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Lo sleddog moderno: origini, evoluzione ed etica

Come è nato lo sleddog moderno e come è evoluto e cambiato dal 1700 ad oggi.

Parliamo di sleddog moderno: origini, evoluzione ed etica con Sergio Maffi Medico veterinario specializzato in medicina sportiva del cane

Lo sleddog moderno, prima della sua trasformazione in disciplina sportiva cinofila moderna, governata da federazioni con regole ben definite che mirano a proteggere la salute dei cani da slitta, ha una storia lunga ed un passato non sempre interessato al benessere dei cani impegnati nel traino.

È nato e si è diffuso nelle regioni artiche e subartiche tra le popolazioni native della Siberia, dell’Alaska, dei territori settentrionali del Canada e della Groenlandia, dove i cani da slitta sono stati usati per secoli per il trasporto su neve di persone e merci. Verso il 1700, i trapper e i commercianti della Compagnia della Baia di Hudson – uomini bianchi – appresero da indiani e inuit la conduzione delle slitte trainate dai cani.

Lo sleddog moderno si è sviluppato anche attraverso competizioni che hanno reso questa pratica ancora più popolare e riconosciuta in tutto il mondo.

Autore: American Stock Archive  Copyright: 2013 Getty Images

Verso la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, i cani da slitta furono impiegati nella corsa all’oro del Klondike, in supporto alle esplorazioni artiche e antartiche e per il trasporto della posta nelle regioni isolate dell’Alaska. L’ultima consegna ufficiale avvenne nelle isole Aleutine nel 1963. Rimane celebre la “corsa del siero” del 1925, lungo un percorso di 1085 km tra Anchorage e Nome, portata a termine da una staffetta di circa 150 cani e 20 conduttori per fermare un’epidemia di difterite (ricordate il film Balto?). Leggi: La vera storia di Balto, Togo e gli altri eroi e Balto, il destino di un eroe scritto nel suo DNA

Quando nasce lo sleddog moderno come sport competitivo?

Lo sleddog moderno come sport competitivo nasce invece in Alaska nel 1908 con l’All-Alaska Sweepstakes, una gara di oltre 650 km tra Nome e Candle. Nel corso del Novecento, la disciplina si è diffusa anche in Europa, assumendo sempre più un carattere sportivo e ricreativo, distante dall’uso originale come mezzo di trasporto. Leggi anche: Dal “Rescue” allo “Sleddog”: l’amore per i cani da slitta.

Frank H. Nowell photo

In Italia lo sleddog si sviluppa negli anni ’80, soprattutto nelle Alpi, grazie a pionieri e ad eventi dimostrativi.

Oggi le regioni alpine restano le più attive, ma esistono musher anche nell’Appennino centrale. I praticanti agonisti su neve sono probabilmente meno di cinquanta, mentre nel canicross – la versione su terra – gli atleti hanno superato le centinaia.

Lo sleddog è regolamentato da diverse federazioni internazionali: IFSS (International Federation of Sleddog Sports), WSA (World Sleddog Association) e FISTC (Fédération Internationale Sportive de Traîneau à Chiens), ciascuna con propri regolamenti tecnici. In Italia, i principali club sono affiliati a FIDASC (Federazione Italiana Discipline Armi Sportive e Cinofilia, riconosciuta dal CONI), e in misura minore a FIMSS (Federazione Italiana Musher Sleddog Sport).

Le gare italiane si svolgono su neve o su terra (dryland), prevalentemente in versione sprint o media distanza. Le gare su lunghe distanze, da 100 a oltre 1600 km, sono organizzate solo in Scandinavia o Nord America.

Un veterinario in gara

Mi sono avvicinato allo sleddog nel 2008, in seguito all’incontro con il compianto Dr. Stu Nelson, Capo Veterinario dell’Iditarod, durante un congresso.

Da allora ho seguito gare in Italia, Scandinavia, Nord America e altri paesi come veterinario di gara. Non possiedo cani da slitta né ho mai gareggiato, anche perché preparare e gestire un team per una gara comporterebbe tempo che non posso rubare al lavoro in clinica. Attualmente ricopro il ruolo di Capo Veterinario in due gare di lunga distanza in Svezia (Polardistans di circa 350 km, riservata a cani nordici con pedigree, e Vildmarkracet di circa 150 km) e una in Norvegia (Bergebyløpet, 650 km interamente oltre il Circolo Polare Artico).

