Cane legato agli scogli e lasciato morire
LNDC Animal Protection ha presentato denuncia e chiede che si accerti chi lo ha lasciato lì e se qualcuno poteva ancora salvarlo
L’immagine che accompagna questa notizia non è quella che abbiamo trovato. La fotografia che circola sui social e che documenta il ritrovamento esiste, l’abbiamo vista, ed è la ragione per cui questo articolo è stato scritto. Non ce la siamo sentita di metterla in copertina. Fa stare male, e non nel modo che serve a costruire consapevolezza: fa stare male e basta, ti resta addosso, e finisce per occupare tutto lo spazio che invece dovrebbe andare ai fatti, alle responsabilità e alle domande ancora senza risposta. Abbiamo scelto un’immagine sobria, consapevoli che una copertina più cruda avrebbe portato più clic. Raccontare il maltrattamento non significa esporne il corpo, e chi ci legge ha il diritto di informarsi senza dover pagare un pedaggio emotivo che non ha chiesto. Chi vuole vedere sa dove trovare quelle immagini; noi preferiamo che resti impressa la storia, non il dettaglio.
Il corpo è stato notato lunedì 10 agosto davanti alla spiaggia di Borgata Marina, a Torino di Sangro, in provincia di Chieti, a pochi metri dalla scogliera. A dare l’allarme sono stati alcuni bagnanti, mentre la segnalazione veniva rilanciata sui social anche dai referenti del canile di Lanciano; per il recupero, arrivato solo nella mattinata di martedì 11 agosto a opera della polizia locale, sono servite diverse ore.
Quello che a un primo sguardo poteva sembrare un animale trascinato dalla corrente si è rivelato qualcosa di molto diverso. Secondo le segnalazioni raccolte sul posto e rilanciate dalle associazioni, il corpo era legato con una corda agli scogli, in una posizione che non lasciava alcuna possibilità di liberarsi.
LNDC Animal Protection, la storica Lega Nazionale per la Difesa del Cane, ha reso pubblica la vicenda annunciando di aver già presentato denuncia e di voler seguire il caso attraverso il proprio ufficio legale. L’associazione chiede che venga individuato chi ha lasciato l’animale in quelle condizioni e che siano accertate tutte le eventuali responsabilità.
C’è però un secondo fronte, ed è quello che rende questa storia ancora più pesante. LNDC chiede chiarezza anche su un punto che riguarda il territorio e le istituzioni: se venisse confermato che l’animale era stato visto o segnalato quando era ancora vivo, andrà accertato se esistessero possibilità concrete di salvarlo, quando siano partite le prime segnalazioni, quali interventi siano stati attivati e perché non sia stato possibile arrivare in tempo. L’associazione ha dichiarato che, se dovessero emergere ritardi od omissioni di qualsiasi natura, chiederà che vengano accertati fino in fondo.
Restano da stabilire elementi decisivi che solo gli accertamenti ufficiali potranno chiarire: la lettura del microchip, che permetterebbe di risalire a chi ne aveva la responsabilità, e l’esame necroscopico, unico strumento in grado di dire da quanto tempo l’animale si trovava lì e quale sia stata la causa della morte. Sono passaggi che vanno attesi, perché su di essi si regge l’eventuale costruzione dell’accusa.
Chi avesse visto qualcosa prima del ritrovamento, chi abbia notato persone o mezzi nella zona, chi possieda fotografie o video, oppure sia a conoscenza di segnalazioni precedenti, può rivolgersi alle autorità competenti oppure contattare LNDC Animal Protection, anche in forma anonima, al numero 02 26 11 65 02.
Il punto di vista di Dogsportal
Non useremo giri di parole: legare un essere vivente a uno scoglio, in agosto, davanti a una spiaggia frequentata, è un gesto che non ha attenuanti possibili e che ci lascia un disgusto che non passa. Non è un incidente, non è una disgrazia, non è una fatalità estiva. È il punto più basso di una scala che parte dall’abbandono e finisce qui.
Sappiamo bene, e lo scriviamo ogni volta, che il gesto non ha ancora un nome e un volto, e che la responsabilità penale va accertata dalle autorità e non dai commenti sotto un post. Proprio per questo insistiamo su una cosa sola, che è anche l’unica utile: denunciare. Denunciare quando si vede un animale legato, denunciare quando si vede una macchina che si allontana da un cane lasciato sul ciglio della strada, denunciare quando qualcuno racconta con leggerezza di essersene liberato. Ogni segnalazione lascia una traccia, e le tracce sono l’unica cosa che trasforma l’indignazione in un fascicolo.
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L’indignazione da sola, invece, dura il tempo di uno scroll. Con la legge 82/2025 l’ordinamento italiano ha inasprito in modo significativo le pene per l’uccisione e il maltrattamento di animali, riconoscendo finalmente che questi non sono reati minori. Quello strumento adesso esiste, ma funziona soltanto se qualcuno lo mette in moto, e a metterlo in moto sono le testimonianze delle persone comuni.
C’è poi la domanda che LNDC ha avuto il merito di porre e che nessuno dovrebbe archiviare: se davvero qualcuno ha visto e segnalato quando c’era ancora tempo, allora il problema non riguarda solo chi ha stretto quella corda. Riguarda una catena di soccorso che, in un tratto di costa in piena stagione turistica, ha impiegato ore. Su questo pretendiamo risposte quanto sul resto.
Non permetteremo che questa morte diventi l’ennesimo contenuto virale destinato a sparire entro venerdì.
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