Il cane, quando manca qualcuno di importante per noi

QUANDO MANCA QUALCUNO

Di Valeria Laura Graffeo

Ci sono giornate in cui, più del solito, rimpiango la perdita della mia mamma. Lei sapeva che dovevo fare le corse ogni giorno per tornare a casa in pausa pranzo e portare fuori il cane.  Sapeva che per portarlo al parco a fare una passeggiata rinunciavo a mangiare civilmente e mi sbranavo un panino in macchina, mentre la gente che non ha cani andava a fare quattro chiacchiere al bar vicino l’ufficio, mangiava e passava del tempo insieme. 

Io no, io ho sempre dato la precedenza ad Artù, perché a mio avviso era corretto così. 

Da quando mia madre è andata in prepensionamento quasi ogni giorno in tarda mattinata insieme a mio papà mi andavano a prendere il cane, gli facevano fare una passeggiatina, se lo portavano a casa e mi aspettavano.

Mi faceva comodo perché casa loro era più vicino a dove lavoro. E soprattutto mi faceva comodo perché oltre a prendermi il quadrupede, mi preparava dei pranzetti buonissimi che riuscivo a mangiarmi. 

Ricordo il loro modo di giocare insieme, lei era una giocherellona, si inventava giochi di ogni genere pur di farlo divertire. E pur non avendo mai approfondito argomenti cinofili, aveva una bravura innata. 

Poi arrivava il momento del riposino, se lo portava in camera da letto e lo coccolava amorevolmente. 

quando manca qualcuno

Mia madre faceva parte di quella serie di persone che “io non voglio cani, sono un impegno. E se anche mai fosse non salirebbe mai sul letto”. 

Ovviamente tralasciando cosa è giusto e cosa è sbagliato, il cane sul letto ci saliva eccome, si spanciava per il momento relax e si addormentava profondamente. 

Durante il pomeriggio mi arrivavano le foto di loro che dormivano, o che giocavano, o che facevano merenda. Erano meravigliosi, biondissimi tutti e due. 

Poi io tornavo nel tardo pomeriggio, mi riprendevo il cane, facevamo le nostre bellissime chiacchierate e scappavo a casa, per gli impegni serali di routine familiare.

Poi un giorno lei si è ammalata, nessuno se ne era accorto, ma probabilmente Artù si. 

Ha cominciato a starle particolarmente attaccato, sempre e prevalentemente annusandola in svariati punti.

Come è solito in questi casi, nessuno ci ha dato peso, fino a che è stata ricoverata e dopo poco se ne è andata. 

Ricordo bene che anche in ospedale mi chiedeva sempre di lui, se mangiava, cosa faceva, mi chiedeva di farle vedere le foto. 

Io non so se i cani sentono la mancanza di una persona come noi, forse no, forse si riadattano cosi velocemente che non soffrono se gli si offre ugualmente una vita dignitosa. 

Però la mancanza la sento io eccome, oltre a tutto ciò che concerne la sofferenza per l’assenza di una madre, mi tocca pure correre come una matta e tornare a mangiare panini.

Quindi, fino a che potete, teneteveli ben stretti i “nonni dei cani” che sono un aiuto prezioso sempre e dovunque.

Dogsportal Redazione

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