Fuori dai Denti

Il pitbull non è una specie: interviste in radio nazionali permettendo.

Abbiamo pubblicato da pochissimo un’interessante intervista a una parlamentare, Eleonora Evi, impegnata tra le altre cose sul fronte dei diritti degli animali. E ci ha stupito molto positivamente la sua disponibilità, il suo atteggiamento da persona normale e la sua passione per il tema. Tanto che la risentiremo sugli argomenti a noi, e a lei, più cari.

Neanche ventiquattr’ore dopo, però, eccoci a constatare che sì, quell’atteggiamento e quella competenza sono rarità nella nostra classe politica, che quasi sempre quando parla di animali dimostra di avere poca cognizione di causa, scarso interesse reale e, sostanzialmente, un solo scopo: cavalcare l’onda di un problema, vero o creato ad arte, con presunte “soluzioni”, meglio se drastiche o addirittura cruente, per attrarre i consensi degli analfabeti funzionali, in grande e drammatica crescita. 

Ecco quindi che la senatrice Raffaella Paita, coordinatrice di Italia Viva, dopo la terribile tragedia di Acerra (peraltro ancora da chiarire), rilascia a “Radio 24” un’intervista accorata e dai toni emergenziali, inanellando una serie di affermazioni illuminanti. Eccole qua:

«Siamo in presenza di specie, come i pitbull, che hanno tassi di aggressività maggiore rispetto ad altre. Quello che è successo ad Acerra non può rimanere senza risposta. Presenterò oggi stesso un disegno di legge per vietare il commercio di queste razze, so che ci sono perplessità perché quando si parla di divieti coercitivi si apre un dibattito, ma la situazione è fuori controllo, sono specie che hanno un tasso di aggressività più alto… E poi mi chiedo: è normale che una specie che ha dimostrato più volte una notevole aggressività venga commercializzata? Non è permesso andare in giro con una tigre, giustamente. E allora perché con le razze di cani aggressive sì?» (testo ripreso da “Repubblica” – ndr)

Senatrice Paita, mi spiace, lei può ripeterlo anche cento volte ma resta il fatto che i pitbull non sono una “specie”. 

La parola “specie” identifica tutti gli esseri viventi di un tipo ben determinato e con grandi somiglianze tra gli individui, che possono riprodursi facilmente tra loro e generare figli fertili. 

Le faccio qualche esempio, così è più facile: gli squali bianchi sono una specie, le aquile reali sono una specie, gli elefanti africani sono una specie; anche i faggi sono una specie, vegetale però.

In genere è una nozione che si apprende già durante la scuola dell’obbligo.

Una “razza”, invece, è una variazione morfologica, e a volte anche caratteriale, di una medesima specie determinata dalla selezione condotta dall’uomo. Per esempio, il cavallo arabo e il cavallo maremmano sono due razze di cavalli diverse ma entrambe appartenenti alla medesima specie.

Ma pensi, senatrice Paita che i pitbull non sono nemmeno una razza, o perlomeno non sono una razza riconosciuta in Italia e in tutti i Paesi aderente alla Federazione Cinologica Internazionale. 

Sono cani, però, e in quanto tali appartengono sì a una specie, il Canis lupus familiaris (probabile sottospecie del lupo in realtà, ma non complichiamo le cose), definizione che li include tutti, anche quello che lei dice di avere a casa.

Altra informazione utile, spero: i divieti, in quanto divieti, sono tutti coercitivi. Recita infatti la definizione del vocabolario: “Proibizione di compiere determinate azioni o svolgere certe attività, imposta da un’autorità o stabilita per legge”… più coercitivo di così. 

È vero però che in Italia, in genere, il concetto di divieto è parecchio elastico, soprattutto per chi appartiene alla classe teoricamente dirigente, quindi si può capire l’equivoco.

Un’ultima annotazione, senatrice Paita: anche gli esseri umani sono una specie, una specie animale chiamata Homo sapiens sapiens (ripetuto due volte, forse a volerci convincere di essere davvero saggi…). 

Invece, per favore, mi spiega lei a che specie appartengono certi politici?

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Andrea Comini

Educatore e istruttore cinofilo fisc da oltre vent'anni, consulente sui problemi comportamentali, si è formato con Carlo Marzoli, Inki Sjosten, David Appleby, Roger Abrantes, Joel Dehasse. Studioso di etologia del cane e del lupo, docente in diversi corsi di formazione per educatori. Giornalista professionista.

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