Quando chi dovrebbe difendere gli animali augura violenza: il caso Piazza e l’ipocrisia dell’animalismo di partito
C’è una vicenda piccola nelle dimensioni geografiche, grande nelle implicazioni, che merita di essere guardata con attenzione da chi si occupa di animali e di chi li rappresenta in politica.
Debora Piazza, segretaria cittadina della Lega a Barzanò e responsabile lombarda del dipartimento tutela animali del Carroccio, ha scritto sotto la diretta social di un comizio a Lecco della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein: “Non abbiamo qualcuno che guida con problemi di depressione disoccupato che offende i cristiani che passa di lì e ci fa un favore”. Un riferimento esplicito, inequivocabile, alla tragedia di Modena, dove nei giorni precedenti un uomo aveva investito un gruppo di persone, evocata come possibile destino per un’avversaria politica.
La reazione è stata immediata e trasversale. Il partito ha sospeso Piazza da ogni incarico interno. Il segretario regionale della Lega Lombarda Massimiliano Romeo e il segretario provinciale di Lecco Daniele Butti hanno preso le distanze in modo netto. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso solidarietà a Schlein, definendo quelle parole inaccettabili e prive di qualsiasi giustificazione nel confronto politico.
La vicenda si chiude in poche ore sul piano procedurale. Ma lascia aperta una domanda che riguarda direttamente il mondo in cui operiamo.
Il punto di Dogsportal
Già essere un rappresentante del benessere degli animali di quello stesso partito che in tutti i modi vuole inasprire la caccia, in tutti i modi vuole portare alla distinzione tra cani di serie A e cani di serie B, insieme ai colleghi di coalizione di FDICe tante altre posizioni difficilmente difendibili, è già un mistero.
È già un simbolo di come il benessere animale possa essere usato come etichetta senza che corrisponda troppo spesso a nulla di sostanziale. Ma questo è un fenomeno assolutamente bipartisan.
Se poi aggiungiamo una cattiveria e una violenza verbale ingiustificabile come quella di augurare a un’avversaria politica di essere investita da un’automobile, con esplicito rimando a una strage vera, con vittime vere, ecco che implode l’ipocrisia dell’animalismo politico da partito, quella che emerge con fastidiosa regolarità: il benessere animale come bandiera di convenienza, distantissimo da quello che dovrebbe essere davvero.
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Chi lavora ogni giorno con serietà in questo settore, dai professionisti della cinofilia agli educatori, dai veterinari ai comunicatori, sa bene che il rispetto per gli animali non si separa dal rispetto per gli esseri umani. Siamo tutti anima-li, e sarebbe il caso di non dimenticarlo mai, nemmeno quando si scrive un commento su Facebook durante un comizio.
Speriamo che questa vicenda sia l’inizio di una selezione più severa delle persone che in politica si occupano di animali, perché chi porta violenza nel dibattito pubblico fa danni a tutti: a tutti gli animali, compresi quelli umani.
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