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Capo branco nel cane: il mito smentito da L. David Mech

Capo branco nel cane: il mito smentito da L. David Mech

Che cos’è davvero il “capo branco” secondo la scienza

David Mech (nato nel 1937) è un biologo ricercatore statunitense ed è dei più importanti esperti di lupi al mondo: li studia in cattività e dal vivo da oltre mezzo secolo e ha scritto molti libri che sono pietre miliari.

Sull’argomento “lupi” è difficile trovare un parere più autorevole del suo.

Ed ecco cosa ha dichiarato tempo fa circa il concetto di “capobranco” o “soggetto alfa” che ancora oggi tanto piace indicare come modello da raggiungere nell’ambito della relazione con il cane a soggetti del mondo cinofilo dall’approccio un tantino… “piramidale”.

«Nella maggior parte dei casi, l’uso del termine ALFA per descrivere i lupi capobranco non è poi così corretto, in quanto implica che i lupi si siano confrontati e battuti ferocemente per arrivare in cima alla piramide gerarchica del branco.

In realtà essi raggiungono tale posizione semplicemente accoppiandosi con un membro del sesso opposto, con il quale generano una prole che andrà a formare il resto del branco ed è così che diventano i leader naturali… proprio come una coppia di umani che mettono su famiglia (e ne risultano naturalmente i capofamiglia – ndt)

Invece di usare il termine “alfa”, cioè anziché dire “maschio alfa” o “femmina alfa”, gli scienziati tendono ormai a definire i lupi di tale rango “maschio riproduttore” e “femmina riproduttrice”… oppure possiamo definirli “mamma lupa” e “padre lupo” e non c’è proprio nulla che stoni in queste definizioni: sono senz’altro migliori del termine “alfa”, più precise e più adeguate.

In realtà, io stesso ho una grossa fetta di responsabilità nell’utilizzo (improprio) del termine “alfa” con riferimento ai lupi… nel 1970 ho pubblicato un libro (di cui al momento esistono circa 110.000 copie in circolazione) nel quale definivo “alfa” i lupi che si trovano in cima alla scala gerarchica del branco; e l’ho fatto perché queste erano le conoscenze scientifiche dell’epoca… ma da quel momento abbiamo fatto grandi passi avanti ed acquisito nuove informazioni!

Il libro è stato pubblicato nel 1970 e nei 35 anni a seguire abbiamo imparato molto sull’argomento; una delle cose che abbiamo scoperto è che l’utilizzo della parola “alfa” risulta decisamente inappropriato per la maggior parte dei lupi capobranco.

È corretto usare il termine “alfa” in un branco “artificiale” in cui si è deciso di inserire – e far convivere – vari lupi provenienti da gruppi diversi, o lupi non imparentati, eccetera: in tal caso essi formerebbero un “ordine gerarchico di branco” o una gerarchia di dominanza e sarebbe possibile definire “alfa” l’animale che si trova nella posizione più alta.

Tuttavia ciò si verifica raramente in natura (direi quasi mai), quindi… questo sarebbe uno dei [pochi] casi in cui si può usare la parola “alfa”…


Un altro caso è quello del branco complesso – o “multiplo”– con più soggetti riproduttori: a Yellowstone, per esempio, ci sono stati branchi con ben tre femmine riproduttrici ed in casi come questo la femmina di rango più elevato, che è in genere la madre, si può definire “femmina alfa”. Ma se si vede la cosa in un’ottica globale, considerando i branchi di lupi che si trovano in tutto il mondo, va detto che questo fenomeno è raramente osservabile». 

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L. David Mech

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PS: promemoria per chi, già mi par di sentirlo, si affretterà a dire che “eh, ma i cani vengono appunto introdotti in un branco non naturale, cioè la famiglia umana, quindi tenderanno spesso a tentare la scalata gerarchica”: i cani non sono lupi, o meglio lo sono ma nella forma infantile (o meglio, una sottospecie neotenica con differenti gradi di maturità) che non mi risulta prevedere il ruolo di padre o madre di famiglia.

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Andrea Comini

Educatore Cinofilo & Giornalista

Educatore e istruttore cinofilo FISC da oltre vent’anni, consulente comportamentale e giornalista professionista. Studioso di etologia del cane e del lupo, si è formato con maestri internazionali ed è docente in corsi per educatori.

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Andrea Comini

Educatore e istruttore cinofilo fisc da oltre vent'anni, consulente sui problemi comportamentali, si è formato con Carlo Marzoli, Inki Sjosten, David Appleby, Roger Abrantes, Joel Dehasse. Studioso di etologia del cane e del lupo, docente in diversi corsi di formazione per educatori. Giornalista professionista.

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