Anche gli attori animali perdono il lavoro: Hollywood sceglie l’intelligenza artificiale
CGI e IA sostituiscono sempre più cani, gatti e altri animali sul set
Hollywood sta cambiando volto. E non riguarda solo gli attori in carne e ossa: anche gli animali protagonisti del cinema stanno affrontando un declino senza precedenti. A segnalarlo è un’inchiesta pubblicata da The Hollywood Reporter e ripresa da Futurism, che mette in luce come le tecnologie digitali, dall’intelligenza artificiale (IA) alla computer grafica (CGI), stiano progressivamente sostituendo gli animali reali nei film e nelle serie TV.
Dalle serie di successo agli spot pubblicitari
Rocco, un cane attore con all’attivo ruoli in serie note come The Morning Show e Veronica Mars, oggi riesce a ottenere solo qualche sporadico spot pubblicitario. “Ha già avuto un impatto notevole sugli addestratori di animali degli studi e sull’intero settore,” ha dichiarato Karin McElhatton, proprietaria di Studio Animal Services.
La crisi si allarga a tutto l’indotto: addestratori ed educatori temono di essere resi obsoleti da software sempre più sofisticati. Non è un timore infondato. Lo studio del personaggio digitale Tilly Norwood, un’attrice generata interamente dall’IA, ha acceso i riflettori sulla rapida automazione del settore.
Meno costi, più controllo. Ma a che prezzo?
I sostenitori dell’uso dell’IA parlano di un progresso etico: l’eliminazione del rischio di sfruttamento degli animali sul set. Secondo Lauren Thomasson di PETA, “è un modo in cui l’IA può essere utilizzata per una causa davvero positiva”.
Dal punto di vista etologico, non si può negare che le condizioni di lavoro per gli animali impiegati in produzioni cinematografiche siano talvolta fonte di stress, confusione e sovrastimolazione. Anche quando trattati con cura, i set restano ambienti complessi e non sempre compatibili con i bisogni naturali di un cane, un gatto o un cavallo.
Ma molti professionisti del cinema e appassionati del genere non sono d’accordo.
La presenza di un animale vero sul set trasmette emozioni difficilmente replicabili. Basti pensare al caso di Superman (2025), dove il cane adottato dal regista James Gunn, Ozu, è stato quasi completamente sostituito da una versione digitale nel ruolo di Krypto, nonostante fosse stato portato fisicamente sul set come riferimento.
Una crisi iniziata con la pandemia
Il declino non è cominciato oggi. La pandemia di COVID-19 ha messo in pausa molte produzioni, riducendo drasticamente la domanda di animali attori. A seguire, lo sciopero degli sceneggiatori del 2023 ha bloccato ulteriormente il settore, creando una tempesta perfetta. Benay Karp, proprietaria della Benay’s Bird & Animal Rentals, ha dichiarato che il volume di lavoro è oggi al 40% rispetto ai livelli pre-pandemia.
“Non credo di aver ricevuto una chiamata per un picchio negli ultimi tre o quattro anni, forse cinque,” ha raccontato. E anche cani, gatti e cavalli faticano a trovare ruoli, un segnale evidente che le creature digitali stanno prendendo il sopravvento.
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Perdere l’autenticità: un rischio reale
La questione è aperta: è giusto sacrificare l’autenticità per ridurre costi e rischi?
I critici dell’uso massivo della CGI sostengono che si perda quell’empatia e quella connessione emotiva che solo un animale reale può generare nello spettatore. Un dibattito che ci riguarda da vicino come comunità appassionata di cinofilia e cinema.
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Dal punto di vista cinofilo, è interessante riflettere su quanto gli animali impiegati nel cinema abbiano spesso rappresentato un potente veicolo di narrazione e identificazione. Figure come Hachiko, Lassie o il più recente Caramelo non sono solo icone cinematografiche, ma archetipi emotivi che parlano al nostro legame ancestrale con il cane. Riuscirà l’intelligenza artificiale a sostituire questa dimensione simbolica e affettiva? Oppure stiamo rischiando di perdere un’intera grammatica emotiva costruita sul rapporto reale con l’animale?
Cos’è la CGI nel cinema
La CGI (acronimo di Computer-Generated Imagery) è l’insieme delle immagini generate al computer, ovvero quelle tecniche digitali che permettono di creare oggetti, ambienti o personaggi realistici (o fantastici) all’interno di film, serie TV, videogiochi e pubblicità.
Nel contesto cinematografico, la CGI viene usata per:
- creare effetti speciali visivi (esplosioni, creature immaginarie, ambienti futuristici);
- animare animali o personaggi che non possono essere gestiti dal vivo (es. dinosauri, draghi o animali parlanti);
- sostituire o modificare parti reali per motivi pratici, economici o di sicurezza.
Nel caso degli animali attori, la CGI permette di riprodurre cani, gatti, cavalli e altri in modo credibile senza averli fisicamente sul set, a volte partendo da modelli digitali costruiti su animali reali. Quando combinata con l’intelligenza artificiale, questa tecnologia può persino simulare comportamenti realistici o emozioni.
Uno spunto per una riflessione più ampia
L’uso dell’intelligenza artificiale per rappresentare animali nei film solleva interrogativi complessi che toccano l’etica, il benessere animale e la qualità dell’esperienza cinematografica.
È possibile conciliare tutela e rappresentazione autentica? Cosa perderemmo se rinunciassimo del tutto agli animali veri sullo schermo? Ma soprattutto: siamo pronti a riconoscere e rispettare i limiti etologici degli animali coinvolti, anche quando la scena lo richiede?
Come redazione di Dogsportal.it, ci poniamo queste domande con spirito critico e aperto al confronto, consapevoli che solo un approccio equilibrato potrà guidarci verso un intrattenimento rispettoso, credibile e davvero emozionante.
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Fonti
- The Hollywood Reporter, intervista a Karin McElhatton e Benay Karp (ottobre 2025)
- Futurism, “AI is Replacing Animal Actors in Hollywood” – pubblicato il 26 ottobre 2025: link all’articolo originale
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