Randagismo e comunicazione: quando la trasparenza diventa una questione etica
Parlare di randagismo in Italia è un dovere per chi si occupa di tutela animale, ma farlo in modo improprio può trasformarsi in un boomerang per la credibilità di chi lancia certi messaggi. Il recente servizio di Report ha messo in luce una pratica discutibile da parte della Leidaa Onlus: una campagna di sensibilizzazione per il randagismo in Italia realizzata con video stock di cani randagi in Bolivia, acquistati e pagati migliaia di euro per essere trasmessi in televisione.
Un paradosso che non può passare inosservato: per mostrare la realtà del randagismo in Italia, invece di documentare le condizioni di migliaia di cani abbandonati nel nostro Paese – realtà ben visibile facendo due passi in qualsiasi campagna del Sud e non solo – si è scelto di usare immagini di un contesto completamente diverso, che nulla ha a che fare con il fenomeno italiano. Un’operazione che fa riflettere non solo sul piano economico, ma anche su quello etico e comunicativo.
Randagismo: un problema reale raccontato con immagini irreali
Il randagismo in Italia è una questione complessa, che non può essere semplificata con slogan o immagini di repertorio decontestualizzate. Da anni, noi di Dogsportal.it parliamo di questo problema, evidenziando le molteplici sfaccettature della situazione:
- Il sovraffollamento cronico dei canili, dove migliaia di cani finiscono per trascorrere la loro vita in gabbia senza prospettive di adozione.
- L’assenza di una politica seria di sterilizzazioni, soprattutto al Sud, dove molte regioni non applicano efficaci programmi di prevenzione.
- La gestione inefficace da parte di molti comuni, che spesso considerano il randagismo solo un problema di ordine pubblico e non una questione di benessere animale.
Alla luce di questi aspetti, appare ancora più grave il fatto che una campagna di sensibilizzazione per il randagismo in Italia venga costruita su immagini che non rappresentano affatto la nostra realtà. Perché? Perché si preferisce puntare su un impatto emotivo generico, invece di affrontare la vera natura del problema.
Comunicazione e coerenza: un dovere per chi si occupa di tutela animale
Chiunque operi nella comunicazione legata agli animali deve assumersi una responsabilità etica. Sensibilizzare il pubblico significa raccontare la verità, documentare i fatti con immagini autentiche e non ricorrere a scorciatoie di marketing che, alla lunga, minano la fiducia di chi vuole sostenere davvero la causa.
Lottare contro il randagismo non significa solo raccogliere fondi con spot televisivi, ma agire concretamente sul territorio. E questo non può prescindere da una comunicazione trasparente, basata su dati reali e su immagini che raccontano la realtà italiana, senza bisogno di attingere a materiale estraneo, tanto più se acquistato a costi elevati quando la realtà, quella vera, è sotto gli occhi di tutti.
Chi si occupa di tutela animale ha il dovere di essere coerente. Perché altrimenti, almeno sul piano etico, si fanno delle gran brutte figure.
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In copertina una foto scattata dalla nostra Redazione nel canile di Vieste. Esempio di gestione virtuosa in Italia grazie al progetto “ZERO CANI IN CANILE”
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