“Non sono cattiva, è che mi disegnano così.” I cani e il fattore di rischio.
Questa era la famosissima frase di Jessica Rabbit nel cartone, ed è la stessa cosa che penso ogni volta che leggo articoli devastanti come quelli che riportano la triste notizia della bambina attaccata dal Pitbull di casa. (Caso su cui, peraltro, ho diversi dubbi, che potranno essere chiariti solo con le dovute indagini.)
Anche questa volta ho molte perplessità.
In Italia sappiamo bene come funziona la stampa: qualsiasi cane che somigli anche solo lontanamente a un Pitbull diventa un Pitbull.
Una trasformazione che vediamo spesso nelle cronache: ogni cane avvistato in campagna diventa un lupo, o addirittura una pantera nera, ma non divaghiamo.
Leggi ad esempio:
Il maxi-branco di 30 lupi: una fake news grottesca che finisce su un quotidiano
Vaiolo delle scimmie e cani: fake news smentita dai veterinari
Questa terribile notizia di cronaca dovrebbe portarci a riflettere, ancora una volta, sull’importanza di una convivenza responsabile, serena e adeguata con i nostri animali.
È innegabile la necessità di valutare il fattore di rischio quando cani e bambini convivono, ma questa valutazione esula dalle caratteristiche di razza.
Bambini e cani, per la loro immaturità emotiva e comportamentale, meritano di essere gestiti e tutelati con attenzione, indipendentemente dalla razza del cane.
Ed è proprio sulla gestione che voglio soffermarmi, perché è il vero nodo della questione, dietro i grandi titoloni dei giornali di questi giorni.
Secondo le valutazioni più recenti (seppur ormai datate) del 2007 sull’indice di pericolosità dei cani, non esiste una reale incidenza di pericolosità determinata dalla razza stessa. I cani possono essere trasversalmente morsicatori: con questo termine intendiamo soggetti reattivi che, per qualsiasi motivo, hanno gestito una situazione con un atteggiamento aggressivo. Significa forse che esistono razze più aggressive di altre?
Ovviamente no.
O meglio, la percezione del rischio cambia solo in base alla stazza: un cane di piccola taglia che morde difficilmente uccide, mentre un cane sopra i 20 kg può causare danni gravi.
Nella mia esperienza, i cani con la gestione più problematica sono spesso quelli di piccolissima taglia.
Assassini patentati, ma con i fiocchettini perché “Ma guarda che cuuuuute!”
Questi cani vengono spesso spinti alla proattività con il morso, e i loro proprietari raramente hanno consapevolezza della relazione ottimale con il proprio cane.
Tra i casi più gravi e frequenti vedo toy e simili che deturpano i bambini di casa o mordono ripetutamente i proprietari durante le interazioni quotidiane.
Al contrario, quando mi arrivano pazienti di grossa mole, come Terrier di tipo Bull o Rottweiler, la paura inculcata nella gestione di queste razze porta spesso i proprietari a veri e propri abusi.
Questi cani vivono in un controllo costante, compressi, gestiti in modo disorganizzato e irrispettoso.
Dall’altra parte, ci sono gli estremisti che li considerano automaticamente dolci e innocui, nonostante abbiano caratteristiche da tenere in considerazione: “No, ma lui vuole solo giocare!”
La verità è che esiste un fattore di rischio per queste razze, legato a stazza, reattività e potenza del morso.
Questi cani sono spesso molto sensibili e hanno una reattività importante, ma la gestione deve essere mirata al singolo soggetto, valutandone caratteristiche, fragilità e punti di forza.
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Nessuna condotta al passo, nessun “lascia” o addestramento potrà mai modificare del tutto le caratteristiche innate del cane o “salvare” tutta la razza. Dobbiamo sempre ricordarci che abbiamo davanti un essere senziente, inserito in un sistema famiglia unico, e che come tale merita di essere trattato e valutato.
Quando vengo chiamata per perizie legali su casi simili a quello di cronaca degli ultimi giorni, emerge quasi sempre che i cani non impazziscono all’improvviso.
Nella maggior parte dei casi, vi erano già segnali di fragilità: richieste di aiuto ignorate, condizioni igienico-sanitarie scadenti, cani relegati e lasciati soli o a cui si chiede un’autogestione senza supporto e senza rispetto delle loro caratteristiche etologiche.
La domanda allora è: davvero serve un’ulteriore legge o un’ulteriore etichetta per razze specifiche, quando è evidente che la maggior parte, se non la totalità, di questi problemi deriva da una gestione scorretta del proprietario e da una visione del cane da cartone animato?
E ancora: è davvero necessario inculcare ulteriore terrore nei proprietari, invece di promuovere una gestione consapevole del cane?
In questi giorni assistiamo a una vera e propria “lettera scarlatta” applicata a certe razze, a una gestione militaresca di questi cani, alla loro completa de-personalizzazione: tutto il contrario di ciò che serve per formare proprietari consapevoli.
Dobbiamo essere realisti: in Italia non esiste nemmeno un’anagrafe canina nazionale funzionante.
L’obbligo del microchip esiste, ma non ci sono norme che supportino la segnalazione da parte dei medici veterinari nei casi critici o in caso di cani impegnativi.
Credo di aver mandato una decina di PEC di segnalazione. Bella la PEC, lì inerte.
La registrazione del proprietario, inoltre, è poco controllata e controllabile.
Davvero pensiamo che un patentino per la gestione del cane possa risolvere il problema in un paese dove nemmeno il patentino per proprietari segnalati all’ASL viene attivato?
Patentino che, tra l’altro, è già obbligo di legge.
Queste tragedie sono lo specchio delle condizioni socio-culturali ed economiche del paese.
Nel frattempo, i social amplificano il problema con fanatici che, senza alcuna competenza cinofila adeguata, incitano al maltrattamento e descrivono i cani come demoni da domare.
Che verrebbe da chiedersi: ma allora come mai scegli di adottare e tenere con te un demone?
Invece di alimentare la paura e il populismo, dovremmo puntare su una cinofilia consapevole, basata sulle nuove scoperte scientifiche e su una gestione moderna del cane.
Dobbiamo preparare meglio i proprietari, fare divulgazione e contrastare la disinformazione.
Non è il Rottweiler, il Cane Corso o il meticcio il problema.
Il problema, come sempre, è l’essere umano che si crede un dio, pensa di poter gestire tutto senza conseguenze o di esserne immune o di dare buoni consigli (o cattivo esempio _cit_) a fatto avvenuto.
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