Collare elettrico al cane, proprietario denunciato a Tolmezzo: basta con «dipende da come lo usi»
La notizia arriva dalla provincia di Udine. Ma riguarda tutta la cinofilia: continuare a giustificare le scariche elettriche come una questione di competenza significa lasciare il cane fuori dal ragionamento.
A Tolmezzo, in provincia di Udine, la polizia locale della Comunità di montagna della Carnia ha sequestrato un collare a stimolazione elettrica e denunciato a piede libero il proprietario cinquantenne di un cane per l’ipotesi di maltrattamento di animali. Secondo le notizie pubblicate il 5 ottobre, l’indagine è partita da diversi esposti. La perquisizione e il sequestro sono stati eseguiti su delega della Procura di Udine.
La responsabilità dell’uomo dovrà essere accertata nel procedimento giudiziario. Una denuncia non è una condanna. Su questo serve precisione.
Sul collare elettrico, invece, la posizione di Dogsportal è chiara.
Sappiamo già che qualcuno, leggendo, dirà: «È uno strumento. Dipende da come lo usi».
No. Non dipende da come lo usi il collare elettrico. Non lo devi usare.
La competenza non rende accettabile la scarica
Parliamo dei dispositivi che somministrano stimoli elettrici al cane per modificarne il comportamento. Chiamarli “tele”, “e-collar” o “sistemi di comunicazione a distanza” non cambia il punto.
Quando si usa lo stimolo elettrico come qualcosa che il cane deve evitare, o far cessare eseguendo un comportamento, si costruisce l’apprendimento intorno a un’esperienza avversiva. Il fatto che l’operatore sappia dosarla non risolve la questione del benessere.
Intensità, tempi e modalità possono cambiare gli effetti. Questo non significa che esista una buona ragione educativa per scegliere la scarica. La nostra posizione riguarda proprio quella scelta: mettere sul corpo del cane un dispositivo con cui possiamo infliggergli uno stimolo avversivo per ottenere una risposta.
E se per difenderla dobbiamo continuare a spiegare quanto siamo bravi a premere il pulsante, forse dovremmo tornare a osservare chi porta gli elettrodi.
Un cane che esegue non dimostra, da solo, di stare bene
Il cane torna. Si siede. Interrompe un comportamento. Il video dura pochi secondi e il risultato sembra convincente.
Ma il comportamento visibile non basta a valutare un percorso educativo. Dobbiamo considerare anche lo stato emotivo del cane, la sua possibilità di esplorare, la sicurezza nella relazione e ciò che sta imparando ad associare a quella situazione.
Uno studio pubblicato su PLOS ONE nel 2014 ha rilevato, nel gruppo addestrato con collare elettrico, più tempo trascorso in tensione e minore interazione con l’ambiente rispetto al gruppo seguito con un approccio basato sulle ricompense. Il lavoro non ha rilevato un vantaggio consistente di efficacia del collare e ha evidenziato maggiori preoccupazioni per il benessere.
La domanda cinofila, quindi, deve andare oltre il risultato immediato: quale esperienza abbiamo fatto vivere al cane per ottenerlo?
Nemmeno l’argomento delle “mani esperte” basta
In una ricerca del 2020 su 63 cani con problemi di richiamo e controllo senza guinzaglio, il gruppo seguito da professionisti che lavoravano prevalentemente con il rinforzo positivo ha ottenuto risposte migliori al primo comando e tempi di risposta più brevi rispetto al gruppo con collare elettrico.
Gli addestratori che usavano il collare erano esperti, indicati dai rappresentanti dei produttori. I risultati, nelle condizioni studiate, non hanno dimostrato la superiorità o la necessità dello strumento. Un singolo studio non descrive ogni cane e ogni situazione, ma non autorizza certo a presentare il collare come una soluzione indispensabile.
Anche l’American Veterinary Society of Animal Behavior, nella precisazione pubblicata nel 2025, ha ribadito la propria contrarietà ai metodi avversivi, compresi i collari elettrici, indipendentemente dall’esperienza dell’addestratore.
La cinofilia deve assumersi una responsabilità
Su Dogsportal lo scrivevamo già nel 2020, nell’articolo “Cinofili e proprietari: prendete posizioni sul collare elettrico”. La richiesta era concreta: prendere le distanze da chi propone questi dispositivi nei percorsi educativi o per ottenere prestazioni sportive.
Abbiamo raccontato anche vicende giudiziarie con esiti diversi. La cronaca giudiziaria richiede attenzione alle prove e ai singoli casi. La responsabilità educativa non può esaurirsi nell’attesa di una sentenza.
Chi si affida a un professionista deve poter ricevere aiuto senza sentirsi dire che il proprio cane ha bisogno di una scarica. I problemi difficili richiedono valutazione, gestione dell’ambiente, prevenzione dei rischi, un percorso adeguato e, quando necessario, il coinvolgimento di un medico veterinario esperto in comportamento.
Servono competenze, tempo e obiettivi realistici. Serve anche la disponibilità a rivedere le nostre aspettative.
La notizia di Tolmezzo deve riportare questa responsabilità dentro i campi cinofili, le scuole di formazione e le organizzazioni sportive. Il benessere dichiarato nei programmi deve diventare una scelta concreta nei metodi.
Il collare elettrico non lo devi usare. E se qualcuno te lo propone per educare il tuo cane, puoi dire di no. Anche se ha esperienza. Anche se ha titoli. Anche se ti promette che funzionerà.
Fonti
- Friuli Oggi — Mette un collare elettrico al suo cane, proprietario denunciato per maltrattamenti, 5 ottobre 2026
- Il Piccolo — Tolmezzo, collare elettrico al cane: sequestrato il dispositivo, denunciato il proprietario, 5 ottobre 2026
- Cooper e collaboratori (2014), PLOS ONE — The Welfare Consequences and Efficacy of Training Pet Dogs with Remote Electronic Training Collars in Comparison to Reward Based Training
- China, Mills e Cooper (2020), Frontiers in Veterinary Science — Efficacy of Dog Training With and Without Remote Electronic Collars vs. a Focus on Positive Reinforcement
- AVSAB — Position Statements and Handouts: precisazione del Consiglio direttivo del 2025
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