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DDL 1572 e il “Falso Modello Italiano”: Perché la Tracciabilità Europea è già Realtà (e il Monopolio No)

DDL 1572 e il “Falso Modello Italiano”: Perché la Tracciabilità Europea è già Realtà (e il Monopolio No)

La redazione di Dogsportal pubblica di seguito, nella sua forma integrale, il documento analitico pervenuto dal Dott. Daniele Di Lauro, CEO di FCC Srls, sul DDL 1572. Il contributo rappresenta la posizione dell’autore e viene ospitato in quanto offre una lettura tecnica e giuridica del quadro normativo vigente, coerente con la linea editoriale di Dogsportal sul tema.

Il dibattito sul DDL 1572 si è arricchito di una narrazione suggestiva quanto tecnicamente fragile, si parla di questo disegno di legge come di un “rompighiaccio” necessario per colmare presunte lacune della normativa europea in materia di tracciabilità e prevenzione delle aggressioni.

Tuttavia, un’analisi fredda del quadro normativo vigente rivela una realtà ben diversa: lo Stato italiano ha già gli strumenti necessari, e ciò che viene spacciato per “svolta” rischia di essere solo una duplicazione inutile, costosa e persino pericolosa per le casse dello Stato.

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Sostenere che il DDL 1572 sia necessario per allinearsi all’Europa o per colmare i vuoti del Regolamento UE sulla tracciabilità significa ignorare un fatto fondamentale, ovvero, che il Regolamento (UE) 2016/429 (Animal Health Law) è già stato pienamente recepito dall’Italia con il Decreto Legislativo n. 134 del 5 agosto 2022. Questo decreto ha istituito il SINAC (Sistema Informativo Nazionale Animali da Compagnia), un’anagrafe pubblica, universale e centralizzata sotto l’egida del Ministero della Salute.

Quindi il sistema SINAC garantisce già oggi l’identificazione certa, la tracciabilità sanitaria e il controllo dei movimenti di tutti i cani (e non si occupa solo di cani), con o senza pedigree.

Mentre il DDL 1572 è ancora una proposta ferma nelle commissioni parlamentari, il SINAC è legge dello Stato operativa e proporre oggi un nuovo sistema di tracciabilità basato su registri zootecnici privati è come voler costruire un secondo acquedotto, privato e a pagamento, in una città che ne ha già uno pubblico funzionante.

Uno degli argomenti più diffusi a difesa del test CAE-1 è il paragone con la patente di guida; si afferma che, come la patente, il test sia un semplice “metodo di verifica delle competenze”, e un’esemplificazione che, se analizzata con logica, rivela proprio il punto debole della proposta, analizziamo: la patente di guida è un titolo dello Stato e per ottenerlo, il cittadino può rivolgersi a una pluralità di autoscuole e istruttori abilitati che operano in regime di libera concorrenza; non esiste una legge che imponga un’unica autoscuola privata come solo tramite per ottenere l’abilitazione; il DDL 1572, invece, vorrebbe imporre per legge un unico protocollo (il CAE-1) gestito da un unico ente privato. Questo non è “metodo patente”: è un monopolio di fatto.

In un mercato plurale, tutte le realtà professionali riconducibili alle fattispecie della Legge 4/2013 hanno la medesima dignità istituzionale, e nessuna con rappresentanza esclusiva.

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A livello di pura logica la prevenzione delle aggressioni attiene alla gestione del proprietario e all’equilibrio individuale dell’animale, non alla sua iscrizione a un libro genealogico, confondere la tracciabilità zootecnica (la genealogia) con la tracciabilità di pubblica sicurezza (il responsabile legale) è un errore giuridico immane; come pure elevare un test associativo privato a “dazio obbligatorio” non aggiunge nulla alla sicurezza, ma crea una trappola economica: senza concorrenza, il proprietario si troverebbe a subire tariffe e costi di tesseramento stabiliti unilateralmente da un unico fornitore.

C’è però un punto su cui il DDL 1572 potrebbe effettivamente avere una risonanza europea, con la palese istituzione di un monopolio attira si l’attenzione della Commissione Europea, ma per violazione dei principi di libera concorrenza e libera prestazione dei servizi! Il rischio concreto è che questo “modello italiano” si trasformi nell’ennesima procedura d’infrazione, portando a pesanti multe che i cittadini italiani si troverebbero a pagare per aver permesso la creazione di una riserva di caccia commerciale mascherata da norma sulla sicurezza.

La sicurezza dei cittadini si tutela implementando i sistemi pubblici già esistenti e valorizzando la professionalità di tutti gli operatori qualificati. Il DDL 1572, lungi dal rompere il ghiaccio, rischia di creare un cortocircuito burocratico che verrebbe inevitabilmente travolto dinanzi alla giustizia amministrativa e alle autorità europee.


Dott. Daniele Di Lauro — CEO FCC Srls

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