Primo soccorso del cane fai da te, finti consulenti nutrizionali e altre zone grigie: quando la passione per i cani non basta
Corsi di primo soccorso senza veterinari, “consulenti nutrizionali” che vendono crocchette, educatori improvvisati: il mercato cinofilo è pieno di figure border-line. Sapere riconoscerle protegge il tuo cane.
C’è un problema che il mondo cinofilo italiano fatica ad affrontare apertamente, forse per non creare conflitti, forse per un malinteso senso di solidarietà di settore. Eppure è sotto gli occhi di tutti: accanto a professionisti seri e preparati, proliferano figure che operano in aree grigie, a cavallo tra la passione genuina e l’esercizio improprio di competenze che non possiedono. Non si tratta di demonizzare nessuno. Si tratta di fare chiarezza, nell’interesse di chi conta davvero: il cane.
Il primo soccorso veterinario non è un corso di cucina
Negli ultimi anni sono esplosi i corsi di primo soccorso per animali. L’intenzione di fondo è buona: chi vive con un cane vuole sapere cosa fare in caso di emergenza. Il problema nasce quando questi corsi vengono organizzati e tenuti da persone prive di formazione veterinaria. Su Dogsportal Academy ad esempio ne abbiamo uno anche noi, ma con il medico veterinario fisiatra Chiara Chiaffredo
La Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani (FNOVI) ha espresso pubblicamente la propria preoccupazione per questa tendenza già nel 2025, sottolineando un punto che sembra ovvio ma evidentemente non lo è: il primo soccorso veterinario non è una semplice trasposizione delle tecniche umane. Richiede una conoscenza approfondita dell’anatomia, della fisiologia e delle patologie specifiche di ogni specie, competenze che appartengono esclusivamente al medico veterinario.
Cosa succede quando queste competenze mancano? Succede che chi partecipa a questi corsi può imparare manovre scorrette, modalità di trasporto errate, o, peggio, può sviluppare una falsa sicurezza che ritarda il ricorso alle cure specialistiche. In un’emergenza, il tempo è tutto. Un’informazione sbagliata non è un dettaglio: può costare la vita all’animale.
FNOVI raccomanda di scegliere esclusivamente corsi organizzati o patrocinati dagli Ordini Provinciali dei Medici Veterinari, o da enti che collaborano strettamente con professionisti abilitati. È l’unica garanzia che i contenuti siano aggiornati, scientificamente validati e insegnati da chi opera quotidianamente in contesti di emergenza reale.
Il “consulente nutrizionale” che in realtà vende crocchette
Un’altra zona grigia molto frequentata riguarda la nutrizione. Sul web e sui social è pieno di figure che si autodefiniscono “consulenti nutrizionali per cani”, propongono piani alimentari personalizzati e consigliano con sicurezza integratori, diete casalinghe o linee di alimenti specifici.
Il fatto da chiarire è semplice: vendere o promuovere un prodotto alimentare rende quella persona un agente commerciale, un rivenditore, un promotore. Non un consulente nutrizionale. La consulenza nutrizionale in ambito animale è una competenza clinica che richiede una formazione veterinaria di base e, idealmente, una specializzazione. Chi non ha questo percorso alle spalle non è nelle condizioni di valutare lo stato di salute di un animale, interpretare eventuali patologie sottostanti o calibrare un piano alimentare in modo sicuro.
Se il tuo cane ha esigenze nutrizionali particolari, ha problemi di peso, soffre di patologie croniche o semplicemente stai valutando una dieta casalinga o un BARF, l’unico interlocutore competente è un medico veterinario, preferibilmente con specializzazione in nutrizione clinica animale. Un nutrizionista veterinario non promuove marchi: valuta il tuo cane.
Le altre zone grigie che vale la pena nominare
Il fenomeno non si ferma al primo soccorso e alla nutrizione. Il mercato cinofilo è attraversato da figure che operano senza la preparazione necessaria in diversi ambiti.
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Nel campo dell’educazione e del comportamento, chiunque può oggi aprire un profilo social, pubblicare video con cani e definirsi “educatore” o “comportamentalista”. Non esiste in Italia un albo professionale degli educatori cinofili (la normativa è ancora in evoluzione), lo abbiamo ripetuto mille volte, il che rende questo settore particolarmente esposto all’improvvisazione. Non tutti coloro che si presentano come professionisti hanno completato percorsi formativi seri, non tutti hanno un supervisore, non tutti aggiornano le proprie competenze. Scegliere un educatore cinofilo richiede attenzione: chiedere il curriculum, la formazione specifica, i riferimenti metodologici e l’approccio al benessere animale non è diffidenza, è buon senso. Anche chiedere una fattura, non guasta…
Analogamente, nel campo del grooming e della toelettatura, della pet sitting, dell’addestramento per attività sportive o di utilità, la qualità della preparazione varia enormemente. Non si tratta di sostenere che solo i laureati possano avvicinarsi al mondo cinofilo. Si tratta di riconoscere dove finisce la competenza di ciascuno e inizia quella di un altro professionista.
Come orientarsi
Alcune domande pratiche che vale sempre la pena porsi prima di affidarsi a una figura professionale nel mondo cinofilo:
Qual è la sua formazione specifica? Ha titoli verificabili o solo attestati di partecipazione a corsi? Si aggiorna, frequenta convegni, legge letteratura di settore? Ha un codice etico di riferimento? Collabora con veterinari o li considera concorrenti? Consiglia sempre di consultare uno specialista quando la situazione lo richiede?
Un buon professionista cinofilo, qualunque sia la sua area di competenza, conosce i propri limiti e li rispetta. Riconosce quando un problema supera le sue competenze e indirizza verso chi può davvero aiutare. Questa consapevolezza non è debolezza: è la vera misura della professionalità.
Parliamo spesso di benessere animale come di un valore da difendere a livello normativo, nei confronti delle istituzioni, delle leggi, dei regolamenti. Ma il benessere si tutela anche nelle scelte quotidiane: in chi si sceglie per educare il proprio cane, in chi si affida per capire cosa dargli da mangiare, in chi ci si rivolge quando si ha paura in un momento di emergenza. Il mercato cresce, l’attenzione verso i cani cresce, e con essa cresce anche l’offerta di servizi e figure professionali. Non tutta questa offerta è di qualità. Fare domande, pretendere trasparenza, scegliere con cura: è il gesto di cura più concreto che possiamo fare per i cani che vivono con noi.
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