I cani da acqua, chi sono gli specialisti tra le onde
Ci sono cani che sembrano appartenere all’acqua così come tanti loro fratelli, e tutti noi, apparteniamo invece alla terraferma, salvo rare eccezioni. E non è solo questione di “piacere” nel tuffarsi e nuotare: il legame è viscerale. Infatti, nasce da secoli di selezione mirata in cui questi cani hanno condiviso con noi fatiche e pericoli (più loro che nostri) nelle acque di fiumi, laghi e finanche negli immensi oceani.
Sono cani allevati e addestrati per generazioni a riportare anatre e altri uccelli acquatici da acque gelide, trascinare reti cariche di pesce, trasportare cime e altri materiali tra un’imbarcazione e l’altra e, alcuni di loro, persino a salvare chi sta affogando e a trainare piccole imbarcazioni. La loro forza in acqua è impressionante. La loro generosità, spesso, non ha limiti.
Ieri e oggi, esigenze diverse
Rispetto a quando sono state selezionate le razze da acqua, però, il mondo è cambiato parecchio: non c’è più bisogno di portare materiali da una barca all’altra o di aiutare i pescatori a recuperare le reti, mentre la caccia agli anatidi con relativo recupero dall’acqua è tuttora molto praticata nel mondo anglosassone ma molto poco in Italia.
Come per tutti i cani da lavoro, la memoria di razza conserva le predisposizioni di selezione, che spesso si traducono in una pressante aspettativa: l’acqua sembra “chiamare” e attirare a sé questi cani, quasi stregandoli già quando ne avvertono l’odore. Molti soggetti, infatti, mostrano una forte motivazione a entrare in acqua, fosse anche solo in una piccola roggia tra i campi.
Attività per loro
Sono esigenze da soddisfare, se li vogliamo davvero vedere felici. Per fortuna possiamo farlo attraverso attività cinofile adeguate, come il riporto in acqua per le razze specifiche, le gare di tuffi (Dog Diving o Splash Dog, che dir si voglia) oppure altre attività acquatiche organizzate, sempre con la massima attenzione alla salute e alla sicurezza del cane.
Inoltre, ed è forse la cosa più affascinante, come ben sanno i nostri lettori esiste il salvataggio nautico, specialità di protezione civile, in sostanza, che vede da tanti anni l’Italia tra i Paesi che hanno maggiormente sviluppato questa disciplina grazie a eccellenti scuole di formazione per cani e operatori umani: vedere all’opera questi binomi in simili situazioni è davvero da pelle d’oca. Numerosi sono stati gli interventi di soccorso conclusi con successo grazie a questi veri e propri specialisti a quattro zampe, capaci di imprese leggendarie.
La classificazione secondo la FCI

La Federazione Cinologica Internazionale, e di conseguenza l’Enci che ne fa parte, inserisce nel Gruppo 8 i Retriever, i cani da cerca e i cani da acqua. Distingue correttamente i Retriever, selezionati principalmente per il recupero della selvaggina sia sulla terraferma sia in acqua, dai veri e propri cani da acqua. Se però consideriamo tutte le razze storicamente legate al lavoro in ambiente acquatico, comprese quelle appartenenti al gruppo dei Retriever e il Terranova, che la FCI colloca invece nel Gruppo 2, troviamo i principali specialisti del nuoto e del lavoro in acqua:
Le razze del Gruppo 8
Cani da riporto, da cerca e da acqua: tocca ogni sezione per scoprire le razze e i relativi approfondimenti.
- Labrador RetrieverDogsportal
- Golden RetrieverDogsportal
- Chesapeake Bay RetrieverEnci
- Flat-Coated RetrieverEnci
- Curly-Coated RetrieverEnci
- TerranovaDogsportal
- Irish Water SpanielEnci
- BarbetEnci
- Lagotto RomagnoloDogsportal
- Cão de Água PortuguêsEnci
- Perro de Agua EspañolEnci
- American Water SpanielEnci
Un tempo in questo elenco sarebbe comparso anche il Barbone. Nato come cane da riporto per gli uccelli acquatici, ha progressivamente perso questa funzione, diventando soprattutto un cane da compagnia e da esposizione grazie anche alla grande diffusione presso la nobiltà francese.
Il Lagotto, tuttora incluso tra i cani da acqua dalla FCI, svolgeva un lavoro analogo nelle antiche zone umide del Ravennate e del Delta del Po, ma la bonifica di tante aree paludose lo ha progressivamente privato della sua specializzazione originaria. È stato così convertito in cane per la cerca del tartufo, con ottimi risultati. Entrambe le razze, comunque, spesso evidenziano tuttora una forte attrazione per l’acqua.
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Forma e funzione
La morfologia dei cani da acqua riflette l’adattamento a questo ambiente di lavoro. Il mantello è il primo elemento distintivo: possiede caratteristiche idrorepellenti, dovute sia alla struttura del pelo sia alla secrezione sebacea, oppure presenta conformazioni tali da limitare molto il contatto della cute con l’acqua. In questo modo, il corpo del cane non si raffredda facilmente come invece accadrebbe a chiunque di noi tuffandosi in acque gelide.
Anche le estremità mostrano ulteriori adattamenti funzionali. Tutti i cani possiedono membrane interdigitali ma in razze come Terranova, Labrador e Cão de Água Português, per esempio, sono particolarmente sviluppate, aumentando l’efficienza della spinta in acqua.
La costruzione generale completa il quadro. Negli standard delle razze acquatiche si richiede un’adeguata angolazione scapolo-omerale, caratteristica comune anche ad altri cani da lavoro e particolarmente funzionale al nuoto perché consente un movimento ampio e regolare degli anteriori. Il torace deve essere ben sviluppato e sufficientemente profondo, così da garantire un’elevata capacità respiratoria, mentre gli arti posteriori devono essere potenti e ben angolati, in grado di assicurare la giusta spinta in acqua.
Salute e sicurezza
L’acqua è il loro elemento, quindi, ma non significa che i soggetti di queste razze siano automaticamente pronti a trasformarsi in… pescecani! I cuccioli vanno abituati gradualmente all’acqua, con esperienze positive e mai forzandoli. Inoltre, il nuoto impegna molto più della corsa: richiede forza, fiato e coordinazione, per questo è essenziale che il cane sia in buona salute e nutrito correttamente.
E dopo il bagno serve attenzione: doccia con acqua dolce se siamo al mare e asciugatura accurata sempre, se non siamo in piena estate.
Infine, la sicurezza è fondamentale: correnti, alghe fitte e reti abbandonate sono rischi concreti, quindi prima di farli entrare in acqua cerchiamo di ispezionare bene la zona. Nelle attività strutturate, quando il tipo di lavoro o le condizioni lo richiedono, si usano giubbotti salvagente e procedure precise che proteggono cane e conduttore. Con queste accortezze, l’acqua diventa un luogo in cui i cani da acqua (e anche tutti gli altri, a ben guardare) possono esprimere la loro vocazione in modo sano, appagante e sicuro.
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