In Francia il daspo cinofilo è legge, l’Italia dorme.
In Francia chi viene condannato per maltrattamento può perdere, anche per sempre, il diritto di tenere un animale. È una sorta di Daspo introdotto dalla legge del 30 novembre 2021 contro il maltrattamento animale, e oggi il governo vuole renderlo davvero efficace, dando ai rifugi il modo di sapere chi ne è colpito prima di affidargli un cane o un gatto.
Mentre in Italia rimbalza tra le parole di parlamentari di ogni colore politico senza nessun atto concreto.
Come funziona il divieto
Il codice penale francese prevede che chi viene riconosciuto colpevole di questi reati possa subire, come pena accessoria, il divieto di detenere un animale, a titolo definitivo oppure temporaneo, insieme al divieto di esercitare un’attività professionale o sociale quando questa è stata sfruttata consapevolmente per preparare o commettere il reato. Le pene principali sono pesanti: le sevizie gravi e gli atti di crudeltà verso un animale domestico, addomesticato o tenuto in cattività sono puniti con tre anni di reclusione e 45.000 euro di multa, che salgono a cinque anni e 75.000 euro quando l’animale muore, con un’aggravante se a commettere i fatti è chi ha l’animale in custodia. Il tribunale può inoltre disporre la confisca dell’animale e affidarlo a una fondazione o a un’associazione di protezione animale.
Il punto debole, finora, è stato il controllo. Un divieto di questo tipo funziona solo se chi cede o affida un animale può verificarlo; per questo il piano presentato dal Primo ministro il 28 luglio 2026 prevede lo studio di uno strumento che consenta ad associazioni e rifugi di controllare se chi vuole adottare sia colpito da un divieto giudiziario di detenere animali.
Le altre misure del piano
Il pacchetto del governo punta soprattutto a completare l’attuazione della legge del 2021, rimasta a metà: secondo il bilancio del Senato, al 31 marzo 2026 mancavano ancora 7 delle 22 misure attuative necessarie. Sul fronte penale le contravvenzioni per maltrattamento passeranno dalla quarta alla quinta classe, dal 2027 la formazione dei magistrati includerà un modulo dedicato e verrà accelerata la formazione dei referenti per il maltrattamento animale in polizia e gendarmeria.
C’è poi il capitolo dei negozi. La vendita di cani e gatti nei negozi di animali è vietata dal 1° gennaio 2024, però per due anni e mezzo è mancato il testo sulle sanzioni; il vuoto è stato colmato dal decreto n. 2026-729 del 1° agosto 2026, pubblicato il 4 agosto. Oggi il negozio che vende o cede un cane o un gatto rischia fino a 1.500 euro per animale, 3.000 in caso di recidiva, e chi espone animali visibili dalla strada, di qualunque specie, fino a 750 euro per animale. Il divieto era stato aggirato con vendite nei retrobottega, online e perfino con il ritiro in click and collect, come aveva documentato un’inchiesta della Fondation 30 Millions d’Amis.
Completano il piano una lista positiva delle specie selvatiche detenibili come animali da compagnia, più controlli su fiere, saloni e vendite online, una formazione rafforzata per gli allevatori e nuove tutele durante le ondate di calore. Ai rifugi e alle strutture locali andranno 10 milioni di euro, anche per affrontare l’aumento degli abbandoni e sostenere le sterilizzazioni.
Il daspo cinofilo in Italia, la nostra battaglia
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Daspo cinofilo
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Vendita nei negozi
Il nostro punto di vista
Un divieto che nessuno può verificare resta sulla carta, esattamente come è successo in Francia con la vendita nei negozi prima delle multe; il fatto che il governo francese si ponga il problema di far arrivare quell’informazione ai rifugi è, secondo noi, la parte più concreta di tutto il piano, perché protegge il cane prima che finisca di nuovo nelle mani sbagliate. È un tema che ci piacerebbe vedere discusso anche in Italia, dove chi lavora nei rifugi si affida spesso all’intuito e al passaparola per capire a chi sta affidando un animale.
Nessuna norma, comunque, sostituisce la consapevolezza di chi sceglie di vivere con un cane. Noi continuiamo a sostenere l’adozione consapevole e a km 0, perché è lì che il rapporto con un animale comincia nel modo giusto.
Fonti: Légifrance, Ministère de l’Agriculture, info.gouv.fr, Sénat, Fondation 30 Millions d’Amis, Que Choisir
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