Razze canine

Chihuahua: trattiamolo da cane, per favore.

Non solo un cane da borsetta: scopriamo il vero carattere del Chihuahua

Nel 1997, l’equipe di ricercatori dell’Ucla guidati da Robert Wayne ci ha confermato a livello di Dna mitocondriale quello che molti di noi avevano capito da tempo mediante il buon vecchio metodo dell’osservazione diretta e del confronto: il cane discende dal lupo.

Anzi, è una sottospecie del lupo, avendo in comune circa il 99% dei geni e potendo accoppiarsi per generare figli spesso a loro volta fertili.

Molto affascinante, non è vero?

Poi uno guarda un Chihuahua e… la certezza scientifica vacilla, trasformandoci in potenziali “no-wolf”.

Ma sbaglieremmo, per quanto comprensibilmente, perché anche il più piccolo tra i cani di razza, così come tutti i suoi parenti, conserva dentro di sé parecchio del magnifico predatore sociale suo progenitore.

E se spesso si tende a non vedere questo tesoro etologico, la colpa è solo nostra che ci ostiniamo a considerare il Chihuahua qualcosa di diverso dagli altri cani, come se fosse una sorta di soprammobile vivente con scritto sopra: “Fragile – maneggiare con cura”.

Oddio, non che le precauzioni siano inutili, considerato che si tratta di una “miniatura” di cane che pesa da 1,5 a 3 kg al massimo, per lo standard di razza.

Tuttavia, cedere al comprensibile impulso di sottrarlo a qualsiasi potenziale pericolo si rivela sempre un’arma a doppio taglio, per quanto riguarda la sua e anche la nostra serenità.

Ci torneremo sopra più in là, perché prima è giusto capire anche da dove arrivi questo minuscolo cane, tanto particolare quanto la sua lunga storia.

Le origini del Chihuahua

Infatti, le origini del Chihuahua (che prende il nome da un vasto altopiano del Messico settentrionale) si intrecciano con la storia dei Toltechi, antico popolo nativo che dominò parte del Messico tra il 900 e il 1100 d.C. Pare infatti che gli antenati del nostro piccolo amico siano stati catturati e addomesticati proprio dai Toltechi, che li ritenevano addirittura in grado di agire da intermediari presso gli dei! 

Ma come faceva il Chihuahua, secondo i Toltechi, a comunicare con le divinità?

Il canale era la cosiddetta “fontanella cranica”, lo spazio cartilagineo tra le ossa frontali e parietali del cranio, presente in tutti i cuccioli così come nei neonati umani: destinata a chiudersi con la crescita, nel Chihuahua rimaneva invece spesso aperta anche negli esemplari di età adulta, cosa che da diversi anni ormai la selezione ha cercato, con discreto successo, di eliminare il più possibile, anche perché rappresenta ovviamente un enorme pericolo per la salute del cane.

Tra parentesi, valutando il discorso “fontanella aperta” alla luce della nota teoria della pseudo-neotenia applicata al cane, si tratta di un dettaglio che lo collocherebbe persino in anticipo rispetto alla fascia neotenica iniziale, quella dei cosiddetti “infanti”, cioè i molossoidi puri. 

Sopravvissuto alla distruzione della civiltà Tolteca a opera degli Aztechi, il Techichi, come veniva chiamato il nostro protagonista da quelle genti, pare sia stato adottato anche dai nuovi dominatori dell’America Centrale e con il medesimo ruolo.

A riprova di ciò si citano testimonianze dei conquistadores spagnoli guidati da Cortez che riferiscono di aver incontrato centinaia di questi piccoli cani nei palazzi della nobiltà azteca, incluso quello dell’ultimo imperatore, il famoso Montezuma.

E ci sono abbondanti testimonianze della presenza di questi cani nelle antiche civiltà precolombiane anche in tanti manufatti e sculture che li rappresentano

Il chihuahua di oggi non è lo stesso cane di allora

Va detto però che, molto probabilmente, il Chihuahua odierno non è lo stesso cane di allora, perché secondo alcuni vi sarebbero stati frequenti incroci con piccoli Terrier di origine europea, dopo la colonizzazione del Messico da parte spagnola.

E questo spiegherebbe bene, peraltro, l’atteggiamento combattivo e nel contempo incosciente, data la taglia, di molti Chihuahua di fronte a chiunque non gli vada a genio.

Nel 1884 viene riconosciuta la razza del Chihuahua

Passando alla storia recente, il primo Chihuahua venne esposto negli Stati Uniti nel 1884. Nel 1904, l’American Kennel Club riconobbe la razza.