Collaboro inoltre con IFSS come Capo Veterinario in campionati mondiali ed europei su neve e su terra e come Commissario Antidoping.

La sfida del clima: come affrontare il problema neve

Oggi lo scarso innevamento e, soprattutto, le temperature non adeguate sono problematiche rilevanti. Tuttavia, la loro incidenza varia a seconda delle zone alpine e non segue sempre un peggioramento lineare. Ogni musher cerca soluzioni diverse per non fermare l’attività dei propri cani. Alcuni si dedicano al dryland quando le temperature lo permettono, altri percorrono lunghe distanze per trovare neve naturale. Chi può permetterselo, si trasferisce per l’inverno in Scandinavia, sapendo che lo sleddog non consente, nemmeno ai migliori, guadagni significativi.

Aspetti veterinari: benefici e criticità per i cani da slitta

Lo sleddog, se praticato correttamente, è fonte di benessere psicofisico per i cani, ma presenta anche rischi da considerare. Li riassumo così:

PRO

• Stimolazione fisica e mentale: i cani lavorano in squadra, rispondono ai comandi, affrontano ambienti diversi.

• Senso di scopo: i cani da lavoro sono motivati a svolgere un compito e sentirsi parte di un team.

• Benessere ormonale: l’attività fisica stimola la produzione di endorfine, serotonina e dopamina.

• Socialità: si sviluppano cooperazione e legami tra cani, che sono animali sociali.

CONTRO

• Alti fabbisogni nutrizionali: è fondamentale un bilancio corretto tra apporto calorico e idratazione.

• Rischio di sovraccarico fisico o termico: l’adattamento graduale è essenziale.

• Infortuni articolari o muscolari: frequenti in cani non allenati o su terreni inadatti.

Stress psicologico: cattiva gestione, mancanza di riposo o pressioni eccessive compromettono il benessere.

I cani da slitta più idonei

Non tutte le razze, ovviamente, sono adatte a un’attività fisicamente impegnativa come lo Sleddog. Nel corso dei secoli, alcune sono state selezionate sul campo, dal duro lavoro e dalle popolazioni dell’Artico e del Subartico. Altre sono figlie di selezioni moderne orientate allo sport. Eccole, con le relative caratteristiche che le contraddistinguono:

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 Siberian Husky: resistente, agile, adatto a media distanza e sprint su neve.

• Alaskan Malamute: robusto, per traini pesanti, poco adatto alla velocità.

• Groenlandese e Samoiedo: buoni resistenti ma poco veloci, ormai rari nelle lunghe distanze.

• Alaskan Husky: incrocio selezionato per performance, meno resistente al freddo delle razze nordiche “pure”.

• Eurohound: veloce e reattivo, adatto allo sprint.

• Greyster: velocissimo, usato nel dryland e canicross, ma sensibile al freddo.

Leggi anche:

Un metabolismo speciale

A proposito degli Husky, è interessante sapere che studi su gare come l’Iditarod mostrano un metabolismo estremamente efficiente nell’uso dei grassi come fonte primaria di energia, risparmiando il glicogeno muscolare. Gli Husky possono correre per molte ore grazie a un adattamento mitocondriale che consente una combustione lipidica prolungata, a patto che siano alimentati con diete ricche in grassi e proteine. In sostanza, sono perfetti per il loro impiego storico. Potenza della selezione…

Un lucroso business sulla pelle dei cani?

Vorrei poi smentire una fake news che circola da tempo, cioè che le gare più importanti mettano in palio cifre da nababbo. Non è vero: non esistono circuiti veramente remunerativi nello sleddog di lunga distanza e anche i vincitori delle grandi gare a malapena coprono i costi. Un team competitivo implica selezione, allevamento, allenamento e nutrizione di alto livello. Non è per i soldi che si gareggia.

Cani che muoiono per la fatica

Un’altra voce che gira da tempo indica questo sport come causa di morte di tanti cani, per la fatica e lo stress, in particolare nelle gare di lunga distanza.

