Ddl caccia, l’audizione di Ispra apre una crepa nella maggioranza.
Il disegno di legge sulla caccia, già approvato al Senato, è arrivato in commissione Agricoltura alla Camera e sta incontrando ostacoli che arrivano dall’interno stesso della maggioranza. Forza Italia ha depositato quattordici emendamenti per correggere un testo considerato troppo permissivo sull’attività venatoria: tra le richieste, l’esclusione esplicita di spiagge e lidi dalle aree cacciabili e il ripristino della doppia sanzione (arresto fino a sei mesi e ammenda) per chi caccia nei parchi nazionali e regionali, nei giardini urbani e nei terreni destinati ad attività sportive.
Sul fronte delle opposizioni la strada scelta è quella dell’ostruzionismo parlamentare. Nel giorno di scadenza per la presentazione delle modifiche il Movimento 5 Stelle ha depositato un milione di emendamenti, Avs circa un migliaio, mentre dal Partito Democratico sono arrivati soltanto emendamenti soppressivi.
Ma il passaggio che pesa di più, e che sta scuotendo il mondo venatorio, è l’audizione di Ispra. L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale ha spiegato che le modifiche introdotte dal Ddl 1552 non appaiono orientate a limitare l’impatto della caccia sulle specie in precario stato di conservazione, e che sarebbe stato auspicabile escludere dal prelievo almeno le specie in condizioni particolarmente sfavorevoli.
Luigi Ricci, direttore del Dipartimento monitoraggio e tutela ambiente di Ispra, ha messo in guardia su due punti specifici. Il primo riguarda la possibilità che le Regioni autorizzino la conversione delle aziende faunistico-venatorie in aziende agrituristiche-venatorie senza una valutazione tecnico-scientifica preventiva, con il rischio di aprire a una gestione venatoria consumistica in aree di elevato valore ambientale. Il secondo riguarda l’allargamento delle superfici degli Ambiti territoriali di caccia, che nel caso della Sardegna arriverebbero a coincidere con l’intero territorio regionale, in contrasto con il principio della caccia sostenibile.
Ricci ha anche chiarito una posizione che vale la pena riportare per intero nel suo significato: la caccia, se condotta correttamente, pianificata e rispettosa di criteri scientifici, è pienamente coerente con i principi di conservazione della natura e può contribuire alla tutela delle specie selvatiche. Il punto, quindi, non è ideologico. Il punto è che i prelievi venatori vanno calcolati con rigore scientifico e che la caccia deve promuovere la tutela degli ecosistemi, non erodere il capitale faunistico che la rende possibile.
Per Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia e WWF Italia l’audizione equivale a una bocciatura netta e senza appello delle modifiche introdotte dal Ddl 1552 alla legge 157/92 sulla tutela della fauna selvatica e il prelievo venatorio. Le associazioni sottolineano come Ispra denunci l’assenza di qualsiasi limite alla pressione venatoria su specie in cattivo stato di conservazione, citando la pernice bianca e l’allodola come casi che dovrebbero essere esclusi dal prelievo.
Altri due rilievi pesano sul piano europeo. Il primo è la riapertura della possibilità di catturare uccelli selvatici da usare come richiami vivi, pratica vietata dalla Direttiva Uccelli e che all’Italia è già costata diverse condanne davanti alla Corte di giustizia europea. Il secondo è l’estensione dell’attività venatoria sulle specie migratrici oltre il 10 febbraio, che rischia di aprire un contenzioso con la Commissione europea, dato che la Direttiva Uccelli esclude il prelievo durante la migrazione prenuziale e la riproduzione.
Il mondo venatorio ora teme che l’iter della riforma si blocchi. Quello che emerge, però, è un quadro diverso: non un attacco esterno alla caccia, ma un organo tecnico dello Stato che segnala l’assenza di fondamento scientifico in una riforma scritta per allargare le maglie.
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Il punto di vista di Dogsportal
L’audizione di Ispra mette in fila un problema che riguarda anche chi vive con i cani, e non solo per la questione dei cani da caccia. Ogni volta che le regole del prelievo si allargano senza una base tecnica, aumenta la pressione su territori che sono anche spazi di convivenza: sentieri, aree periurbane, zone dove si passeggia con il proprio cane. I casi di cani colpiti da armi da caccia che abbiamo raccontato negli anni (Argo e Fiamma in Val Germanasca, Rocky a Cumiana, Oreste a Palaia) non sono incidenti isolati ma il prodotto di un sistema in cui i confini di quando, dove e come si spara sono sempre meno definiti. La richiesta di Forza Italia di escludere esplicitamente parchi, giardini urbani e aree sportive va esattamente in questa direzione, ed è significativo che arrivi dall’interno della maggioranza. Ispra dice una cosa semplice: la caccia regolata da criteri scientifici non è nemica della conservazione. Il problema nasce quando la regola sparisce.
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