Seresto, i nostri cani e gatti e il diritto di essere informati
La puntata di Indovina chi viene a cena? andata in onda su Rai 3 nei giorni scorsi e condotta da Sabrina Giannini, ha portato all’attenzione del pubblico italiano il caso del collare antiparassitario Seresto, da qualche anno prodotto da Elanco e prima da Bayer, sollevando una questione importante: siamo stati messi davvero nelle condizioni di conoscere i possibili rischi, anche mortali, derivanti dalla presenza nel collare di due pesticidi vietati in agricoltura ma non come antiparassitari per cani e gatti?
I numeri citati dalla trasmissione
Secondo quanto riferito da Indovina chi viene a cena?, negli Stati Uniti il collare Seresto è associato a oltre 100.000 segnalazioni di eventi avversi e le morti possibilmente collegate di cani e gatti superano le 2.500 unità. Il programma ha chiarito che si tratta di segnalazioni raccolte dalle autorità statunitensi e non di decessi derivanti con certezza dall’uso del collare, ma ha sottolineato come l’ordine di grandezza dei numeri abbia generato negli USA un allarme pubblico, istituzionale e giudiziario, anche se soltanto dopo anni di totale silenzio.
La class action e l’accordo economico
Secondo la ricostruzione proposta da Rai 3, proprio questi dati hanno portato negli Stati Uniti ad audizioni da parte del Congresso e poi all’avvio di una class action contro i produttori del collare. La causa si è chiusa, secondo quanto riportato, con un accordo transattivo da circa 15 milioni di dollari (contro centinaia di milioni incassati dalle vendite del collare) suddivisi tra moltissimi proprietari, ma senza ammissione di responsabilità da parte di Elanco.
Indovina chi viene a cena? ha messo in evidenza il significato concreto di questo passaggio: l’accordo include un impegno alla riservatezza che ha consentito di chiudere il contenzioso e di limitare l’impatto sulla reputazione del prodotto e e dell’azienda. In altri termini, secondo la trasmissione, una scelta che ha avuto l’effetto di proteggere il business, trasformando un rischio potenzialmente illimitato in un costo definito e gestibile.
Il foglietto illustrativo: ciò che non veniva detto
Uno dei punti più critici sollevati dall’inchiesta riguarda l’informazione al consumatore. Secondo quanto affermato da Indovina chi viene a cena?, per anni il foglietto illustrativo del collare Seresto non conteneva avvertenze rilevanti sui possibili rischi per la salute di cani e gatti, né consentiva al proprietario di percepire la portata delle segnalazioni emerse negli Stati Uniti.
Sempre secondo la trasmissione, le informazioni più esplicite sui potenziali rischi sarebbero state introdotte solo dopo la class action, quando il caso aveva ormai assunto una rilevanza legale e mediatica tale da non poter più essere ignorato. È su questo snodo che l’inchiesta insiste: non sulla colpevolezza, reale o meno, ma sul ritardo con cui l’informazione è diventata accessibile.
Il Canada e il silenzio europeo
Il servizio ha poi evidenziato come il Canada non abbia autorizzato la commercializzazione del collare Seresto, basandosi anche sui dati emersi negli Stati Uniti. Un elemento che, sempre secondo la trasmissione, è rimasto sostanzialmente fuori dal dibattito pubblico europeo. Negli USA, ha ricordato il programma, la vicenda è arrivata fino alle sedi istituzionali; in Europa, invece, il collare ha continuato a essere venduto e utilizzato senza che il caso diventasse oggetto di una discussione seria, almeno fino alla messa in onda dell’inchiesta su Rai 3.
Un problema di trasparenza
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La trasmissione non afferma che esista una prova definitiva di un nesso causale diretto tra Seresto e i decessi segnalati. Ma il punto, come ribadito più volte da Sabrina Giannini, è un altro: il nostro diritto a essere informati in modo completo, tempestivo e comprensibile sui possibili rischi che corrono i nostri cani e gatti in conseguenza di nostre scelte non sufficientemente consapevoli.
In altre parole: sapendo ciò che sappiamo oggi, quanti di noi avrebbero comunque fatto indossare il collare ai propri animali?
Quando un prodotto è associato a decine di migliaia di segnalazioni di eventi avversi, il problema non è solo giuridico ma informativo: chi compra deve poter sapere prima, non dopo una class action.
Una domanda che resta aperta
Il “caso Seresto”, quindi, non riguarda soltanto un collare antiparassitario ma il funzionamento stesso dei sistemi di controllo, vigilanza e comunicazione nel settore della salute animale. Ed è su questo terreno, quello del diritto di essere informati, che la vicenda interroga proprietari, veterinari e istituzioni. Attendiamo risposte.
La risposta di Elanco
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