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Dialoghi sulla vita dei nostri cani: intervista a Roberto Marchesini

Un farmaco per allungare la vita dei cani: cosa dice del nostro rapporto con loro?

Lo abbiamo chiesto a Roberto Marchesini, filosofo, etologo, zooantropologo, direttore della rivista “Animal studies” e della Scuola d’interazione uomo-animale (SIUA).

Quanti pensieri fanno capolino nella mente e iniziano a pesare sul cuore quando il muso del nostro cane si incanutisce e diventa sempre più evidente quella maschera bianca che ci ricorda che stiamo accompagnando il nostro amico verso l’ultima fase della sua vita. Noi desidereremmo che quel momento, che quell’addio, non arrivasse mai.

Ed ecco che una recente notizia, rimbalzata tra social e testate, ci dà una nuova aspettativa: lo studio di un farmaco che potrebbe essere in grado di allungare la vita dei nostri cani (Come allungare la vita dei cani: Pillola Sì o No? – Dogsportal.it | Blog cinofilo).

Se una prima reazione di entusiasmo è naturale, è necessario andare più a fondo e capire quale possa essere davvero il bene per il nostro compagno a quattro zampe.

Vogliamo allontanare quanto più possibile la morte, ma cosa facciamo per migliorare la vita? Questa accoglienza di un possibile rimedio farmacologico cosa rivela del rapporto con i cani?

Lo abbiamo chiesto a Roberto Marchesini, filosofo, etologo, zooantropologo, direttore della rivista Animal studies e della Scuola d’interazione uomo-animale (SIUA).

Esistenza Vs R-esistenza

L’idea di poter dare al nostro cane un farmaco per allungarne la vita mostra, in qualche modo, la difficoltà che abbiamo nell’accettare lo svolgersi del ciclo della vita.

Roberto Marchesini lo ricollega al nostro allontanamento dalla natura: «Il passaggio dalla cultura rurale alla cultura urbana ha portato con sé una sorta di divorzio nei confronti della natura: vivere tra gli animali e le piante, in campagna, come facevano le generazioni precedenti, ci faceva assorbire anche il concetto di ritmo vitale, di tempo di vita, di crescita e di morte, di nascita, di rigenerazione. L’esistenza è un flusso, è un momento, e ora invece abbiamo una visione di r-esistenza».

Questo distacco dalla natura ha anche contribuito a costruire in noi un’idea degli animali lontana dalla realtà: «L’allontanamento dalla natura inevitabilmente ha trasformato gli animali che sono vicino a noi in maschere, per cui ha avuto una presa molto facile la visione disneyana. Ci sono sempre stati gli animali parlanti, ci sono sempre state le fiabe con gli animali antropomorfizzati, ma un bambino che cresce in mezzo agli animali, in campagna, sa distinguere il mondo delle fiabe dal mondo della realtà».

Diversamente, molti cadono nel tranello dell’antropomorfizzazione del cane, lo vedono come un piccolo umano, con i nostri stessi bisogni e desideri.

Marchesini precisa: «L’antropomorfizzazione non è solo un modo di interpretare, ma è proprio una negligenza nei confronti delle esigenze etologiche del cane. È una totale negligenza. ‘Come? Vivi una vita beata, tranquilla, nel calduccio di questa casa, cosa ti manca?’

E invece a quel cane manca una vita attiva, proattiva, magari anche al freddo e alla fatica, dove però può esprimere pienamente quello che è».

Una società narcisista e il nostro rapporto con “l’altro”

La nostra relazione con gli animali riflette il nostro rapportarci con l’altro, con il diverso da noi, con ciò che c’è fuori da noi.

La nostra società si sta mostrando fragile, spesso violenta, e ciò si proietta anche nel modo in cui trattiamo i cani e gli altri animali.

«Dobbiamo dircelo chiaramente: la fragilità delle relazioni nasce dal narcisismo. — dichiara con fermezza Marchesini — La nostra è una società profondamente narcisista, dove al bambino, fin da piccolo, viene detto che il mondo gira intorno a lui, non gli si fa mai affrontare nessun tipo di frustrazione, non lo si fa mai confrontare con la realtà, con la diversità. Lo si porta a credere che realmente gli altri siano degli strumenti che lui può utilizzare per i suoi bisogni.

Questa incapacità di gestire la frustrazione, questa incapacità di vivere la relazione, legata al narcisismo, è uno degli aspetti più problematici, che si manifesta in tantissimi modi».

Il riferimento è alle cronache degli ultimi mesi — se non degli ultimi anni — piene di violenza, come a volte lo sono anche gli scambi sui social media.

Come è legato tutto questa alla relazione con il cane?

«Questo narcisismo fa sì che le persone non guardino il cane per quello che è, o al gatto per quello che è, ma esternino in lui le loro aspettative, i loro bisogni. Le persone vivono con il cane ma non accontentano il cane, accontentano se stesse attraverso il cane».

La differenza tra controllo e responsabilità

La volontà di allontanare quanto più possibile il momento della morte del nostro cane, oltre a essere il riflesso del nostro affetto nei suoi confronti, non sarà anche un’ennesima forma di controllo sulla sua esistenza?

A questa domanda Marchesini risponde ricordandoci che c’è differenza tra controllo e responsabilità: «Come i genitori hanno la responsabilità dei propri figli, il proprietario ha la responsabilità nei confronti del proprio cane.

Questo è normale: sei tu che scegli cosa mangia, lo porti dal veterinario, lo curi quando sta male. È una responsabilità di accudimento, ma non può essere totalmente ego-centrata.

Questo è il grande problema, perché la responsabilità è la capacità di guardare l’altro e di prendersi in carico i bisogni dell’altro, non di attribuire in maniera arbitraria quello di cui l’altro ha bisogno.

C’è una differenza enorme tra il concetto di visione ego-centrata, dove sono io a dire quello di cui tu hai bisogno, e il concetto di empatia. Empatia è guardare l’altro, cercare di capire quali sono i suoi bisogni e prendersene carico sulla base delle effettive esigenze che l’altro dimostra: passare da un’alterità paziente, perché deve semplicemente sopportare quello che a me viene in mente, a un’alterità esigente, cioè un’alterità che io devo cercare di conoscere per tentare di capire quali siano i suoi bisogni e prendermene carico da persona responsabile».

L’altro è il nostro cane, con cui dobbiamo intessere una relazione basata sull’ascolto per comprenderne le reali necessità e desideri.

La messa a punto del farmaco per allungare la vita dei cani è ancora lontana ma la vera rivoluzione, il vero regalo che potremmo donare al nostro amico, è una vita degna di essere vissuta, andando incontro alla sua natura e alle esigenze proprie della sua specie e della sua razza.

In questa relazione siamo in due: facciamo in modo che l’altro abbia lo spazio che merita (Cosa si aspetta da noi il nostro cane? Una riflessione tra etica e benessere – Dogsportal.it | Blog cinofilo).

Crediti immagine di copertina: Getty Images/Simone Padovani/Awakening


Consiglio di lettura:

L’amore per gli animali. Come la relazione con le altre specie ci ha cambiato 

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Alessia Colaianni

Dottoressa di ricerca in Geomorfologia e Dinamica ambientale, sono poi approdata sulle rive della comunicazione e divulgazione scientifica. Sono diventata giornalista e, un articolo dopo l’altro, mi sono ritrovata a raccontare le storie di animali umani e non umani e dell’ambiente in cui vivono. Sul mio cammino ho incontrato lo sguardo di molti cani e questo mi ha convinta a suonare ai cancelli di Dogsportal per poter curiosare nella loro storia e nel loro comportamento insieme a voi.

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