Il Daspo cinofilo arriva in Parlamento, ma la visione originale rischia di essere tradita
Le parole di Fiodor Verzola, promotore della prima misura italiana contro la cattiva gestione dei cani
“Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti copiano”. Così Fiodor Verzola, promotore del Daspo cinofilo, commenta l’approdo in Parlamento di una misura che porta la sua firma ideale, ma che, nella sua forma attuale, sembra aver perso per strada l’impianto culturale e preventivo su cui era stata costruita.
Verzola, volto di riferimento del progetto Nichelino Bestiale, è stato il primo in Italia a proporre e far approvare a livello comunale un dispositivo che introduce una sorta di interdizione, un “Daspo”, per chi si renda responsabile di maltrattamenti, incuria o gestione irresponsabile dei cani. A Nichelino e in altre città, questa misura è diventata realtà amministrativa: concreta, strutturata, fondata su un impianto che mette al centro l’educazione, la responsabilità e il rispetto del cane come essere senziente.
Oggi, quella stessa idea — o qualcosa che le somiglia — arriva in Parlamento e lo scopriamo a Zoomark.
Ma Verzola non nasconde le sue perplessità: “Un po’ cambiata, certo. Con qualche concessione a visioni meno strutturate e più impulsive, più emotive. Ma approda. E questo, nel merito, è un bene”. Per il promotore torinese, l’obiettivo resta la tutela dei diritti degli animali. Tuttavia, non può passare inosservata una contraddizione politica: a Nichelino, il Daspo cinofilo fu approvato con l’unico voto contrario della Lega, mentre oggi è proprio un esponente leghista a rilanciarlo a livello nazionale.
Ma il paradosso più marcato, secondo Verzola, è che la proposta arrivi da un partito storicamente vicino alle lobby venatorie: “Si occupa di animali solo quando può sfruttare l’‘effetto Bambi’, ovvero quel meccanismo psicologico che ci porta a provare empatia solo verso gli animali dall’aspetto tenero e rassicurante”.
Per i lettori di Dogsportal.it, questa riflessione è centrale: i diritti degli animali non si possono fondare sull’emotività, ma devono poggiare su basi etiche e culturali solide. E in questo, l’originale Daspo cinofilo è ben più di una semplice sanzione.
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“Il Daspo è solo l’ultima azione del dispositivo, quella sanzionatoria. Prima vengono la formazione, la divulgazione, la cultura cinofila, la sensibilizzazione”, sottolinea Verzola. Il principio è chiaro: non esiste cane pericoloso, esistono persone che li gestiscono in modo pericoloso.
Critiche anche alla reintroduzione del vecchio e fallimentare concetto di “patentino per razze pericolose”: “È una visione sbagliata che sposta la responsabilità sull’animale invece che sull’umano. Una visione che rifiutiamo con forza”.
La proposta attualmente in discussione rischia dunque di ridurre il Daspo cinofilo a un semplice strumento repressivo, snaturandone la portata innovativa. “Noi abbiamo tracciato la strada e immaginato il percorso. Ora chiedeteci come percorrerlo, invece di copiarci”, conclude Verzola.
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