Arrivò poi in Francia negli anni Cinquanta e negli ultimi decenni è diventato il protagonista di un vero e proprio fenomeno di massa quanto a popolarità; anche in Italia, dove da tempo è tra le razze maggiormente allevate e diffuse: oltre 9.000 i cuccioli registrati all’Enci nel 2023 e oltre 80mila in dieci anni… sono numeri che fanno riflettere.

Da cosa dipende il successo e la diffusione del Chihuahua?

E sì, perché il grande successo del Chihuahua, a pelo corto o a pelo lungo che sia, nasce per la maggior parte da due fattori: la taglia minuscola, che fa presupporre una grande facilità di gestione, e anche i film di Hollywood che lo hanno spesso trasformato in una sorta di “accessorio da borsetta” per stereotipi femminili a metà tra il trash di alto bordo (o glam, se vi piace di più) e il deficit neuronale. In entrambi i casi, non certo un bene per questo piccolo amico.

Perché? Semplice: è un cane, non un pupazzo animato.

E merita di essere rispettato come tale, pur se con le dovute precauzioni in alcuni casi.

Tanto per cominciare, il Chihuahua ha personalità e grinta, al punto da diventare protettivo verso i suoi umani prediletti.

E il suo modo di “essere cane” è totale e coinvolgente, tanto da riuscire quasi sempre a diventare il fulcro della nostra attenzione e a permettergli di ricavarsi una nicchia privilegiata nel nostro cuore.

Ma perché il suo modo di “essere cane” possa essere capito e rispettato è necessario che i bipedi coinvolti siano senzienti e sensibili, cosa che, purtroppo, non vale per tutti quelli che decidono di portarsi a casa questo antico intermediario con gli dei (e nemmeno qualsiasi altro cane, ahinoi).

Per fortuna, c’è anche chi ha abbastanza cervello da valorizzare le doti del Chihuahua.

E così, non da oggi tra l’altro, possiamo incontrare soggetti che gareggiano in Agility, ed è uno spettacolo, in Rally Obedience e persino in Obedience.

Ma anche le attività olfattive sono alla sua portata, ovviamente, e c’è pure chi indirizza la sua sensibilità verso la Pet therapy.

Non c’è nulla di cui stupirsi: è un cane, solo molto piccolo.

E questo, però, ci impone delle cautele, sensate purché intelligenti.

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Mi ricollego quindi al discorso iniziale sugli atteggiamenti “iperprotettivi” che spesso vengono messi in atto per i Chihuahua da parte dei loro umani.

Ora, è chiaro che se c’è folla e il nostro piccolo amico rischia di essere calpestato, utilizzare una borsa per metterlo al sicuro ha senso, ma si tratta di un’eccezione: ha quattro zampe e sa camminare, anzi ha bisogno di camminare, annusare e anche di correre, come ogni cane.

E ha necessità di interagire con i suoi simili; la comprensibile preoccupazione che altri cani più grandi (praticamente tutti…) possano aggredirlo non può giustificare la lenta ma inesorabile desocializzazione che attende qualsiasi cane venga privato della possibilità di esercitare le sue competenze sociali.

Basta scegliere compagni di gioco di taglia e indole adeguata, e anche il Chihuahua potrà “fare il cane”.

Maggiori precauzioni vanno invece prese per quanto riguarda i contatti con i bambini, perché manipolazioni maldestre o brusche possono causargli guai seri (lasciando che venga sollevato da terra per le zampine, per esempio).

“Addestriamo” sempre i cuccioli della nostra specie a interagire correttamente con i cani, sarà vantaggioso per tutti.

Infine, il capitolo “educazione”. Nel corso degli anni confesso che non sono stati molti i Chihuahua che hanno varcato la soglia del centro cinofilo, con lodevoli eccezioni come la mitica Peggy, grande in Agility e non solo.

E anche in ambito comportamentale, il mio prediletto da tempo, sono stati pochi finora i “piccoli messicani” che ho aiutato.

La ragione? Molti pensano che un cane tanto piccolo non abbia bisogno di essere educato o aiutato se ha problemi perché “se serve lo prendo in braccio”, spesso sollevandolo repentinamente da terra direttamente con il guinzaglio, aggiungo io.

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Ed è un gran peccato, perché spesso è proprio attraverso il percorso educativo, affidato a persone civili e competenti, che molti esseri umani scoprono quali creature meravigliose, intelligenti e generose siano i cani; tutti quanti, dal primo all’ultimo.

E questo consentirebbe a molti più Chihuahua di essere capiti, apprezzati e valorizzati come meritano.

Altro che borsette…

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Andrea Comini

Educatore e istruttore cinofilo fisc da oltre vent'anni, consulente sui problemi comportamentali, si è formato con Carlo Marzoli, Inki Sjosten, David Appleby, Roger Abrantes, Joel Dehasse. Studioso di etologia del cane e del lupo, docente in diversi corsi di formazione per educatori. Giornalista professionista.

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