Notizie sul cane

ENPA contro “Cani da incubo”: “Stop alla normalizzazione dei metodi coercitivi in tv”

L’Ente Nazionale Protezione Animali chiede un confronto con emittenti e case di produzione: i programmi televisivi dedicati ai cani devono essere coerenti con le evidenze scientifiche, non promuovere strumenti avversivi e logiche di dominanza.

L’ENPA ha diffuso oggi, 19 giugno 2026, un comunicato ufficiale in cui esprime forte preoccupazione per la crescente visibilità televisiva di modelli educativi basati su coercizione, dominanza e strumenti avversivi. Nel mirino, in modo esplicito, il programma “Cani da incubo”, citato come uno dei format che nelle ultime settimane hanno alimentato il dibattito nel mondo cinofilo e non solo.

Il nodo centrale: cosa passa davvero in televisione

Per l’associazione il problema non si esaurisce nella scelta di una tecnica educativa rispetto a un’altra. La televisione, sottolinea ENPA, esercita una responsabilità culturale profonda: quando collari a scorrimento, pressione fisica e correzioni vengono presentati come normali ed efficaci, si trasmette al grande pubblico una visione del rapporto uomo-cane che la scienza ha ormai ampiamente superato.

«La televisione e i media hanno una forte responsabilità educativa. Quando vengono presentati come efficaci o normali strumenti e metodi basati sulla coercizione, il rischio è quello di trasmettere ai cittadini una visione semplificata e non aggiornata della relazione uomo-cane», dichiara Giusy D’Angelo, vicepresidente nazionale ENPA.

Cosa dice la scienza

Il comunicato richiama esplicitamente le più recenti acquisizioni in etologia cognitiva, neuroscienze affettive e medicina comportamentale. Le principali associazioni veterinarie e comportamentali internazionali promuovono oggi approcci fondati sul rinforzo positivo e sulla comprensione dei bisogni etologici del cane, scoraggiando l’uso di strumenti che possono generare dolore, paura o stress.

La letteratura scientifica disponibile evidenzia come l’impiego sistematico di collari a scorrimento, collari elettrici e collari a punte possa essere associato a stati di stress, paura anticipatoria e alterazioni della comunicazione sociale. La riduzione apparente di alcuni comportamenti indesiderati, precisa l’associazione, non coincide necessariamente con un miglioramento del benessere: può derivare da inibizione comportamentale o evitamento, condizioni ben diverse da un equilibrio reale.

Il riferimento è ai modelli delle Cinque Libertà e dei Cinque Domini, standard internazionalmente riconosciuti per la valutazione del benessere animale, che includono non solo l’assenza di dolore fisico ma anche la qualità delle esperienze emotive e la possibilità di esprimere comportamenti naturali.

La richiesta concreta

ENPA annuncia l’intenzione di avviare un confronto diretto con le società di produzione, le emittenti e tutti i soggetti coinvolti nella realizzazione di programmi dedicati agli animali. L’obiettivo è promuovere una rappresentazione della relazione uomo-cane coerente con le evidenze scientifiche e con i principi di benessere riconosciuti a livello nazionale ed europeo.

«La relazione con il cane non può essere ridotta a una dinamica di controllo. Le evidenze scientifiche indicano che fiducia, comprensione e cooperazione rappresentano gli strumenti più efficaci per costruire un rapporto equilibrato e duraturo», conclude D’Angelo.

Il punto di Dogsportal

Solo due giorni fa avevamo pubblicato un approfondimento dedicato proprio a questo tema, “Cani da incubo o umani da incubo?”, ragionando sul modello educativo proposto dal programma e sulle sue implicazioni culturali. La presa di posizione ufficiale dell’ENPA arriva a stretto giro e conferma che il dibattito è tutt’altro che marginale.

C’è chi, in questi giorni, ha scelto il silenzio sostenendo che parlarne significhi fare pubblicità al programma. È una posizione che non condividiamo e che, anzi, riteniamo controproducente. Il silenzio non neutralizza un contenuto che va in onda su una rete nazionale e raggiunge milioni di persone: semmai, lo lascia privo di contraddittorio. Tacere non è neutralità, è assenza.

Per questo ci aspettiamo che le associazioni professionali del settore cinofilo, così come quelle veterinarie e comportamentali, escano allo scoperto con un giudizio tecnico chiaro. Non basta indignarsi nei gruppi privati o nei corridoi dei convegni. Il grande pubblico, quello che guarda “Cani da incubo” e poi replica quei metodi a casa, ha bisogno di sentire voci autorevoli esprimersi con altrettanta visibilità. L’ENPA lo ha fatto. Ora tocca agli altri.

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