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Belka e Strelka, il primo ritorno dallo spazio

Sessantasei anni fa due cagnoline rientrarono vive dall’orbita, aprendo la strada al volo umano. La loro storia dice molto anche su come guardavamo agli animali

Il 20 agosto 1960 una capsula sovietica toccò terra nella steppa del Kazakistan con a bordo due cagnoline vive e in buone condizioni. Si chiamavano Belka e Strelka, “Scoiattolo” e “Freccia”, ed erano appena diventate i primi esseri viventi complessi a completare un volo orbitale e a tornare indietro. Con loro avevano viaggiato un coniglio, decine di topi e ratti, mosche, semi, piante e funghi: un piccolo ecosistema spedito a duecentottanta chilometri di quota per rispondere a una domanda che nessuno, fino a quel momento, aveva potuto verificare. Un organismo può sopravvivere a un giorno intero fuori dall’atmosfera e rientrare integro?

La risposta arrivò dopo diciotto orbite intorno alla Terra. Tre anni prima lo stesso programma aveva prodotto una pagina molto diversa: nel novembre 1957 Laika era stata lanciata a bordo dello Sputnik 2 senza alcun sistema di rientro previsto, e morì poche ore dopo il decollo per il surriscaldamento della capsula. Non era un incidente, era una missione pensata senza ritorno. Belka e Strelka volarono su un veicolo progettato per riportarle a casa, e questo cambia il senso dell’intera vicenda.

Le riprese televisive a bordo, primitive ma leggibili, registrarono le reazioni delle due cagnoline durante il lancio: frequenza cardiaca più che triplicata nei primi istanti, immobilità, poi un progressivo ritorno a valori normali una volta raggiunta l’orbita. Non oso immaginare cosa si possa provare.

In assenza di gravità Belka mostrò segni di malessere e conati dopo alcune orbite, mentre Strelka restò più stabile. Furono osservazioni decisive, perché suggerirono ai medici sovietici di limitare la durata dei primi voli umani. Il volo di Gagarin, otto mesi più tardi, durò una sola orbita.

La scelta delle protagoniste seguiva criteri molto pratici. I sovietici prelevavano cani randagi dalle strade di Mosca, preferendo esemplari di piccola taglia, di peso contenuto, femmine (più gestibili nelle tute con sistema di raccolta delle deiezioni) e con mantello chiaro, perché risultassero visibili nelle riprese in bianco e nero. Prima del lancio passavano settimane di condizionamento graduale a spazi ristretti, rumori, vibrazioni e accelerazioni. Erano protocolli di abituazione, in un’epoca in cui il vocabolario del benessere animale come lo intendiamo oggi semplicemente non esisteva.

Belka e Strelka diventarono immediatamente popolari, ma senza l’aura funebre che aveva accompagnato Laika. Vissero il resto della loro vita al Centro di ricerca aerospaziale e morirono per cause naturali; oggi i loro corpi tassidermizzati sono esposti al Museo Memoriale della Cosmonautica di Mosca. L’anno successivo Strelka ebbe una cucciolata di sei cuccioli e uno di loro, Pushinka (“Piumetta”), fu donato da Nikita Krusciov alla famiglia Kennedy. Alla Casa Bianca Pushinka si accoppiò con Charlie, il terrier dei Kennedy, e i quattro cuccioli nati da quell’incontro vennero soprannominati dalla stampa americana “pupniks”. Alcuni discendenti di quella linea risultano vivi ancora oggi negli Stati Uniti.

Ogni volta che rileggo questa storia mi accorgo di quanto sia comodo raccontarle come eroine, e di quanto quel racconto non dica nulla di vero. Nessuna delle due scelse di salire su quella capsula, e la retorica del sacrificio serve quasi sempre a chi decide, non a chi viene deciso. Allo stesso tempo non mi interessa applicare il metro etico del 2026 a un laboratorio sovietico del 1960: quella ricerca produsse dati che salvarono vite umane e che oggi, grazie a simulazioni, modelli fisiologici e sensoristica, non richiederebbero più un animale a bordo.

Quello che continuo a trovare interessante, da chi si occupa di cani, è un altro dettaglio. In quelle registrazioni si vedono due individui che reagiscono in modo diverso allo stesso stimolo estremo: una si stabilizza, l’altra fatica. Sessantasei anni fa era un dato tecnico da annotare. Oggi è la base di tutto quello che sappiamo sulla soggettività dei cani, sul fatto che non esistono risposte standard allo stress e che ogni cane elabora l’ambiente a modo suo. La strada verso lo spazio è passata anche da lì, quasi per caso.

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Fonti: NASA History Office, Memorial Museum of Cosmonautics, John F. Kennedy Presidential Library and Museum

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Rocco Voto

Fondatore & Editore

Fondatore ed editore di Dogsportal.it. Educatore cinofilo e consulente di comunicazione nel settore cinofilo e nel mondo del cane, si occupa di divulgazione cinofila promuovendo un approccio basato su etica, competenza e benessere animale.

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Rocco Voto

Rocco Voto è fondatore ed editore di Dogsportal.it. Educatore cinofilo e consulente di comunicazione nel settore Pet, si occupa di divulgazione scientifica e cultura cinofila. Promuove un approccio basato su etica, competenza e benessere animale, per offrire un'informazione utile e lontana da mode passeggere.

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