Jennifer Lawrence e la “voglia di annientare i cani”: perché le parole delle star pesano come macigni
Da eroina di “Hunger Games” a madre che vede nei cani una minaccia da eliminare. L’attrice racconta lo scontro tra il suo Chihuahua e il figlio, scatenando polemiche. Ma il punto non è il gossip: è il messaggio pericoloso che passa quando un personaggio pubblico normalizza la fobia e l’odio verso gli animali.
In teoria, cosa pensi Jennifer Lawrence dei cani dovrebbe interessarci poco o nulla. Ognuno gestisce le proprie paure e le proprie dinamiche familiari come meglio crede. Il problema sorge quando sei una delle attrici più famose del pianeta, un modello per milioni di persone, e decidi di utilizzare un palco pubblico per lanciare messaggi di violenza iperbolica – seppur ironica – verso un’intera specie.
L’attrice, indimenticabile Katniss Everdeen nella saga di Hunger Games, ha recentemente raccontato a New York un episodio che ha segnato una frattura insanabile nel suo rapporto con gli animali domestici: dopo che il suo cane ha morso uno dei suoi figli, l’amore si è trasformato in desiderio di “annientamento”.

“Li vedo solo come una minaccia”
Durante la presentazione del film Die My Love lo scorso 7 gennaio, la Lawrence (35 anni e madre di due bambini) non ha usato mezzi termini. “È come se adesso non riconoscessi più i cani. Li vedo solo come una minaccia”, ha dichiarato. Il fattore scatenante? Un episodio di morsicatura che ha coinvolto il figlio e Pippi Longstocking, la sua Chihuahua adottata nel 2017.
Se la reazione di protezione materna è istintiva e comprensibile, sono le parole usate successivamente a lasciare perplessi per la loro violenza, anche se inserite in un contesto di sfogo quasi comico-grottesco: “Uno di loro ha morso mio figlio e questo mi ha fatto venire voglia di annientare ogni cane”, ha detto l’attrice, rincarando la dose con una frase che ha fatto il giro del web: “È come se dicessi: ‘Ti eliminerò, te e la tua fottuta famiglia… Andrò in Cina a occuparmi anche dei tuoi amici là’. Chiunque ti assomigli è morto”.
La gestione dell’incidente: una scelta (quasi) corretta
Va detto per onestà intellettuale: la soluzione pratica adottata dall’attrice non è stata l’abbandono in canile né l’eutanasia (purtroppo frequente negli USA in casi di morsicatura). La cagnolina Pippi è stata affidata ai genitori della Lawrence. “È viva, sta con i miei genitori”, ha specificato l’attrice, ammettendo che la vita a New York e la convivenza con i bambini piccoli avevano reso la situazione insostenibile.
Dal punto di vista della sicurezza e del benessere animale, spostare un cane che ha manifestato aggressività (spesso difensiva) verso un bambino in un contesto più tranquillo e privo di infanti è una scelta di gestione sensata. Il problema, qui, non è la decisione di separarsi dal cane. È la narrazione che ne è stata fatta.
Perché le parole sono importanti (e pericolose)
Perché su Dogsportal.it parliamo di Jennifer Lawrence? Perché le celebrità hanno un potere di influenza enorme. Quando un personaggio pubblico dichiara di voler “annientare ogni cane” o descrive tutti i cani indistintamente come “una minaccia”, normalizza una visione fobica e antagonista del rapporto uomo-animale.
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Le parole dell’attrice tradiscono una totale mancanza di cultura cinofila di base, purtroppo comune:
- La demonizzazione: Un incidente specifico (magari causato da una cattiva gestione delle interazioni bambino-cane) diventa una condanna universale per la specie.
- L’incomprensione dei segnali: I Chihuahua, spesso trattati come giocattoli, sono cani che ricorrono al morso quando i loro segnali di stress vengono ignorati, specialmente dai bambini.
- L’impatto mediatico: Frasi del genere, seppur dette “per ridere”, alimentano quel clima di intolleranza che rende la vita difficile a chi si impegna ogni giorno per una convivenza rispettosa nelle nostre città.
Oltre il gossip: serve cultura, non isteria
Essere una “mamma orsa” che protegge i cuccioli è naturale. Ma trasformare un incidente domestico in una crociata verbale contro i cani è un’occasione persa. Sarebbe stato molto più utile – e da “eroina” moderna – ammettere: “Non ho saputo gestire la convivenza tra un cane piccolo e un bambino, ho sottovalutato i rischi e ho trovato una nuova casa al cane per il bene di tutti”.
Invece, ci ritroviamo con l’ennesima narrazione tossica in cui il cane è il mostro e l’umano è la vittima incolpevole che sogna vendette trasversali. Jennifer Lawrence resterà una grande attrice, ma in quanto a cultura cinofila, la strada da fare è ancora lunga. E forse, prima di parlare di “annientamento” davanti a microfoni e telecamere, bisognerebbe ricordarsi che ci sono milioni di persone che ascoltano.
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