Notizie sul cane

Cani da incubo o umani da incubo?

Immagine della serie Cani da incubo, già presente nell’archivio Dogsportal.

Ho visto le prime due puntate di Cani da incubo, la nuova serie disponibile su Prime Video, e ho letto anche alcune posizioni molto dure contro questo programma. Provo a fare un ragionamento più ampio.

Non è mai un’operazione semplice portare la cinofilia in televisione. Funziona, e anche bene, quando si racconta una disciplina sportiva per pochi minuti o un evento specifico, ma è un’altra storia. Quando invece si entra nell’educazione, nelle famiglie, nella risoluzione dei problemi comportamentali, bisogna ricordare che la televisione, come i reel e come TikTok, oggi si basa quasi sempre sulla semplificazione.

Il problema più grande è che la televisione, dal mio punto di vista, ha perso quel valore di scoperta che aveva prima dei social. Prima, quello che arrivava in TV ci arrivava perché dietro c’era qualcosa di davvero rilevante, qualcosa che meritava lo schermo. Oggi la televisione è in crisi (è un fatto evidente) e va a pescare proprio dove i social hanno già selezionato il pubblico: tra chi ha tantissimi follower e, ovviamente, qualcosa da dire.

Questo discorso vale per qualsiasi programma, non solo per Cani da incubo. È un format che riprende uno schema già visto altrove: si entra in un contesto apparentemente disperato e si risolve, quasi magicamente, in pochissimo tempo. La differenza, qui, è che non si parla di cucina o di case da ristrutturare.

Si parla di cani. Di esseri viventi e delle loro paure e mancanze.

Ecco perché, dopo le prime due puntate, la prima cosa che mi viene in mente è che forse il programma si sarebbe dovuto chiamare Umani da incubo, non Cani da incubo. Perché è ancora una volta evidente che questi cani che vivono con noi sono vittime nostre: della nostra disattenzione, del nostro pressappochismo, del nostro egoismo. Un egoismo a volte banale ma pericoloso, come quello di voler portare per forza il proprio cane ovunque, anche al ristorante, magari quando lui non se la sente affatto di venirci.

Tommaso Castellano, dal suo lato, non fa altro che essere se stesso: interpreta il proprio personaggio, anzi lo edulcora parecchio. Non è il Castellano che siamo abituati a vedere, quello che abbiamo conosciuto in passato.

E poi ci sono alcune cose che, per chi lavora in cinofilia e cerca di capire davvero certi aspetti della relazione con il cane, sono francamente superate e superabili: situazioni che mettono il cane sotto forte stress, momenti in cui il cane è costretto ad affrontare le proprie paure nella convinzione (o nella speranza) di risolverle così, una visione ancora troppo gerarchica del rapporto con il cane, e altri elementi simili. A volta si travalica in aspetti che oggi entrano anche nelle competenze di un medico veterinario.

Cose che, va detto, non si trovano solo in questa serie: si trovano in moltissimi centri cinofili sotto casa nostra. Inutile raccontarcela diversamente. Per questo non vedo nulla di eccezionale in Cani da incubo, né in senso positivo né in senso negativo.

Quello che mi interessa dire, però, a chi deciderà di guardarla, è di fare attenzione a non confondere l’intrattenimento con la realtà.

La relazione con il cane non si risolve in poche ore, in mezza giornata, con una passeggiata, con qualche strattone al guinzaglio, ignorando il cane o evitando di accarezzarlo. Sono scelte che, in certi contesti, alcuni professionisti decidono comunque di fare, ma nella realtà quotidiana si tratta di percorsi, spesso anche molto lunghi.

E va detto, a onor del vero, che in qualche modo anche Castellano lo lascia intendere in certi momenti.

Il consiglio, allora, è questo: guardate Cani da incubo, se volete, come puro intrattenimento. Ma educare il cane, imparare a vivere insieme a lui, capirlo davvero, è tutta un’altra cosa.

Io l’avrei chiamata Umani da incubo, non Cani da incubo. Perché il problema siamo quasi sempre noi.

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Rocco Voto

Rocco Voto è fondatore ed editore di Dogsportal.it. Educatore cinofilo e consulente di comunicazione nel settore Pet, si occupa di divulgazione scientifica e cultura cinofila. Promuove un approccio basato su etica, competenza e benessere animale, per offrire un'informazione utile e lontana da mode passeggere.

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