Neppure questo è vero: in oltre 15 anni di attività veterinaria in gare di questo genere in mezzo mondo ho visto morire meno di cinque cani. Per esempio nelle ultime tre edizioni della Finnmarkslopet, con oltre 1000 cani partecipanti, è deceduto un solo soggetto. Si è trattato di casi probabilmente legati ad aritmie maligne, simili a quelle che colpiscono anche atleti umani di tanti sport, compresi giovani calciatori adolescenti e apparentemente in piena salute. Non si tratta di “sfruttamento” bensì di eventi tragici ma, fortunatamente, rari. 

Controlli scrupolosi

Va detto inoltre che le gare di lunga distanza prevedono visite veterinarie obbligatorie prima, durante e dopo la competizione, con team di 15-20 veterinari in servizio 24 ore su 24. Un cane con problemi viene escluso, spesso su indicazione dello stesso musher. Ovviamente, lo sleddog non è adatto a qualsiasi cane. Richiede attitudini genetiche, preparazione fisica e una gestione competente e rispettosa. Alcune gare ammettono solo cani con esami del sangue ed ECG a posto. Paradossalmente, come veterinario vedo molti più problemi di salute tra i cani sedentari e obesi che tra gli atleti a quattro zampe dello sleddog.

Avvicinarsi allo sleddog

Ci sono sostanzialmente due possibilità di approccio a questo sport, uno di tipo ricreativo e uno agonistico. Ecco come intraprendere i due percorsi.

1. Attività ricreativa: chi desidera provare un’escursione su una slitta in località turistiche dovrebbe visitare i centri sleddog e valutare il trattamento riservato ai cani. Gli atleti non sono macchine da traino. Alcuni centri offrono esperienze brevi sulla neve, altri, soprattutto in Scandinavia, organizzano viaggi di più giorni con musher esperti e cani ben addestrati. Sono esperienze costose, ma più formative.

2. Attività agonistica: chi vuole gareggiare deve avvicinarsi a un club o associazione per ricevere formazione. È utile iniziare con il canicross, specie se si vive in zone non innevate, con attrezzatura semplice. È fondamentale l’esperienza come handler a fianco di un musher esperto. Essere musher significa conoscere fisiologia, alimentazione, allenamento e dedicare tempo e attenzione costanti al proprio team. I cani sono compagni di squadra e lo sleddog richiede rispetto, gradualità e armonia.

Chi è Sergio Maffi

Medico veterinario dal 1987, Sergio Maffi è Direttore Sanitario e titolare da 36 anni di una clinica per piccoli animali a Palazzolo sull’Oglio (BS). Abilitato all’esercizio in Italia, Norvegia, Svezia e Alaska. Si interessa da anni di medicina veterinaria sportiva, con particolare attenzione ai cani da sleddog e da competizione (agility, canicross, disc-dog, coursing e caccia). Dal 2010 è l’unico veterinario italiano Chief Vet in importanti gare di sleddog scandinave e ha prestato servizio in competizioni internazionali in Nord America ed Europa. Membro del direttivo di ISDVMA, (International Sleddog Veterinary Medical Association), associazione per la quale è anche membro del Comitato per la Salute e Benessere animale e del Comitato Antidoping; è socio fondatore di AMeSVI (Associazione Medico Sportiva Veterinaria Italiana), oltre che Veterinario di gara per CSEN Cinofilia – sezione Canicross e Veterinario Federale per FISTEC – Sleddog of Italy.  Ha pubblicato numerosi e importanti studi scientifici sui temi in questione.

Publicato per la prima volta su Dogsportal nel 2025. Ripubblicato febbraio 2026

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Andrea Comini

Educatore Cinofilo & Giornalista

Educatore e istruttore cinofilo FISC da oltre vent’anni, consulente comportamentale e giornalista professionista. Studioso di etologia del cane e del lupo, si è formato con maestri internazionali ed è docente in corsi per educatori.

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Andrea Comini

Educatore e istruttore cinofilo fisc da oltre vent'anni, consulente sui problemi comportamentali, si è formato con Carlo Marzoli, Inki Sjosten, David Appleby, Roger Abrantes, Joel Dehasse. Studioso di etologia del cane e del lupo, docente in diversi corsi di formazione per educatori. Giornalista professionista.

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