Cani che ritornano in canile! Troppi dilettanti nelle selezioni?
Ancora a proposito di adozioni (in)consapevoli
Nei giorni scorsi qui su Dogsportal.it si è riparlato del dramma dei “cani-boomerang” (vi piace la definizione?), quelli che vengono adottati e poi, dopo un periodo di tempo a volte molto breve a volte meno, tornano appunto nelle gabbie dalle quali erano riusciti a fuggire.
Come è giusto e logico, sulla pagina Fb del blog ci si è sfogati commentando la vigliaccheria e la crudeltà dei tanti che trovano il viscido “coraggio” di spezzare nuovamente cuore e speranze di quei poveri cani.
Ma altrettanto giustamente, c’è chi ha puntato il dito anche sulle procedure di adozione che, a volte, poco o nulla hanno di “consapevole”, sia da parte di chi adotta sia, purtroppo, anche da parte di chi promuove l’adozione.
E qui casca l’asino, pardon il cinofilo: perché se noi per primi non facciamo del nostro meglio per prevenire l’effetto boomerang, allora qualcosa non va.
E questo qualcosa, secondo me, ha un nome: incompetenza o, se vogliamo essere più clementi , superficialità associata a “pucciosità perniciosa”, cioè la tendenza a presentare i cani come se fossero tutti una sorta di distributori viventi di “ammore” e non creature spesso complesse, impegnative e bisognose di tempo e di attenzioni che, ahinoi, non tutti possono, vogliono o sono in grado di offrirgli.
Ritengo che i cani in adozione vadano presentati per ciò che sembrano essere e scrivo “sembrano” perché la condizione di innaturale detenzione in cui si trovano raramente consente di interpretarne con ragionevole certezza carattere, esigenze ed eventuali criticità.
Non a caso, spesso il carattere reale appare trascorso qualche tempo dall’adozione, quando il cane raggiunge una ragionevole certezza di aver davvero ritrovato un nucleo famigliare che lo ama e lo accetta per come è.
E poiché spesso il carattere reale si discosta dal ritratto puccettoso che era stata fatto agli adottanti e magari si perdono i tratti di remissività esibiti dal cane nel periodo iniziale per timore di essere respinto, la povera creatura paga questa sua mal riposta fiducia con il ritorno in canile e il tremendo trauma emotivo che si abbatte nuovamente su di lui.
Gente orribile quella che riporta in gabbia un cane adottato perché non è il peluche che si aspettavano?
Certamente, ma la colpa è anche di chi lo ha spacciato per ciò che non è.
E che sia stato per ingenuità, per il desiderio di trovargli una casa o per scarsa competenza nella valutazione di un soggetto in condizioni di detenzione non fa molta differenza per il cane: in galera ci torna lui.
Un altro aspetto che mi sembra altrettanto cruciale in questa dolorosa faccenda dei cani-boomerang riguarda la valutazione degli adottanti.
Perché dovrebbe essere chiaro, a questo punto, che chi presiede alle adozioni è tenuto ad avere capacità di “lettura” anche dei bipedi e non solo dei cani.
Certo, non è facile capire chi sia davvero la persona che abbiamo di fronte, però non è neanche impossibile cogliere segnali di palese disagio o inadeguatezza e, nel caso, rifiutarsi di affidare il cane.
C’è poi da considerare anche un altro fatto che ritengo pesi moltissimo sul buon esito di un’adozione: il cane e chi lo vuole prendere si dovrebbero frequentare un po’ prima di decidere che sono compatibili. L’adottante dovrebbe portare a spasso il cane più volte, giocare con lui, accudirlo, sempre insieme a un operatore del canile.
In questo modo, oltre a capire se c’è intesa, si restringe la possibilità di adottare a chi viva a una distanza ragionevole dal canile, di modo che sia possibile, come dovrebbe sempre accadere, fare qualche visita di controllo, rigorosamente non concordata di modo che eventuali situazioni di maltrattamento o cattiva gestione emergano in fretta.
Ma se la possibilità di adottare si restringe a chi vive non lontano dal canile, che ne sarà di tutte quelle adozioni via Internet, magari da un capo all’altro della Penisola?
Ecco, quelle adozioni lì, fatte senza alcuna possibilità di verificare alcunché e men che meno se il cane sia adatto a un simile cambiamento di stile di vita oppure se ne ricaverà traumi insuperabili, mi lasciano sempre molto perplesso e a volte mi fanno pensare che non sia solo l’amore verso i cani sfortunati a far muovere così tante staffette lungo le autostrade italiane…
Per concludere, so bene quale sia la terribile emergenza che abbiamo in questo nostro strano e sempre contraddittorio Paese, pieno di cinofili eppure stracolmo di canili, rifugi, randagi e cani abbandonati o maltrattati.
Capisco benissimo il desiderio dei tanti che, con ammirevole dedizione, si dannano l’anima per trovare una casa e una famiglia alle migliaia e migliaia di creature sfortunate di cui si prendono cura con fatica.
Però ritengo sia giunta l’ora che anche questo settore della cinofilia esca definitivamente dal dilettantismo, per quanto animato da nobili intenti, e punti a creare figure con competenze professionali solide, capaci col tempo di ridurre al minimo il numero dei cani-boomerang. Azzerarlo, purtroppo, temo invece che sarà comunque impossibile: troppi esseri umani erano assenti quando l’evoluzione ha distribuito l’empatia.
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