante i frequenti episodi di aggressioni da parte di cani che comportano gravi lesioni, è che l’elemento della pericolosità sussiste anche per gli animali “domestici” di modo che assumono rilievo anche le potenziali pericolosità lesive di determinate razze che per indole, mole o conformazione fisica necessitano di una maggiore attenzione da parte di chi li detiene. E da ciò la nasce la doverosa valutazione del cane che si sceglie come compagno di vita. Sebbene l’appartenenza ad una determinata razza non sia per questo presunzione di una pericolosità che andrebbe accertata comunque caso per caso, sicuramente scegliere una razza che ha determinate caratteristiche comporta un maggior grado di attenzione e cura nella gestione.

Questo assunto dovrebbe far riflettere che non tutte le razze sono alla portata di tutti.

Spesso accade che dalla omessa custodia di un cane derivi la morte di un essere umano.

In tal caso si configura la fattispecie di omicidio colposo, di cui all’art. 589 del c.p.che prevede: “Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni (… omissis)”.

La casistica relativa alle ipotesi di uccisione da parte di animali domestici evidenzia in prevalenza aggressioni da parte di cani e la giurisprudenza è unanime nel ritenere che il responsabile, proprietario o detentore che sia, risponde di omicidio colposo, sempre che venga dimostrata la colpa, ovvero la negligenza, imprudenza o imperizia nella detenzione dell’animale e nella mancanza di un sistema che eviti la fuga dello stesso, inteso in senso sia di contenzione che di luogo idoneo a impedirne la fuga.

Tra l’altro si vuole sottolineare come la Cassazione con una sentenza risalente (Cass. Pen. Sez. IV 28.12.2011) ha precisato che la colpa si configura anche nell’ipotesi in cui l’animale è si custodito in un luogo privato ma in tale luogo è possibile che persone estranee si possano introdurre inconsapevolmente. In buona sostanza, per evitare che sorga la responsabilità in capo al proprietario, è necessario dimostrare che il luogo in cui l’animale è detenuto è idoneo a prevenirne la fuga.

Quanto sopra dovrebbe spingere i proprietari dei cani ad una ponderata scelta della razza, ad una più rigorosa osservanza delle elementari regole di contenimento del cane, il cui riferimento è sempre l’ordinanza “Sulla tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani” nota come Ordinanza Martini, di volta in volta prorogata oltre una adeguata detenzione all’interno della proprietà considerate le conseguenze che può determinare un’omessa custodia.

AUTORI

Dante Libbra


Dopo aver accumulato esperienze internazionali, ho lavorato come avvocato a Strasburgo presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo durante il corso Robert Schuman nel 2016. Nel 2019, ho scelto di specializzarmi nel campo del Diritto Penale Ambientale presso la scuola di specializzazione delle professioni Legali dell’Università di Macerata. Attualmente, mi dedico principalmente al settore penale e ambientale presso lo studio legale Polita, dove sono associato Junior. Inoltre, ricopro diverse posizioni di responsabilità. Sono consulente legale di Legambiente Marche e responsabile legale di Fenimprese Ancona. Inoltre, ho l’onore di ricoprire il ruolo di Presidente della commissione disciplinare della Federazione Italiana Cinofilia. Oltre a queste responsabilità, sono anche formatore e docente di Legambiente nel reparto delle Guardie Zoofile. La mia carriera legale è quindi caratterizzata da un forte impegno nel campo del diritto penale e ambientale, oltre che da un coinvolgimento attivo in organizzazioni e associazioni che si dedicano alla tutela dell’ambiente e dei diritti dei cittadini.

Roberta Farina

Ho approfondito le mie conoscenze di cinofilia prima da autodidatta e poi, una volta divenuta avvocato, ho frequentato presso la facoltà di veterinaria di Pisa un corso di laurea triennale (Tecniche di allevamento del cane di razza ed educazione cinofila) al fine di acquisire le basi scientifiche per poter frequentare, sempre presso la facoltà di veterinaria di Pisa, il master di II livello in Etologia degli animali d’affezione. Attualmente mentre continuo ad approfondire la mia preparazione partecipando a corsi e convegni – ho acquisito anche il titolo di Addestratore Enci – svolgo la professione di avvocato e curo il settore diritti degli animali nello studio legale Farina Viola, seguo i contenziosi, fornisco consulenze a privati ed enti pubblici in materia, sono la responsabile affari legali delle Unità Cinofile Soccorso Acquatico per la SICS regione Sardegna e svolgo attività di formazione in materia di legislazione cinofila.

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Dante Libbra

Dopo aver accumulato esperienze internazionali, ho lavorato come avvocato a Strasburgo presso la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo durante il corso Robert Schuman nel 2016. Nel 2019, ho scelto di specializzarmi nel campo del Diritto Penale Ambientale presso la scuola di specializzazione delle professioni Legali dell'Università di Macerata. Attualmente, mi dedico principalmente al settore penale e ambientale presso lo studio legale Polita, dove sono associato Junior. Inoltre, ricopro diverse posizioni di responsabilità. Sono consulente legale di Legambiente Marche e responsabile legale di Fenimprese Ancona. Inoltre, ho l'onore di ricoprire il ruolo di Presidente della commissione disciplinare della Federazione Italiana Cinofilia. Oltre a queste responsabilità, sono anche formatore e docente di Legambiente nel reparto delle Guardie Zoofile. La mia carriera legale è quindi caratterizzata da un forte impegno nel campo del diritto penale e ambientale, oltre che da un coinvolgimento attivo in organizzazioni e associazioni che si dedicano alla tutela dell'ambiente e dei diritti dei cittadini.

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